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La storia della Coppa d’Africa in cinque edizioni memorabili

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La storia della Coppa d’Africa in cinque edizioni memorabili

I neri regneranno sul mondo. La citazione tratta dal Libro Verde di Gheddafi fa da cornice alla tredicesima edizione della Coppa d’Africa mentre il calcio si conferma essere uno strumento di diffusione del panafricanismo e collante dell’unità nazionale dei popoli. E’ il punto cruciale di un torneo la cui storia dal 1957 è stata strettamente legata a quella del continente africano. La Coppa d’Africa è stata lo specchio del suo continente, studiarne la storia equivale a fare un salto nelle vicissitudini politiche e militari dei paesi partecipanti e a capirne le contraddizioni. Dal Nilo al Niger passando per lo Zambesi, le ambizioni geopolitiche dei governi del continente nero si sono strette alla competizione calcistica e all’orgoglio dei rispettivi popoli in un abbraccio che ha permesso alla Coppa d’Africa di piazzarsi al terzo posto delle competizioni calcistiche in termini di audience.

Ieri, 21 Giugno 2019, è iniziata la trentaduesima edizione della Coppa d’Africa in Egitto, sede scelta in virtù della decisione della Caf di spostare la manifestazione nel paese nord africano a causa dei ritardi di organizzazione da parte del Camerun, il paese scelto inizialmente. E’ la prima edizione che si gioca d’estate ed è quella che potrebbe regalare il secondo Pallone d’Oro africano della storia (dopo Weah) nel caso in cui uno dei due fenomeni del Liverpool, Salah e Manè, dovessero mettere le mani sulla Coppa rispettivamente con l’Egitto o il Senegal. Ma per capire meglio cosa ci aspetta, occorre fare un salto nel passato approfondendo cinque memorabili edizioni del principale torneo calcistico continentale.

Sudan 1957: un calcio all’apartheid

La prima edizione della Coppa d’Africa si svolge nel 1957, anno della fondazione della Confédération Africaine de Football (CAF). Le squadre ammesse alla competizione sono le quattro nazioni fondatrici dell’organo calcistico: Sudan, Egitto, Etiopia e Sudafrica. Quest’ultima però a causa del suo rifiuto di schierare una squadra multirazziale viene squalificata dal torneo. In virtù del suo peso politico e la sua tradizione sportiva è l’Egitto ad essere invitato ad avere l’onore e l’onere di organizzare la prima edizione ma il colonnello Nasser rifiuta a causa dei troppi impegni nell’anno solare del suo paese coinvolto nella crisi di Suez, nella costruzione della diga di Assuan e nella redazione di una nuova costituzione. L’incarico viene così affidato al Sudan, ex “condominio anglo-egiziano”. Un’occasione che il governo di Khartoum vuole sfruttare per dare l’immagine di un paese forte e per infliggere un duro colpo ai vicini egiziani. Ma sul campo a trionfare sarà la Nazionale dei faraoni per 4-0 in finale contro l’Etiopia grazie ad un poker firmato da Mohamed Diab Al Attar.

Tunisia 1965: il boicottaggio dei paesi arabi e l’exploit dell’Africa nera

Normalizzare i rapporti con Israele, questo è l’obiettivo che Habib Bourghiba, Presidente della Tunisia, ha fissato per la sua politica estera nel 1965 e nello stesso anno ad organizzare la quinta edizione della Coppa d’Africa è proprio il governo di Tunisi. Tuttavia, le intenzioni di Bourghiba di aprire un dialogo tra Israele e Palestina gli attraggono le antipatie dei paesi arabi tra cui Egitto e Siria che ritirano la Nazionale. Dopo il rifiuto del Sudan, è il Congo Leopoldville a prendere il posto delle nazioni arabe ma il suo cammino si ferma immediatamente nella fase a gironi. Nella finale di Tunisi del 21 novembre del 1965, il Ghana bissa il successo di due anni prima vincendo per 3-2 sui padroni di casa dopo i tempi supplementari. E’ il trionfo dell’Africa nera e della politica di sviluppo dello sport nazionale perseguita dal Presidente ghanese Kwame Nkrumah.

Libia 1982: la propaganda verde di Gheddafi

L’edizione della Coppa d’Africa Libia 1982 si apre nel peggiore dei modi. Il 6 ottobre del 1981 il terrorista islamico Khalid Al-Islambuli assassina il Presidente egiziano Al-Sadat spingendo Il Cairo a rinunciare alla partecipazione al torneo e al posto dell’Egitto viene ripescata la Tunisia. Il torneo rappresenta una occasione per la propaganda della Giamahiria e della terza via libica. Nella cerimonia di apertura Gheddafi lancia un’invettiva contro la politica francese in Ciad, l’imperialismo statunitense in Africa e la monarchia saudita. Mentre i media decantano i versi del Libro Verde, il testamento politico del Rais, il cammino della Libia si ferma in finale ai calci di rigore contro il Ghana, campione per la quarta volta nella sua storia. Una sconfitta che innesca una violenta invasione di campo costringendo calciatori, funzionari e giornalisti alla fuga.

Sudafrica 1996: il primo bianco ad alzare la Coppa

Con la rinuncia del Kenya, è il Sudafrica che si incarica di ospitare la ventesima edizione che diventerà la prima coppa d’Africa vinta da un calciatore bianco. Due anni dopo le prime elezioni democratiche con suffragio esteso a tutte le etnie, il governo di Pretoria decide di consolidare la propria integrazione nel continente africano. Tuttavia, un evento scuote l’organizzazione: la Nigeria del Presidente Sani Abacha si è appena macchiata dell’assassinio degli Ogoni Nine, un gruppo di nove attivisti di etnia Ogoni che aveva denunciato la pratica del land grabbing nelle loro terre. Tra loro, anche il poeta Ken Saro Wiwa. L’episodio desta lo sdegno della comunità internazionale e il Presidente sudafricano Nelson Mandela proclama una campagna di sanzioni ai danni della Nigeria che risponde boicottando l’edizione sudafricana del torneo. Davanti ad ottantamila spettatori nella cornice del Soccer City di Soweto, i Bafana Bafana battono 2-0 la Tunisia aggiudicandosi la finale. Il Sudafrica dopo una lunga squalifica vince il suo primo trofeo, ad alzarlo in cielo alla presenza di un sorridente Mandela, è Neil Tovey, primo giocatore bianco a conquistare la Coppa d’Africa.

Gabon 2012: la favola dello Zambia

Nel tardo pomeriggio del 27 aprile 1993 un aereo si inabissa nell’oceano atlantico uccidendo tutti i passeggeri. A bordo viaggiava la Nazionale zambiana diretta a Dakar per giocare il match di qualificazione alla Coppa del Mondo del 1994 contro il Senegal. A pochi mesi dalla Coppa d’Africa in Tunisia, l’incarico di ricostruire una nuova Nazionale viene affidato al Ct Kalusha Bwalya a cui riesce l’impresa di guidare una Nazionale formata in maggioranza da esordienti e giovanissimi fino alla finale di Tunisi dove però non basta il vantaggio firmato da Litana per superare l’ostacolo Nigeria che vince la Coppa in rimonta per 2-1. L’impresa solo sfiorata in Tunisia, riuscirà diciotto anni dopo ai Chipolopolo. Nel 2012 tra mille difficoltà Gabon e Guinea Equatoriale riescono approssimativamente ad organizzare la ventottesima edizione del massimo torneo calcistico continentale. La Nazionale zambiana viene affidata a Hervé Renard che riesce ad arrivare in finale contro la Costa d’Avorio di Drogba e Yaya Touré. Quella che sembra una gara dall’esito scontato si trasforma invece in una partita combattuta. Dopo lo 0-0 nei 120’, lo Zambia trascina ai calci di rigore gli Elefanti: l’errore dal dischetto di Kalaba sembra preludere al successo della Costa d’Avorio che però clamorosamente fallisce i due rigori successivi con Touré e Gervinho. Il diciottenne Sophira Sunzu non sbaglia il penalty decisivo e fa esplodere una Nazione intera, per la prima volta sul tetto dell’Africa.

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