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La sfida green di Mathieu Flamini che vuole cambiare il Mondo

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La sfida green di Mathieu Flamini che vuole cambiare il Mondo

Compie oggi 36 anni Mathieu Flamini, l’ex centrocampista di Arsenal e Milan che, dopo aver vinto tante battaglie sul campo, una volta appesi gli scarpini al chiodo, sta lottando per un solo obiettivo: salvare il Pianeta.

Negli ultimi mesi il tema dell’eco-sostenibilità a livello mondiale ha preso sempre più piede. Le immagini dello sciopero globale per il clima, dello scorso settembre, sono sotto gli occhi di tutti e, in linea generale, sono molte le iniziative che si stanno svolgendo per far arrivare, ai piani alti dei potenti del globo, il messaggio che oramai non rimane più tempo da perdere per quel che riguarda la lotta al surriscaldamento mondiale e ai cambiamenti climatici.

Tra le personalità divenute simbolo di questo movimento c’è sicuramente Greta Thunberg, la giovane svedese che è diventata la paladina globale della lotta alla crisi climatica.

Nei mesi scorsi abbiamo più volte trattato la tematica eco-friendly, ad esempio ricordiamo il pezzo riguardante la squadra inglese dei Forest Green Rovers. L’ambientalismo però non interessa solo club calcistici ma anche singoli calciatori che si sono dati da fare in questo ambito. L’attore principale di questa storia che vi apprestiamo a raccontare è, infatti, un ex conoscenza del calcio italiano: Mathieu Flamini, centrocampista francese attualmente svincolato ma con un passato da giocatore di Arsenal, Milan e Olympique Marsiglia.

Oltre a portare avanti la sua carriera calcistica,  Flamini ha dato il via, contemporaneamente, ad una storia imprenditoriale. Da circa dieci anni, infatti, è il co-fondatore della GFBiochemicals, una società che produce su vasta scala acido levulinico.

Questa sostanza, secondo quanto affermato dal dipartimento Energia statunitense della DOE, può rendere il mondo “più verde”. Essa infatti, come spiegato dallo stesso Flamini in una intervista, “può aiutare a diminuire le emissioni di monossido di carbonio. È un acido che ha un enorme potenziale perché reagisce esattamente come il petrolio e, quindi, lo può sostituire”.

Tale molecola rientra, in tutto e per tutto, nel campo della bio-economy. Essa viene descritta come quel tipo di economia che impiega le risorse provenienti da vari ambienti globali, ad esempio dalla terra e dal mare, per dar via ad una produzione energetica, industriale e alimentare a zero impatto sull’ambiente circostante.

Secondo lo stesso Flamini, quello della bio-economy, è un campo in rapida crescita. Naturalmente, come spiegato dell’ex centrocampista, anche se i presupposti sembrano ottimi ,“c’è molto lavoro da fare. E’ molto importante concentrarsi sulle persone, perchè se chiedete per strada alla gente cosa pensano dell bio-economia vi chiedono di cosa state parlando”.

In questo ambito Flamini chiama in causa la stessa Europa affinchè “faccia capire cosa ci sta in gioco. Non poco”. Secondo il francese, per arrivare al milione di posti di lavoro che la Commissione UE spera di generare, entro il 2030, grazie a questa nuova tecnica servono finanziamenti economici, soprattutto per le medie e le piccole imprese, e la formazione specifica.   Il calciatore nativo di Marsiglia ha ben in mente l’obiettivo da raggiungere. D’altronde, come da lui stesso affermato, “il cambiamento climatico è uno dei più grandi problemi del nostro tempo”. Questa storia è cominciata nel 2008, a Milano, quando il calciatore militava nelle file della squadra rossonera. Proprio nel capoluogo meneghino Flamini si è incontrato con il suo socio, Pasquale Granata.

Lo stesso Granata “si interessava già ad ambiente e cambiamenti climatici e voleva fare qualcosa”. Da lì è nata l’idea di mettersi in contatto con alcuni scienziati legati all’Università di Pisa che è stato l’ente che più ha supportato da subito il progetto.

Lo stesso Flamini si è detto molto fortunato nel lavorare con un team del genere. Inoltre, il centrocampista ha voluto concludere svelando un segreto al riguardo: “Voglio essere chiaro, la mia priorità è ancora il calcio. Ma come si può immaginare, un calciatore ha anche altri interessi e il mio è la bio-economy”.

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