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LA SFIDA ETICA NEL CALCIO ITALIANO

Notizia delle ultime settimane: “Blatter e Platini squalificati dal Comitato Etico della FIFA“.
Cosa avevano fatto? Storie di corruzione, tangenti, pagamenti in nero. Comportamenti immorali, prima ancora che illeciti. Una decisione giusta, quindi; inevitabile per quanto accaduto.
Data da un Comitato etico; questa l’anomalia. Un Comitato etico non dovrebbe essere un organismo di natura disciplinare o di controllo. Dovrebbe distinguersi da questi in quanto la dimensione fondamentale che assume è la prospettiva etica. Un Comitato etico è un organismo di consulenza preventiva. Il suo compito dovrebbe concretizzarsi nell’agire per aiutare a prevenire che questi fatti accadano; a rendere le società calcistiche più forti nello strutturare percorsi di controllo e di rigore disciplinare. Non esserne l’espressione.
Cos’è un Comitato etico? Cosa può fare nel mondo del Calcio? 
Innanzitutto, deve essere un organismo indipendente e formato da esperti rappresentanti di varie discipline tanto tecniche quanto laiche rispetto al mondo del calcio, con l’obiettivo di creare uno spazio di riflessione interdisciplinare che si propone di dare pubblica garanzia del rispetto delle regole e delle scelte operate in questo settore.
Il documento del Comitato Nazionale per la Bioetica del 25 marzo 2010 rileva come “Tra i vari settori della vita umana cui si volge l’etica applicata, il fenomeno sportivo non ha suscitato un’attenzione e una messe di studi paragonabili a quelli suscitati da altri settori”… “Quando lo diventa, è soprattutto nel caso di eventi e situazioni che vengono considerati un attentato all’etica dello sport: in particolare quelli legati al doping e agli enormi interessi finanziari ormai connessi a gran parte del mondo dello sport, soprattutto, ma non soltanto, professionistico”.
Nel calcio italiano, però, stentano a decollare organismi di questo tipo.
Eppure un Comitato etico potrebbe rappresentare lo slancio attraverso il quale superare questo limite e riportare in questo nobile sport non solo un’adeguata riflessione morale ma anche una operatività basata su scelte eticamente orientate e programmate. Un’etica pratica e applicata che superi le dichiarazioni valoriali e si faccia progetto di queste.
Quali potrebbero essere le attività che vedono impegnato un eventuale Comitato etico nel calcio italiano?
La Consulenza eticaprima di tutto. Per assicurare un supporto trasversale ai dirigenti di vario livello per sviluppare e mantenere una cultura ove le considerazioni etiche siano integrate nei processi decisionali a tutti i livelli e ritenute importanti tanto quanto i dati tecnici, le considerazioni finanziarie e le questioni legali. Pareri su progetti, analisi di casi, linee guida e procedure operative.
La Sensibilizzazione e formazione in ambito etico e bioetico per promuovere e sostenere la strutturazione di progetti e procedure atti a sensibilizzare al saper essere, alla relazione, all’intersoggettività, alla dimensione etica della organizzazione, i cui valori di riferimento sono alla base delle scelte nel contesto del suo sistema, con l’obiettivo di sviluppare la capacità analitica nel ragionamento morale che comprenda l’ampio campo motivazionale e relazionale importante per accrescere il senso di appartenenza ai valori che improntano la cultura e l’identità della e Associazioni sportive, della Federazione Italiana Gioco Calcio.
Progettazione e RicercaIl Comitato etico, sia autonomamente quanto a supporto del lavoro delle organizzazioni di riferimento, partendo dalle problematiche che affliggono il calcio legate alla condotta etica dei principali attori, può avere il compito di proporre progetti per effettuare una serie di indagini mirate ad identificare le criticità, per poi riflettere sugli interventi necessari che possano avere un effetto risolutivo o per lo meno migliorativo. Il razzismo, il fair play, il doping, le scommesse: tutti ambiti che meritano riflessione e approfondimento.
Voler pensare a un Comitato etico significa decidere di fare tutto il possibile per prevenire atti immorali come quelli da cui siamo partiti in questa breve riflessione. Vuol dire aver voglia di ripensare al mondo del calcio come a un sistema virtuoso in cui vengono messe in opera tutte le possibilità, non solo per far crescere gli addetti ai lavori ma per pensare che il calcio che lasceremo ai nostri figli sia espressione di un mondo migliore.
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