Raccontiamo lo sport dal 2015 - Direttore Antonio Padellaro
Febbraio 11, 2026

La riforma dei diritti TV 2026-2029: verso un modello di revenue sharing dinamico

Le nuove trattative per l’assegnazione dei diritti audiovisivi introducono clausole legate alle performance digitali e al coinvolgimento delle giovani audience.

Siamo alla vigilia di una rivoluzione nei criteri di ripartizione dei proventi televisivi. Il mercato non premia più soltanto lo storico dei risultati sportivi, ma inizia a valutare il peso dei club nel mondo digitale. Le nuove riforme mirano a premiare le società che investono nella propria infrastruttura media e che dimostrano capacità di attrarre i target under 25, i più difficili da intercettare per i broadcaster tradizionali. Per le startup tecnologiche e le aziende di telecomunicazioni, questo scenario apre la strada a collaborazioni dirette per lo sviluppo di canali tematici e app proprietarie capaci di bypassare la mediazione dei giganti della pay-tv.

Il valore dell’engagement digitale nella ripartizione dei fondi

L’introduzione di parametri legati alle interazioni sui social e al tempo di permanenza sulle piattaforme ufficiali costringe i club a comportarsi come vere e proprie agenzie di stampa. Le aziende di abbigliamento e i brand di lifestyle, principali inserzionisti di questi contenuti, richiedono metriche sempre più precise per giustificare gli investimenti. In questo contesto, la governance delle federazioni deve saper bilanciare la protezione del prodotto televisivo “live” con l’esigenza di alimentare il mercato dei contenuti brevi (highlights e clips) che generano il traffico necessario per attrarre sponsor globali.

“I diritti TV non sono più una rendita di posizione, ma un premio alla capacità di creare comunità digitali attive.”

Strategie di disintermediazione e canali proprietari

Alcuni top club stanno valutando seriamente l’ipotesi di lanciare la propria piattaforma OTT per vendere direttamente l’accesso alle gare e ai contenuti esclusivi. Questa strategia di Direct-to-Consumer permetterebbe di trattenere il 100% dei ricavi e dei dati degli utenti, ma richiede una solidità finanziaria e una competenza tecnologica che solo partnership con grandi gruppi bancari e software house possono garantire. Per il mercato pubblicitario, la disintermediazione significa poter acquistare spazi su piattaforme con una profilazione dell’utente perfetta, riducendo gli sprechi e massimizzando l’efficacia delle campagne di remarketing.

“Il futuro dei diritti media è nella proprietà dei dati: chi conosce il tifoso vince la sfida della monetizzazione.”

Tutela del valore e contrasto alla diffusione illegale

La sostenibilità del nuovo modello di business dipende dalla capacità di proteggere il segnale criptato. Le riforme normative devono correre di pari passo con l’innovazione tecnologica per garantire che il valore dei diritti non venga eroso dalla pirateria digitale, che sottrae miliardi di euro all’intero ecosistema.

Redazione IGP

Giacomo Padellaro è un editore digitale ed esperto di web marketing. È Co-fondatore e CEO della Linking Agency, azienda nata nel 2021 specializzata in Digital Pr, SEO e Web Reputation.

Ha fondato e sviluppato numerose testate editoriali digitali di successo, tra cui Gioco Pulito, Influent People e Best of Puglia.