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LA “PELLE-NATA” DI EURO 2016: IL “CUCCHIAIO” (CHE NON C’E’)

Eravamo rimasti ai muscoli di Mario Balotelli, messi in mostra dopo la doppietta agli Europei ucraini del 2012. Dopo le braccia alzate di Rivera nel 1970 e le urla di Tardelli nell’82 e quelle di Grosso nel 2006, l’ultima immagine di un’ Italia-Germania (che visti i precedenti ci faceva ben sperare) era proprio quella. L’esultanza di SuperMario che il 25 giugno del 2012 stese la nazionale tedesca sotto gli occhi di Angela Merkel. Adesso invece, dopo l’eliminazione degli azzurri, sconfitti ai calci di rigore dalla formazione allenata da Joachim Low, ci ricorderemo del clamoroso errore di Graziano Pellè dagli undici metri. Che insieme agli errori di Bonucci, Darmian e Zaza, ha riportato gli azzurri a casa. Quello di Pellè è stato semplicemente il rigore che non ti aspetti. Con il pallone spedito maledettamente fuori dalla porta difesa da Neuer. Dopo che, il centravanti del Southampton, avrebbe sfidato il portiere tedesco mimando il gesto del “cucchiaio”. Un cucchiaio che evidentemente non c’è mai stato. Piuttosto, un tiro sbilenco che forse neanche un ubriaco avrebbe mai potuto calciare. E ora, l’immagine (corredata da un variegato repertorio di commenti)  che circola sui social è quella di Pellè che si appresta ad arrivare sul dischetto mentre appunto dice a Neuer che, proprio come Totti contro l’Olanda agli Europei del 2000, gli avrebbe fatto il cucchiaio. La “pellenata” sarebbe stata proprio questa. Non l’aver sbagliato un calcio di rigore. Dato che, per dirla con De Gregori, non è “da questi particolari che si giudica un giocatore”. Ma aver peccato di presunzione. Quella che non ti aspetti (e non vorresti vedere a prescindere) da un calciatore (che ha subito chiesto scusa a tutti gli italiani) che milita nel campionato inglese. La patria del fair play. Dove gesti di questo genere non sono mai tanto tollerati. Nonostante proprio dall’Inghilterra siano arrivati anche altri grandi presuntuosi della storia del calcio come il portiere zimbabwese Bruce Grobbelar. Numero uno del Liverpool nella finale di Coppa dei Campioni contro la Roma del 1984. Il quale, nel corso dei rigori che decisero la finale, si rese protagonista di atteggiamenti provocatori di vario genere, dalla danza sulla linea di porta, al morso della rete (come se si trattasse di spaghetti) all’occhiolino strizzato ai fotografi. Gesti che servirono a far perdere la concentrazione ai calciatori della Roma (Bruno Conti e Ciccio Graziani) che quella sera sbagliarono dal dischetto. Grobbelaar si giustificò dicendo che, dopo aver combattuto la guerra in Rhodesia, il calcio per lui non era un qualcosa da prendere così seriamente Anni più tardi, sempre in una finale di Champions League (la vecchia Coppa dei Campioni) un altro portiere del Liverpool (che vinse anche quella volta), il polacco Dudek, ispirandosi a Grobbelaar, riuscì a distrarre i calciatori del Milan(che sbagliarono dal dischetto). A differenza del comportamento dello stesso Neuer che sabato sera contro l’italia, si è limitato a saltellare sulla riga di porta allargando le braccia. Ipnotizzando Bonucci (che aveva realizzato sempre su rigore il gol del pareggio) e Pellè, Zaza e Darmian. Un atteggiamento simile a quello del portiere argentino Goicoechea, nella semifinale dei mondiali del 1990. Anche quella volta furono fatali i calci di rigore.  Sbagliarono prima Donadoni e poi Serena. E l’Italia così disse addio alla finale.

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