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La pace nel pallone: se il Calcio prova a fermare la Guerra nel Sudan del Sud

Zona centro-occidentale dell’Africa. Repubblica del Sudan del Sud. Una nazione divenuta indipendente soltanto a partire dal 9 luglio del 2011.

Neppure tale decisione ha, comunque, condotto a una stagione di pace, in una terra già storicamente martoriata da conflitti interni e non.

A dicembre del 2013, infatti, scoppia un conflitto civile terribile tra due gruppi appartenenti a differenti etnie: dinka (che appoggiano l’allora e attuale presidente Kiir) e nuer (fedeli all’ex vicepresidente del paese, Machar).

E’ l’inizio dell’inferno.

Di fatto, in quasi quattro anni, nulla è cambiato se non in peggio.

Lo scontro, inizialmente legato unicamente alla regione centrale del paese, si è esteso a macchia d’olio e le vittime (soprattutto civili innocenti) ormai quasi non si riescono più a contare.

Ma cosa c’entra tutto questo con il calcio?

Il presidente della federazione di calcio del Sud Sudan, Francis Amin, eletto la scorsa estate, ha recentemente dichiarato il proprio, grande (impossibile?), sogno: poter utilizzare il gioco per unire una nazione spaccata.

Amin, eletto nelle elezioni sotto la supervisione della Fifa, vuole sviluppare il movimento in tutto il paese e, soprattutto, utilizzare lo sport per mettere insieme le persone in un clima di pace, all’interno di un paese colpito da massacri, omicidi, stupri e rapimenti a cadenza quotidiana.

“Sto cercando di usare il calcio come strumento per unirci: il calcio so che può farlo”, ha detto Amin. “Abbiamo l’esempio della squadra nazionale; quando c’è una partita, tutti dimenticano i problemi e vengono allo stadio sotto un’unica bandiera: quella di ognuno di noi”.

Amin ha, inoltre, dichiarato alla BBC che le sue priorità consistono nel miglioramento della qualità calcistica nazionale, della gestione e delle capacità degli arbitri e nella creazione di infrastrutture nuove per il calcio femminile e i ragazzi.

Tanto lavoro in una zona, come detto, in costante clima di guerra; un aspetto che, ovviamente, ha intaccato anche l’economia nazionale.

“Sono un uomo d’affari per professione, quindi sto pensando bene a come poter fare investimenti nel calcio. Non sarà facile, anzi. Eppure ce la faremo”.

Amin ha riconosciuto che le sfide economiche per la propria terra sono enormi e che quindi spera di ottenere aiuti dalla Fifa e dalla CAF (Confederazione del Calcio Africano).

L’obiettivo, infine, a livello di calcio per club, riguarda il lancio di una Super League nel 2018, con partite in scena in tutto il paese, sempre nella speranza di riunire le persone in un clima di serenità.

“Durante i miei cinque anni al governo della federazione, sono convinto che finalmente il paese giungerà alla pace e in quel momento competeremo per partecipare alla Coppa dell’Africa e alla Coppa del Mondo. Tutti insieme. E’ il mio sogno. Voglio crederci”.

E’ la speranza di ognuno di noi.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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