Connect with us

Cerca articoli

Inchieste & Focus

LA GRANDE PARTITA DEI DIRITTI TELEVISIVI IN ITALIA E IN EUROPA

C’è un altro campionato, parallelo a quello ufficiale, che le società di calcio sono chiamate a disputare ogni anno. A scendere in campo non sono i calciatori ma direttamente i presidenti delle società e il terreno di gioco non è il rettangolo verde ma i tavoli dove vengono prese le decisioni. E’ la grande abbuffata dei diritti televisivi, che almeno per le società di calcio italiane, ha la stessa importanza che il Natale può avere per un cittadino qualunque. Nell’era del calcio a pagamento, dove gli abbonati a casa sono sempre di più rispetto agli abbonati allo stadio, la vendita dei diritti televisivi rappresenta oggi, per molte società della nostra massima serie, l’introito più importante. Il “regalo” dei grandi gruppi televisivi per accaparrarsi il diritto di trasmettere le partite di quella o quell’altra squadra. In Italia, da qualche anno, nella testa dei presidenti la compravendita dei diritti televisivi sembra aver addirittura soppiantato il calciomercato.

Ma come funziona oggi la vendita dei diritti televisivi in Italia? Funziona attraverso il meccanismo della contrattazione collettiva in base alla quale è la Lega ad occuparsi di negoziare, per conto delle società, la vendita dei diritti. A stabilire tale meccanismo è il decreto legislativo 9/2008 che ha dato attuazione alla “legge–quadro” 106/2007 anche nota come “legge Melandri-Gentiloni”. In base ad essa, reintroducendo la contrattazione collettiva ( dopo un periodo nel quale era stato affidato alle società il diritto di negoziare i loro diritti), stabiliva 2 punti fondamentali: il primo legato alla negoziazione centralizzata (attraverso la Lega); il secondo, in base al quale la ripartizione degli introiti  deve prevedere una “quota prevalente” da destinare in parti uguali alle singole società, e la parte restante in base al bacino d’utenza e ai risultati sportivi e infine, una parte residuale da destinare ai settori giovanili.

Inizialmente nel testo licenziato dalla Camera vi era anche un  terzo aspetto  che prevedeva la cessione dei diritti “per singola piattaforma” (satellitare, analogica e digitale), in modo da impedire l’acquisto dei diritti per piattaforme diverse da quelle per le quali l’utente sia abilitato. Il Senato ha però eliminato il limite delle singole piattaforme disponendo la vigilanza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) e dell’Autorità per la garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). E’ stato inoltre introdotto il limite temporale di 3 anni per i contratti che avevano come oggetto lo sfruttamento dei prodotti audiovisivi.

Il decreto legislativo 9/2008 ha dato finalmente attuazione alla Melandri-Gentiloni segnando il definitivo passaggio ad un sistema basato sulla contitolarità dei diritti in capo al soggetto preposto all’organizzazione della competizione (Lega) e ai soggetti partecipanti ad essa (società di calcio). Alla Lega infatti veniva affidato il compito di commercializzare in via esclusiva i diritti audiovisivi sul mercato nazionale e internazionale.

L’organismo presieduto da Maurizio Beretta ha così predisposto (con una delibera approvata dai 2/3 dell’assemblea) il “suo” regolamento in base al quale il 40% dei diritti viene ripartito in parti uguali tra le società; un 30% in base ai risultati sportivi (con riferimento per un 5% all’anno in corso, un 15% dei risultati nel quinquennio precedente e un altro 10% in base alla tradizione sportiva); infine il restante 30% in base al bacino d’utenza. Ed è proprio sul bacino d’utenza che è nato lo scontro tra alcuni club della massima serie. In particolare tra i “grandi” ( come Juventus, Milan Inter, Roma e Napoli) che avrebbero voluto che nella definizione del bacino d’utenza entrassero soltanto i tifosi fidelizzati mentre un’altra parte, i “piccoli” i quali al contrario chiedevano che nella definizione entrassero anche i cosiddetti “simpatizzanti”. Alla fine un accordo è stato trovato con la modifica del peso dell’Auditel, ridotto al 16% rispetto alla norma contenuta nella delibera iniziale. Tutto questo fino ad oggi. Bisognerà infatti aspettare la fine del campionato in corso per capire se cambieranno le regole e come.

I diritti televisivi nel resto d’Europa: Francia, Inghilterra, Spagna e Germania

In Europa, la legittimità della negoziazione collettiva è stata riconosciuta in base ad alcune decisioni della Commissione Europea (Champions League 2003; Bundesliga 2004; Premier League 2006). In Francia, la legge Lamour del 2003 stabilisce la commercializzazione collettiva dei diritti, i proventi dei quali devono essere distribuiti tra i partecipanti di tutti i campionati. Anche qui vige un meccanismo di ripartizione in quote: una parte maggioritaria è distribuita in parti uguali tra le società; un’altra parte (circa il 5%) deve andare allo Stato al fine di promuovere e finanziare i settori giovanili; infine una parte residuale deve essere corrisposta in base ai risultati sportivi. In Francia, a differenza dell’Italia, non viene riconosciuta importanza al bacino d’utenza. Una buona parte dei guadagni sono dovuti solo ai risultati sul campo.

In Inghilterra, a partire dal 1992, la televisione ha cambiato il mondo del calcio. Da quando cioè, la FAPL (Football Association of Premier League) sottoscrisse il mega accordo con l’emittente BSkyB del magnate australiano Rupert Murdoch, l’antesignana della nostra SkyItalia. Il meccanismo attuale prevede la ripartizione dei ricavi, che vengono distinti in “ricavi nazionali” e “ricavi esteri”. I nazionali che, come rilevato dal settimanale Panorama, rappresentano il 61% degli introiti vengono a loro volta ripartiti per un 50% in parti uguali; un 25% in base al numero di volte che una squadra viene trasmessa in diretta e un altro 25% in base alla classifica dell’anno in corso. Per quanto riguarda invece i ricavi esteri (per il restante 39%), la ripartizione avviene anche in questo caso in parti uguali. Tale meccanismo ha potuto consentire anche alle società “minori” di ottenere lauti incassi derivanti dalla vendita dei diritti. Se è vero, come rileva sempre Panorama che nel 2013, per esempio, quando il Manchester City campione d’Inghilterra incassò 76 milioni, il Wolverhampton, club della seconda divisione, ne ricevette 49.

In Spagna invece resta vigente la negoziazione soggettiva, dunque in capo alle società, che sancisce lo strapotere delle due grandi squadre, il Barcellona e il Real Madrid. Le quali, raccoglierebbero da sole il 50% del totale. Infatti sia il Barca che le Merengues sfuggono al meccanismo di divisione centralizzata degli introiti derivanti dalla negoziazione delle singole società. In base al quale una parte della cifra raccolta singolarmente dalle società veniva poi distribuita anche alle altre secondo il criterio della mutualità. Lo strapotere delle 2 grandi e soprattutto le lamentele (giustificate) di tutte le altre società hanno previsto che il sistema sia riformato a partire dalla prossima stagione.

In Germania infine il meccanismo è ancora più centralizzato. E si caratterizza per una forte mutualità delle serie professionistiche nei confronti di quelle dilettanti. In questo caso, è la Deutsche Fussball Liga che detiene i diritti e li vende. La Lega gestisce il meccanismo di vendita, assegnando una quota maggioritaria (il 79%) del totale alla Bundesliga e una parte restante (21%) alla Bundesliga 2. Ogni serie, a sua volta, ripartisce i proventi distribuendo il 50% delle risorse alle società in parti uguali, e il restante in base ai meriti sportivi. Infine una parte restante viene assegnata alla Federazione.

Redazione
A cura di

GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Josè Leandro Andrade: la vita estrema della Maravilla Negra La Garra Charrúa ancora doveva fare il giro del mondo, il Maracanazo neanche era arrivato....

Calcio

O Gigante da colina e il suo profeta magro: Roberto Dinamite “Gigante da colina”: un nome da fiaba, che sembra posarsi sulle spalle dei...

Azzardo

Calcio e gioco d’azzardo: nuova partnership tra As Roma e Leovegas.News Un accordo che era nell’aria, anticipato dalla pubblicità comparsa sui cartelloni dello stadio...

Calcio

Ali Gagarin: storia di un Bomber che nessuno conosce Quando parliamo di attaccanti che hanno fatto la storia del calcio a suon di goal,...

Calcio

Willem van Hanegem, il Sopravvissuto Compie oggi 77 anni Willem van Hanegem, iconico giocatore dell’Olanda del Calcio totale che per tutta la sua vita...

Calcio

A tu per tu con Eleonora Cristiani, tra social calcio e Cosenza Abbiamo intervistato Eleonora Cristiani, volto noto della Serie B. Eleonora, tifosissima del...

Calcio

Helmut Haller: il giocoliere teutonico Il biondone di Augusta. Helmut Haller: un teutonico consacrato in Italia. Lo stivale è diventato presto casa sua. Lui,...

Calcio

Justin Fashanu, il fratello “sbagliato” Il 19 febbraio 1961 nasceva Justin Fashanu, il primo calciatore professionista a fare coming out e dichiarare la sua...

Calcio

Socrates: storia di un Dottore che non faceva altro che essere se stesso Il 19 febbraio 1954 nasceva uno dei personaggi più iconici della...

Calcio

Sadio Mané, i pantaloncini più belli che (non) avevo – Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a...

Calcio

Bert Trautmann: Giocare e vincere con il collo rotto Tutto comincia in una zona borghese di Brema nel 1923, nella quale il giovane Bernhard...

Calcio

Chiamatelo Garellik: La storia di Claudio Garella Para e basta. Para più che puoi. La parte del corpo coinvolta non conta: para ed esulta....

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro