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La calma di Kuba

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La calma di Kuba

Ci sono giocatori che hanno vinto. Anche senza scendere in campo, anche se la propria squadra perde. E uno di questi è ai mondiali, nella nazionale polacca.
Jakub Błaszczykowski, un cognome impronunciabile, un nome che è stato presto trasformato in un nomignolo su pressione della dirigenza del Dortmund per la difficoltà a scrivere e pronunciare il suo cognome. Kuba. Kuba è polacco e ha una dote che molti compagni gli invidiano, la calma. Ha giocato nel Borussia Dortmund, poi anche nella Fiorentina. Ora è tornato in Polonia, al Wisla Cracovia. Uno di quei giocatori che somigliano ai fidanzati discreti che fanno i loro gesti d’amore in silenzio. Lavorano e danno il meglio, ma a volte la loro preziosità emerge solo quando sono andati via. Quando non c’è più nulla da fare e sono lontani.

Lavoro oscuro ma prezioso. E calma. Tanta calma. Da chiedersi come faccia a stare tranquillo anche quando la sua squadra affonda e non gioca bene. Kuba lo sa da dove viene quella calma. E lo ha anche detto. Successe alla vigilia di una partita. Gli fecero una domanda personale, sulla sua vita. E lui, sempre molto riservato, disse qualcosa che ammutolì tutti. Disse “non ho mai perdonato mio padre per quello che ha fatto, ci ho messo degli anni, tanti anni, per riprendermi, ma ora ho trovato la forza e vado avanti”. Quello che aveva fatto il padre lo si seppe subito dopo. All’età di dieci anni Kuba, lo vide accoltellare e uccidere la propria madre. Davanti ai suoi occhi.

Per lo shock, Kuba rimase cinque giorni immobile a letto. Poi si rese conto di essere solo. Orfano di sua madre e per sempre lontano dall’assassino di lei. Suo padre. Kuba ha piano piano ripreso i pezzi, si è ricomposto, e nel frattempo ha continuato a giocare a calcio. Tanto da diventare un buon centrocampista, e uno calmo, molto calmo. Uno che ha deciso di scrivere un libro. Ha deciso di buttare fuori tutto, sperando che serva raccontarsi, per qualcuno che deve ritrovare i pezzi.

Kuba guarda indietro e dice: “forse per questo non perdo la calma, perchè ho già visto l’orrore, che cos’altro può succedermi di brutto, specie in una partita di calcio? E poi mi ritengo una persona fortunata. Non ho più mia madre, non voglio vedere più mio padre, ma il calcio mi ha dato una vita serena e mi ha tolto molti pensieri. Il mio migliore amico lavora in Polonia e si alza all’alba per mantenere tutta la famiglia e fare il meglio per loro, io in fondo ho avuto una vita diversa”. Parole e musica di una vita nuova. Quella di Jakub Błaszczykowski. Per tutti solo Kuba.

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Ettore Zanca
A cura di

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