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La bellezza di poter gridare che “il Calcio è del Popolo”

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La bellezza di poter gridare che “il Calcio è del Popolo”

“Il Calcio E’ Del Popolo”: una frase che, nei tempi che corrono, sembra abbastanza fuori luogo visti gli ideali, rivolti al semplice guadagno, che interessano la maggior parte delle realtà calcistiche attuali del Belpaese. Nonostante ciò, tale citazione è stata scelta da Davide Ravan come titolo principale del suo libro.

Un’opera letteraria che documenta, in maniera chiara ed impeccabile, quell’ambito che al giorno d’oggi è descritto come “sport popolare”.

Sebbene ci siano alcune basi imprescindibili su cui tale movimento si forma, basti pensare solamente ai tre capisaldi dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo, quello dello sport popolare è un mondo in continua evoluzione, che contagia numerose realtà dal Nord al Sud Italia. Molte di queste cominciano a venir fuori e a farsi conoscere perchè hanno una storia da raccontare o una lotta da portare avanti.

Come spiegato dallo stesso Ravan, che abbiamo avuto il piacere di intervistare pochi giorni fa riguardo la sua ultima fatica, “ogni squadra imposta il suo percorso in base a ciò che ritiene giusto e alle lotte che sente più vicino”. E così facendo si spiega come mai i ragazzi dello Spartak Lecce abbiano deciso di mettere la scritta “No Tap” al centro della propria divisa da gioco o come l’AfroNapoli United abbia puntato il suo intero percorso sul concetto di integrazione.

Lo stesso Ravan ci spiega anche che, oltre ai capisaldi dello sport popolare sovra-citati, “non si può prescindere dall’assemblea, organo sovrano in ognuna delle realtà raccontate nel libro”. Insomma ogni decisione viene presa tutti assieme senza nessun escluso.

L’idea di scrivere un libro come “Il calcio è del popolo” è stata una vera e propria sfida accettata dall’autore. Ad un progetto del genere, nonostante non fosse un appartenente ad una realtà di questo ambito, Ravan ci ha detto che ci stava pensando da parecchio tempo.

Vi era però un problema abbastanza importante alla base: il “non voler passare come quello che viene da fuori a spiegare a chi sta dentro come funziona il loro mondo”. Per questo motivo, nello scrivere il libro, l’autore ha cercato di “far parlare direttamente i protagonisti” che lo vivono quotidianamente.

Oltre a questo, Davide Ravan ha dovuto accettare un altro tipo di sfida: quello dell’interesse per una opera letteraria del genere. Ce lo spiega lui stesso nel proseguo della nostra chiacchierata: “credo che il libro esca in un periodo storico “delicato” dove temi come integrazione, antifascismo e antisessismo vengano visti non di buon occhio da una buona fetta della popolazione italiana. Motivo in più quindi per far conoscere a chi non ne sa nulla il calcio popolare e quali lotte queste realtà affrontino giornalmente”.

Al netto di quanto scritto finora abbiamo chiesto a Davide fino a che punto sia arrivato, e dove ancora possa arrivare, il movimento calcistico popolare in Italia. La risposta non lascia spazio ad interpretazioni: “Credo stia crescendo molto e lo dimostra il fatto che ogni anno nascano nuove compagini. Sicuramente è un movimento che non ha ancora conosciuto il suo apice e i margini di crescita sono ancora enormi”.

Tutto questo sta accadendo nonostante non vi siano grossi segnali di apertura dai vertici calcistici nostrani. Il perchè di questa chiusura è presto spiegato: nel calcio popolare non hanno alcun importanza le logiche di business e di profitto che invece la fanno da padrone nel così detto calcio mainstream.

Per tale motivo, secondo Ravan, le leghe calcistiche non vedono e “non vedranno mai di buon occhio l’azionariato popolare”. Ma questa chiusura mentale potrebbe non bastare.

Difatti, negli ultimi anni, sono fallite diverse società, soprattutto di serie C, che poi rinascono grazie all’azione diretta dei tifosi. Questo fatto porta a pensare “che anche se il modello non piace ai pianti alti prima o poi si renderà necessario”.

Sembra quasi, a parere di chi scrive, che ai vertici calcistici vogliano lasciare i due ambiti del pallone sovra-citati, il popolare ed il mainstream, totalmente distanti tra loro. Un augurio simile lo spera anche Davide Ravan che, quando gli chiediamo di lanciare un incoraggiamento allo sport popolare che verrà, risponde così: “L’augurio è che sempre più squadre nascano seguendo le orme delle loro “sorelle maggiori” e che il calcio popolare non diventi una scorciatoia per faccendieri e personaggi discutibili per farsi strada nel mondo del calcio”.

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