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Kyle Rote Jr, storia (dimenticata) della stella che non sapeva di esserlo

Kyle Rote Jr, storia (dimenticata) della stella che non sapeva di esserlo

Provate a chiedere a Kyle Rote Jr, oggi distinto sessantottenne residente in Texas, se davvero possa essere considerata una stella della vecchia e patinatissima NASL statunitense: di sicuro, l’ex attaccante dei Dallas Tornado e degli Houston Hurricane sarebbe il primo a rispondere con un sincero “of course, not!“.

Eppure, sul finire degli anni Settanta, Rote Jr non soltanto fu una ‘star’, ma venne eletto in tv per ben tre volte addirittura come ‘Superstar’.

Facciamo un passo indietro.

1973. Il colosso televisivo a stelle e strisce ABC Sports, grazie a un’idea nata dall’ex campione olimpico di pattinaggio Dick Button, decide di produrre e mandare in onda un programma denominato The Superstars.

Lo scopo di tale show è di raccogliere alcuni tra gli assi autoctoni più rappresentativi dei vari sport nazionali e, dopo averli suddivisi per stato di appartenenza, metterli l’uno contro l’altro in sfide di vario genere per eleggere il ‘campione dei campioni’.

La prima edizione viene vinta da Bob Seagren (California), atleta appartenente alla disciplina del salto con l’asta.

L’anno seguente, visto il grande successo riscosso dalla trasmissione, la ABC decide di dare il via per la seconda volta consecutiva a The Superstars.

Entra a far parte del cast anche quello che viene al momento considerato il miglior talento del soccer: Kyle Rote Jr. Nessuno può immaginare che, soltanto qualche anno dopo, quel carneade diventerà lo sportivo con il maggior numero di vittorie in assoluto nella storia dello show.

In realtà, la mossa di inserire anche un calciatore all’interno del programma è soprattutto una trovata pubblicitaria per ampliare l’eco nei confronti della North American Soccer League, alla disperata ricerca di fama (e soldi), in attesa di riempire di dollari i conti in banca di campioni ormai sul viale del tramonto, come Pelé, Chinaglia e Beckenbauer, nel tentativo di far innamorare il proprio popolo a uno sport realmente mai considerato ‘nazionale’.

Qualunque sia stata la motivazione, si può dire che abbia rappresentato davvero la fortuna di Mr. Rote Jr, il quale, dopo soltanto sette anni di carriera, ha abbandonato il calcio giocato e viene a tutt’oggi ricordato principalmente per le sue ‘gesta’ televisive.

Ad ascoltare le dichiarazioni di qualche vecchia conoscenza, comunque, un successo umanamente più che meritato: “Una sorte così buona non poteva capitare a una persona migliore“, queste le recenti parole dell’ex portiere Kenny Cooper, compagno di squadra e di camera di Rote Jr ai tempi dei Dallas Tornado.

Tutto ad un tratto, Kyle aveva un nome. Era, come recitava il titolo del programma, diventato una vera superstar e in quel momento storico, ciò ha aiutato a portare il calcio negli USA ad un livello completamente diverso, sia qualitativamente sia a livello di popolarità nel paese“.

A dire la verità, i tre successi nello show della ABC hanno aiutato molto anche il conto in banca di Rote Jr, che in totale ha guadagnato circa 185.000 dollari: decisamente non male per l’epoca e soprattutto per un calciatore ben lontano dal poter essere considerato un professionista, tanto dal punto di vista tecnico quanto economico.

Ripescando qualche vecchia dichiarazione durante gli anni a Dallas, comunque, emerge realmente la figura di Rote Jr descritta dall’ex compagno di tante avventure, Cooper: un personaggio assolutamente distante dal poter essere considerato una ‘primadonna’, piuttosto ben consapevole dei propri limiti e delle proprie potenzialità.

Certamente in mezzo al campo sono in grado di fare buone cose, ma non sono Maradona. Non datemi la palla a trenta metri dalla porta aspettandovi che superi l’intera difesa avversaria e depositi magicamente il pallone in rete”, questo il breve estratto da una sua intervista durante gli anni in Texas.

Ad ogni modo, nel 1973, Kyle Rote Jr era davvero salito agli onori della cronaca puramente per meriti sportivi, essendosi aggiudicato il premio come Rookie of the Year (miglior debuttante della lega) da parte della NASL, grazie ai diversi gol messi a segno.

Come sarebbe avvenuto diverse decadi dopo per il classe 1989 Freddy Adu, negli Stati Uniti si inizia immediatamente a parlare di un ‘wonder boy’ in grado di diventare il miglior talento calcistico mai visto negli USA e chissà, magari di volare addirittura nel calcio europeo.

Dopo tutto, la famiglia Rote è già ben nota nel mondo dello sport a stelle strisce, dal momento che il padre (omonimo) di Kyle era stato un leggendario ricevitore dei New York Giants, mentre il cugino, Tobin, aveva militato nella NFL, come quarterback, vestendo le casacche di Green Bay Packers, Detroit Lions, San Diego Chargers e Denver Broncos. Insomma, Kyle Jr sembra avere in tutto e per tutto le stimmate del predestinato.

Alla fine, invece, il calcio si rivela essere unicamente un trampolino di lancio per il successo televisivo in The Superstars. Non fosse stato per quella buona annata nella NASL, infatti, Rote Jr non avrebbe mai partecipato allo show targato ABC e di conseguenza non avrebbe mai guadagnato in vita sua le cifre astronomiche ricevute dal canale tv.

E dire che tutto per lui era cominciato all’insegna dell’inseguimento delle orme paterne; un giorno, però, Rote Sr, in tutta onestà, si fermò davanti al figlio e aprì il suo cuore, affermando: “Se è quello che davvero vuoi fare, ti supporterò in ogni modo, ma non devi avvicinarti al baseball unicamente perché porti il mio cognome. La vita e il percorso sono e saranno solamente tuoi, quelli di Kyle Rote Jr”. Parole che seppero di liberazione, come candidamente riportato dall’ex attaccante della NASL qualche anno dopo l’episodio.

Ebbe, così, inizio il cammino calcistico di Kyle Jr. L’avvento di Pelé & co. negli Stati Uniti era ancora ben lontano dal realizzarsi, pertanto non era facile trovare dei centri dove poter praticare soccer. Alla fine, il ragazzo optò per la University of the South a Sewanee, nel Tennessee, uno dei pochi istituti nella parte meridionale del paese con una squadra di calcio.

Il motivo della scelta, tuttavia, inizialmente non aveva nulla a che vedere con lo sport e a spiegarlo fu lo stesso Rote Jr: “Scelsi quel posto senza averlo mai neppure visitato, ma soltanto perché il mio migliore amico al liceo sarebbe andato lì e avrebbe giocato nel team dell’istituto. Pensai che sarebbe stato fantastico condividere tale avventura con lui”.

Mai opzione fu più lungimirante.

Dopo anni di allenamento nel Tennessee, nell’estate del 1972 Rote Jr mise in mostra le sue qualità in alcune sfide amichevoli contro i Dallas Tornado. Coincidenza volle che la NASL decise di dare il via al primo draft (sullo stile NBA) proprio in previsione della stagione 1972-1973 e i Tornado decisero di puntare forte su quel ragazzo ammirato poche settimane prima.

Poco prima dell’inizio del campionato, il fato intervenne ancora in favore di Rote Jr. Due attaccanti della formazione di Dallas ebbero problemi con il proprio visto, pertanto coach Ron Newman rimase quasi senza scelte in avanti.

È vero, Ron non aveva proprio altre soluzioni in vista del debutto“, ricorda l’ex calciatore, “non poteva che toccare a me”.

Ben lontano dal sentirsi soltanto una ‘ruota di scorta’ e desideroso di mostrare a tutti il proprio valore, Rote Jr portò a compimento un debutto da sogno: assist e gol nel successo per 2-1 contro i Toronto Metros, davanti a circa 20.000 spettatori assiepati sugli spalti del Texas Stadium.

Bastarono quei primi 90 minuti a coach Newman per non togliere più dal campo Kyle. Alla fine, Rote Jr collezionò 10 gol e 10 assist nella prima stagione in NASL.

Il successo, però, non diede alla testa al giovane ‘figlio d’arte’, che ancora oggi riconosce come “il merito fu soprattutto dei miei straordinari compagni di squadra. Non furono gelosi di vedere un ragazzino segnare tanti gol, anzi mi aiutarono molto sia in campo che fuori e mi accettarono su ogni fronte. Se non fosse stato per loro, non sarei mai stato in grado di fare tanto”.

A questo punto, arriva la chiamata della ABC.

“Grazie al cognome che portavo e al fatto che venni eletto come miglior debuttante dell’anno in NASL, ricevetti l’invito per partecipare al programma The Superstars. Di sicuro, c’era bisogno di qualche nome spendibile anche per il calcio in quel momento”.

Rote Jr si trova così a dover affrontare mostri sacri di altri sport, come i campioni di football OJ Simpson, Roger Staubach e Lynn Swann, i futuri membri della Hall of Fame della MLB Jim Palmer e Pete Rose, oltre alla stella NBA John Havlicek e al tennista Stan Smith.

L’umiltà e la voglia di stupire di Rote Jr emergono anche nel modo di affrontare il programma da parte sua. L’allora ventiquattrenne, infatti, si prepara alle varie sfide con l’aiuto di diversi allenatori ed esperti della zona di Dallas.

Un fattore che, come detto, gli permette di trionfare in ben tre edizioni della trasmissione (1974, 1975, 1977): un primato mai superato.

Dopo l’ultimo trionfo, Rote Jr sceglie di abbandonare The Superstars esattamente nel modo in cui vi era entrato: in punta di piedi. Poche parole: “Credo sia il momento per me di passare a fare altro. Voglio lasciare prima di essere licenziato! Scherzi a parte, sono sicuro che anche la gente a casa sia stufa di vedere ancora Kyle Rote in questo programma”.

Tornato unicamente al calcio, comunque, Rote Jr non tocca mai più le vette raggiunte nella stupefacente stagione da ‘deb’ del 1973, concludendo la propria carriera nel 1979 con gli Houston Hurricane, dopo 142 partite e 43 gol in NASL.

Il post carriera di Kyle Rote Jr, ad ogni modo, non è stato certo di basso profilo: dapprima entrato a far parte del mondo del calcio indoor (con esperienze anche di General Manager e allenatore dei Memphis Americans), la sua strada è stata successivamente quella di agente sportivo, un percorso durato ben 28 anni.

“Si tratta di un’industria realmente rischiosa. Basti pensare che nella NFL il 94-95% degli agenti finisce in bancarotta. Mi reputo davvero fortunato ad essere riuscito a portare avanti questo lavoro per 28 anni, facendo parte di quel 5% di persone in grado di guadagnarsi da vivere come agente sportivo “.

Fortuna, ma anche una certa dose di talento: il leitmotiv dell’intera vita (e carriera) di Kyle Rote Jr, la ‘Superstar’ che non sapeva di esserlo.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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