Connect with us

Cerca articoli

Basket

Kobe Bryant: -Acta est fabula, plaudite!-

[themoneytizer id=”27127-1″]

Kobe Bryant: -Acta est fabula, plaudite!-

Il 13 Aprile 2015 per tutti gli appassionati di pallacanestro fu un giorno triste e da ricordare. Nella notte, Kobe Bryant con 60 punti si ritirava, lasciando al Basket la sua eredità, la sua impronta che, per certi versi, sarà difficile da eguagliare.

Siete mai stati a teatro ?

Velluto rosso ovunque, morbido alla vista oltre che al tatto. Platee colme di poltrone talmente appariscenti che ti attraggono magneticamente, talvolta anche troppo, tanto da farti crollare tra i loro bracciali qualora non riuscissi a fare l’amore con la messa in scena. Lampadari dorati che scendono come cascate da soffitti verosimilmente stanchi di essere violati nell’intimità dai più stravaganti sconosciuti ben vestiti per l’occasione.

Il sipario che si apre fa comparire due strade di fronte agli occhi dello spettatore, che non ha libero arbitrio circa la via da imboccare. Perché il teatro non lo controlli, decide lui come trattarti. Può chiuderti le palpebre ed immergerti in un mondo parallelo, farti pulsare il sangue nelle vene fino a farti sentire vivo, trasportando sia il tuo cuore che la tua mente in un viaggio che ti fa assaporare qualsiasi tipo di sentimento. Per qualche ora puoi essere il suo amante segreto, finendo per rimanerne tramortito, quasi incredulo.

Oppure sceglie di lasciarti fuori da tutto questo. Opta per annoiarti, sbattendoti in faccia la porta di quell’universo meraviglioso. Quando parlo di noia, intendo sbadigli su sbadigli che ti costringono a disprezzare il luogo medesimo oltre che lo spettacolo. E a quel punto non vedi l’ora che si concluda. Odi tutti quelli che appaiono assorti e ti guardano come il peggiore degli insensibili. Per non sentirti a disagio provi con fatica a sfondare quel muro, ma ogni tentativo risulta vano.

Io ho sempre pensato di far parte di quest’ultima cerchia di persone. Insomma, per anni sono stato quello che una volta seduto si addormentava, spesso prima che tutto iniziasse. Ero convinto che in qualche modo non potessi rientrare tra i pochi eletti aventi la fortuna di fare amicizia con quella realtà illusoria.

L’ho creduto fino al 13 Aprile scorso, quando in un’arena losangelina andava in scena, in maniera “so Hollywood”, l’ultimo atto del Macbeth shakespeariano. Stavolta però, il protagonista non era quel Michael Fassbender la cui interpretazione sarebbe potuta essere meritevole di Premio Oscar, ma il più grande attore dell’epoca moderna: Kobe Bean Bryant.

Un’esperienza mistica che mi ha consumato, che ha preso il me stesso bambino e l’ha nutrito con l’essenza delle emozioni più profonde. Ho assaggiato la purezza del vero amore, la gioia a tratti orgasmica della vittoria e il barbaro dolore della sconfitta. Alla fine, guardandomi allo specchio, ho finalmente capito di aver vissuto inconsciamente per vent’anni in un’opera teatrale.

È incredibile come la storia scritta dal più famoso poeta inglese assomigli alla carriera, e perché no anche alla vita, di Kobe Bryant.

Kobe è il generale Macbeth.

È la compulsiva brama di potere, il sangue che idealmente ha fatto scorrere in ogni luogo d’America per poterlo raggiungere. È l’iniezione di ogni goccia amara derivante dalle sconfitte per diventare completamente privo di compassione.

Bryant ha preso il furore agonistico e ha soffocato la sua coscienza poco a poco, pesi dopo pesi, canestri su canestri. È diventato un tiranno. Ha ascoltato le tre streghe del componimento di Shakespeare sussurrargli “Il bello è il brutto, il brutto è il bello” e ha deciso che quell’esclamazione l’avrebbe accompagnato per il resto dei suoi giorni, fino a diventare l’epitaffio sulla sua lapide sportiva, invertendo completamente i rapporti tra etica e morale di cui avevamo letto sui libri di filosofia fino a quel momento.

Ha distrutto i Pacers di Reggie Miller, i 76ers di Iverson, i Nets di Jason Kidd, i Magic di Howard e i Celtics dei Big Three, nell’ultimo caso vendicandosi con rabbia del trattamento da lesa maestà ricevuto nelle Finals del 2008. Si è seduto su quello che possiamo considerare il suo trono di Scozia. Si è fatto attanagliare dal terrore di perderlo e ha parlato a quattr’occhi coi demoni della paura, stringendo un patto che lo avrebbe visto compiere qualsiasi atto pur di non dover cedere lo scettro.

Si è dovuto arrendere e ha continuato a cospirare impotente, da solo contro tutti. Si è satollato di orrori durante gli anni in cui non riusciva ad andare oltre il primo turno di Playoffs, e vedeva migliaia di ore passate in palestra cadere nel dimenticatoio.

Kobe vive a metà nell’eterna dicotomia tra bene e male e, sebbene sia lui stesso in una recente pubblicità in cui è testimonial ad affermare “Don’t love me. Hate me”, ancora oggi non sappiamo se definirlo antieroe senza scrupoli o vittima di se stesso.

Avete capito bene, perché sono sicuro che una sfumatura del 24 in purple&gold non desiderasse far prendere il sopravvento al lato oscuro. È la parte che lo avrebbe reso simile a suo padre, quel “Jellybean” il cui epiteto ne descriveva perfettamente l’indole, da cui il figlio ha preso sovente le distanze. C’è stato un momento in cui Kobe non sapeva se volesse veramente essere quello che è stato. Era esitante. È qui che entra in gioco la sua ambizione ossessiva.

È quella che lo ha spinto ad essere contemporaneamente un grande re ed un villano, ogni minuto trascorso sul parquet. È stata la sua Lady Macbeth e tutti quanti ne abbiamo visto la genesi, la crescita e, al termine dell’ultima partita contro i Jazz, la morte.

Un epilogo che fa interrogare chiunque lo abbia amato, odiato e rispettato; che mette a nudo il nostro io e lo intima velatamente ad ascoltare la ragione a discapito della lusinga.

Acta est fabula, plaudite!- così si chiudeva la rappresentazione nel teatro antico.

Mamba outcosì scompare dietro il palco Kobe Bryant.

Batte le mani anche Jack.

Potete aprire gli occhi. É tutto finito.

Sipario.

Daniele Quetti – Born in the Post

[themoneytizer id=”27127-28″]

Born in the post
A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Lo monetina di Alemao e gli altri misteri del Campionato 1989-90 L’8 aprile 1990 durante la partita tra Atalanta e Napoli, il centrocampista brasiliano...

Storie di Sport

Andrea Whitmore-Buchanan: se il destino è più infame anche del razzismo Il 6 aprile 1956 nasceva Andrea Whitmore Buchanan, la talentuosa tennista afroamericana che...

Altri Sport

Gelindo Bordin e l’impresa impossibile di Seul 1988 Compie oggi 62 anni  il maratoneta Gelindo Bordin, l’atleta che vinse un incredibile oro alle Olimpiadi...

Altri Sport

Jesse Owens: il nero che incantò Hitler Il 31 marzo 1980 nasceva Jesse Owens, leggendario corridore statunitense che alle Olimpiadi del 1936 nella Berlino...

Calcio

Johan Cruijff, la dittatura argentina e il rifiuto ai Mondiali del ’78 Il 24 marzo 2016 Johan Cruijff, il Profeta del Goal, massimo interprete...

Calcio

Lev Yashin: storia dell’invincibile Ragno Nero Il 20 marzo 1990 moriva Lev Yashin, fenomenale portiere russo, unico estremo difensore a conquistare il Pallone d’oro....

Calcio

Oronzo Pugliese, il Mago di Turi di un calcio che non esiste più L’11 Marzo 1990 ci lasciava uno dei primi allenatori pugliesi saliti...

Calcio

Malafeev era un portiere Compie oggi 42 anni Vjačeslav Malafeev, ex calciatore dello Zenit San Pietroburgo. La sua storia è una lezione di vita...

Calcio

La Dittatura di Videla e quella protesta attaccata ad un palo Molti al mondo sono i modi di protestare. Alcuni tranciano come il cordone...

Calcio

Le meteore della Serie A: il ‘lavapiatti’ milanista  Harvey Esajas 12 gennaio 2005. Mancano soltanto cinque minuti al termine della sfida tra il Milan...

Calcio

Campioni di Politica: quando gli sportivi salgono al potere Provando a fare una rapida e poco approfondita considerazione socio-psicologica, non suona poi così strano...

Motori

Senna contro Prost: la leggendaria rivalità all’ombra del Sol Levante Per i 66 anni compiuti oggi da Alain Prost, vi raccontiamo una delle rivalità...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro