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Kid Chocolate, quando Cuba aveva un Re

Cuba prima di Castro ebbe un re; il re si fermava per le strade dell’Havana con una delle sue fuoriserie, quasi sempre una Chevrolet, per ricevere fuori dalle ragazze, per firmare gli autografi agli ammiratori; per offrire un giro di bevute e, massimo atto di generosità, prendervi parte: al Tropicana come al Floridia, o alla Bodeguita.

Anche se mancava una settimana soltanto al suo prossimo match.

Cuba era il paradiso degli americani, negli anni trenta; lui era Kid Chocolate e assistere a un suo incontro voleva dire godersi una serie di arti tutte assieme: la danza, la ginnastica, lo sfoggio del senso del ritmo, il saper stare sulla scena. Dopo, solamente dopo arrivavano i pugni. Con tutta la gamma di varianti e variabili pensabili per un boxeur.

La boxe era entrata nella sua vita come completamento all’esigenza di un’esistenza inimitabile; come celebrazione di un’elegante e giustificata, proprio perché elegante, fatica da Oscar Wilde nero, con gli occhi dolci e un sorriso sempre nel taschino, accanto alla pochette.

Era nato nel 1910 al Cerro dell’Havana; da ragazzino assisteva agli incontri dei grandi pugili statunitensi che venivano proiettati nelle tante sale cinematografiche della capitale.

Oltre ad innamorarsi della disciplina, il ragazzino…rubava il mestiere con gli occhi: da Joe Jans a Benny Leonard, passando per Jack Johnson e tanti altri. Di ognuno volle studiare colpi e movenze, per poi farli propri: proprio per questo si arrivò a dire di lui, da parte degli storici della boxe, che aveva il repertorio di colpi e movimenti più vario rispetto a tutti gli altri pugili.

Dopo cento match da dilettante e dodici da professionista nei Superpiuma, tutti disputati e vinti a Cuba, si trasferì a New York, dove i suoi manager, a ragion veduta, erano certi che il suo stile e la sua eleganza avrebbero fatto innamorare gli appassionati. Così fu, in effetti, con il numero degli incontri e il livello degli avversari che aumentavano di pari passo, assieme alla categoria di peso: quella dei Leggeri Junior.

La notte del 15 luglio del 1931, grazie a una combinazione di colpi che nel corso della settima ripresa mettevano fuori causa Benny Bass, Kid Chocolate diventava il primo Campione del mondo cubano. Poi salì fino alla categoria dei Leggeri, arrivando a giocarsi il titolo contro Tony Canzoneri, con il controverso verdetto maturato a favore di quest’ultimo dopo quindici riprese massacranti.

Dettagli, nella vita di uno che a ventitré anni si era ritirato una prima volta, dopo aver contratto la sifilide e, come si disse dopo avergli fatto i conti in tasca, aver bruciato un patrimonio di circa cinquecentomila dollari. Vero? Di certo verosimile.

Cinquanta incontri, di cui quarantasette vinti, dal 1934 al 1938; quindi, il ritiro a ventotto anni.

Era arrivato a mettere insieme una proprietà immobiliare di settanta appartamenti; decise di inaugurare una grande palestra all’Havana, dove dagli Stati Uniti arrivavano a frotte, i pugili di belle speranze che volevano apprendere da lui in persona i dettami del suo variegato, articolatissimo stile. Tra loro, uno sconosciuto squattrinato ma già elegantissimo: negli anni a seguire avrebbe conquistato il mondo con il soprannome di Ray Sugar Robinson.

Con l’avvento del Castrismo, dopo la Revoluciòn, vide progressivamente ridursi i suoi privilegi, assottigliarsi fino a sparire le sue proprietà. A un certo punto gli toccò cominciare a fare la fila per il riso, il pane, i fagioli, al pari dei suoi concittadini dell’Havana. Ma, diversamente da altri concittadini celebri, non volle mai lasciare l’isola. Anche se i cubani lo avevano dimenticato, soprattutto da quando si era acceso l’astro pugilistico e patriottico, luminosissimo, di Teófilo Stevenson.

Se n’è andato, nella dimenticanza, nel 1988, Kid Chocolate, anche se Castro volle rendergli omaggio pubblicamente nel 1980 con una cerimonia pubblica. Ormai da tempo era tornato a chiamarsi, semplicemente, Eligio Sardinias Montalvo.

Il suo paradiso lo aveva già assaggiato in terra, soprattutto negli anni americani, quando:

Conoscevo tutti i night clubs di New York dove ho vissuto per sette anni. Conoscevo tutti e tutti mi conoscevano. Fats Walter era mio amico ed aveva una “band” che suonava al famoso Cotton Club, si chiamavano gli “Hot Chocolates” ed il grande Duke Ellington mi chiamò “King Chocolate”…fu per me un grande onore -.

Così parlava il Kid.

Paolo Marcacci
A cura di

Romano, 47 anni, voce di Radio Radio; editorialista; opinionista televisivo; scrittore, è autore di libri sulle leggende dello sport: tra gli altri, “Villeneuve - Il cuore e l’asfalto”, “Senna - Prost: il duello”, “Muhammad Ali - Il pugno di Dio”. Al mattino, insegna lettere.

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