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Kei Nishikori, la disciplina giapponese al servizio del Tennis

Esaltare uno sconfitto non è una consuetudine. Soprattutto dopo aver perso un match (6-4 6-2) con un avversario che, classifiche alla mano, non avrebbe dovuto avere molte chance. Eppure il nostro Fabio Fognini, altalenante talento italiano, al torneo di Miami ha invertito i pronostici e non ha lasciato scampo al nipponico tutto corsa e grinta, Kei Nishikori (“Non ero al 100%, era dura per me fisicamente. Ma anche per lui era così. Ha giocato match molto lunghi ma ha giocato sufficientemente bene per battermi oggi” ha dichiarato Kei a fine partita). Forse, annotando le gesta autentiche di quest’ultimo, risuona ancora più trionfale la vittoria del ligure.

Il giovane Kei, ventisettenne, ha iniziato a prendere confidenza con racchetta e pallina a 5 anni. Nel 2004, quando Kei ne aveva 14 anni, fu selezionato dal Masaaki Morita Tennis Fund per ricevere una delle quattro borse di studio della Morita Foundation per allenarsi all’IMG Academy – Bollettieri Tennis Program.

Lasciato il Giappone, grazie alle sue indiscusse doti, inizia ad allenarsi a tempo pieno al Bollettieri Tennis Program della IMG Academy. Nonostante al suo arrivo non sapesse quasi nulla della lingua inglese, quello che emerse sin da subito era il suo talento e il desiderio di diventare un top player. In campo tra un dritto e un rovescio, tra una palla corta e uno smash, venivano esaltate ulteriormente le sue origini nipponiche: precisione e dedizione la facevano da padrone. I frutti del duro lavoro cominciarono ad intravedersi: giocò sul circuito ITF junior e a 16 anni era fra i primi 20 giocatori del ranking mondiale juniores. Un anno dopo era nella top 300 della classifica ATP. Durante gli US Open del 2008 Kei mostrò il suo potenziale arrivando fino agli ottavi di finale, sconfiggendo sul suo cammino il numero 4 del mondo David Ferrer.

Sotto la stretta osservazione di Bollettieri, il giovane comincia a affinare le sue armi migliori. Il coach americano di campioni sotto la sua guida ne ha avuti e ci tiene ad elencare i punti forti di Kei: “Le migliori armi di Kei sono la velocità dei piedi, la velocità del braccio e la sua abilità di vedere e creare spazi sul campo. Grazie alla sua inusuale rapidità ha sviluppato una delle migliori risposte del circuito. A parte Novak Djokovic, non credo di aver mai visto nessuno rispondere bene dai tempi di Andre Agassi. Ha la capacità di colpire la palla molto in anticipo sia col dritto che col rovescio e può mettere la palla dove vuole da entrambi i lati”. Sotto la guida attenta di preparatori fisici Nishikori ha aumentato resistenza e resilienza, come lo stesso Bollettieri afferma: “La capacità di Kei di riuscire a reggere diversi match consecutivi e diversi tornei consecutivi era un’altra area che aveva bisogno di essere migliorata. Con l’aiuto dei suoi preparatori atletici anche quest’area è migliorata. Il talento è una cosa. Per diventare il migliore, mi sono accorto che un giocatore deve avere il cuore, il desiderio e la voglia di fare immensi sacrifici per raggiungere i suoi obiettivi”.

Per ora, il giovane talento non ha raccolto molto, anzi forse ha raccolto meno di quanto seminato. Il risultato migliore ottenuto in un torneo del Grande Slam, è la finale degli Us Open del 2014, persa contro il meno quotato Cilic, dopo aver eliminato partita dopo partita Raonic, Wawrinka e Djokovic in semifinale. Nel suo palmarès, oltre a 11 tornei Atp, si annoverano i quarti di finale agli Australian Open negli anni 2012, 2015 e 2016, i quarti di finale al Roland Garros (2015) e i quarti di finale a Wimbledon nel 2014.

Con il coach Michael Chang, sta lavorando soprattutto su determinazione e costanza, armi fondamentali per poter primeggiare, o per lo meno per rimanere tra i top 5 (attualmente è numero 4 al mondo). Davanti, la concorrenza è spietata, ma visto le innumerevoli doti del talento nipponico e l’età che avanza (oltre che gli acciacchi) dei primi, Nishikori da buon samurai, è pronto a sfruttare quelle poche occasioni disponibili per avanzare ulteriormente in classifica, aggiudicandosi ancora una volta il trono di miglior asiatico dell’era open.

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