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Karim Benzema: C’est moi

Karim Benzema: C’est moi

Puoi essere da 10 anni l’attaccante titolare del Real Madrid, squadra con cui hai vinto tutto e grazie alla quale sei diventato il miglior marcatore francese nella storia della Liga e della Champions League ed allo stesso tempo lo sportivo più odiato dai politici, dai giornalisti e dalla maggior parte dei tifosi della tua Nazione? Sì, se ti chiami Karim Benzema.

Quando si parla del delantero blanco bisogna, come ha fatto lui stesso, separare la figura del ragazzo di origini algerine ma cresciuto a Bron nella periferia di Lione che adora le macchine di lusso, che sfoggia outfit street, collabora con i rapper ed è stato prima incriminato e poi dichiarato innocente per ben due volte, da quella dell’attaccante stiloso, letale e tatticamente intelligente ma da cui ci si aspetta sempre qualcosa di più. Questa concezione per cui il comportamento varia a seconda del palcoscenico su cui si trova il 9 del Madrid è spiegata da lui stesso nel documentario “Le K Benzema” che Netflix gli ha dedicato. Nell’ora e mezza concessagli dal colosso americano KB9 si racconta attraverso la propria voce, supportata da quelle del suo entourage, qualche amico, qualche leggenda del calcio e diversi opinionisti. Ne esce il ritratto di un ragazzo timido, morbosamente legato al proprio guscio protettivo rappresentato dagli amici del quartiere, dalla famiglia e da qualche conoscenza fatta nel corso della vita.

Si racconta di un ragazzo divenuto in fretta uomo ma ancor più rapidamente mostro contro cui si sono scagliati a turno tutti i più potenti mezzi comunicativi del paese, supportati da personaggi illustri. Un paese che fa da sempre dell’integrazione sociale un cavallo di battaglia, ma che non riesce, quando si parla di lui, ad andare oltre qualche (mai legalmente confermato) errore di gioventù, unito poi ad un mix di dichiarazioni e polemiche per l’esclusione dalla nazionale per motivi più politici che calcistici sempre portate in pubblica piazza dal giocatore. Da Karim, fin da giovane età ci si aspetta sempre quel qualcosa in più.

In realtà, se si analizzano le reti segnate in gioventù dal classe 1987 confrontandole a quelle dell’intera era madrilena si possono notare una serie di caratteristiche modificatesi nel corso della propria maturazione tecnica ed umana che rendono oggi Benzema il miglior “9 e mezzo” del pianeta. Il periodo sotto l’egida del paterno presidente Aulas che va dal percorso all’interno del settore giovanile al triennio in una delle squadre francesi più forti della storia del movimento ci consegna un diamante grezzo che brilla costantemente di luce propria, grazie alla quale fa risaltare i giocatori accanto a lui. Il Benzema di Lione in realtà è il Karim delle strade di Bron: un giocatore con un elevatissimo tasso tecnico ed un estro da numero 10, incline alla giocata d’effetto ed al gol da fuori che spazia per tutto il campo associandosi nel corso delle stagioni con giocatori tecnicamente sublimi come Juninho, Toulalan, Tiago, Källström e Ben Arfa. La decennale era ispanica consegna invece alla storia del gioco un attaccante diverso: a Madrid nell’estate 2009 Florentino spende 35 milioni di euro e inserisce Karim in un folto ed irrazionale insieme di giocatori votati all’attacco che comprende: Raul, Van Deer Vaart, Higuain, Van Nistelrooy, Cristiano e Kakà ma di cui lui dovrebbe essere l’uomo da doppia cifra.

Con il passare delle stagioni e la conseguente rosa modellata sulle richieste dell’allenatore di turno si è sentito troppe volte dire che il killer instinct di Benzema è stato sacrificato al volere di Cristiano. Se si prendono in considerazione i numeri dell’attaccante francese nelle competizioni nazionali disputate con il portoghese accanto però si va a smontare questa tesi: nelle nove stagioni in coabitazione infatti Karim è arrivato sette volte in doppia cifra di gol, cinque in doppia cifra di assist ed in altrettante cinque stagioni ha realizzato quella che nel basket sarebbe doppia – doppia. Quindi è errato supporre che il solo CR7 abbia influenzato le prestazioni del francese che ha dovuto adattarsi ad un contesto tecnico e di spogliatoio in cui non era l’unico deus et machina ma una delle tante stelle in uno sconfinato firmamento. L’intelligenza tattica in possesso dell’ex Lione lo ha indotto a scavare nel proprio repertorio, non eliminando i colpi street del proprio bagaglio tecnico ma rendendoli utili in un contesto globale ed unendoli ad una più spiccata predisposizione allo riempimento dell’area di rigore.

A Madrid il ragazzo è cresciuto, ha anteposto i bisogni del collettivo ai suoi prendendosi più volte i fischi dei suoi stessi tifosi che, da sempre apprezzano di più un futile numero spettacolare ad un recupero di palla sul primo portatore, soprattutto se vesti la 9. Eppure, quel numero sulle spalle lo descrive, anche se non nella propria totalità. Il Benzema che nel lontano 2009 firmò per diventare la bocca di fuoco principale di un attacco atomico, divenendolo poi nel decennio successivo si è specializzato nei gol pesanti: Benzema non segna sempre, ma lo fa sempre nei momenti più importanti. Uno dei soprannomi dati al 9 bianco nel corso della carriera è stato “The Dream” ad indicarlo come il sogno di mercato dei club inglesi, Arsenal e Chelsea in prima linea. Eppure, sicuramente Karim avrà più volte fatto un sogno in cui si vedeva raffigurato come un re con indosso una corona in testa a forti tinte blue, per poi svegliarsi e scoprirsi più a suo agio con un paio di Air Jordan ai piedi. Benzema, c’est moi.

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