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Julian Brandt, l’uomo in più

Una scelta che ha fatto discutere e che se le cose non andranno come dovranno, farà ancora più rumore. Di cosa parliamo? Della scelta del ct della Germania, Joachim Löw, di non convocare Leroy Sanè, stella del Manchester City, portando in Russia al suo posto Julian Brandt, esterno del Bayer Leverkusen.

Ad un occhio non esperto la scelta dell’allenatore tedesco potrebbe risultare poco comprensibile, ma in realtà trasmette proprio i valori per i quali la Germania in questi ultimi anni è riuscita a tornare ai vertici del calcio mondiale riuscendo ad arrivare anche sul tetto del pianeta 4 anni fa in Brasile.  Senza dubbio Sanè è un giocatore di grande talento che ha un futuro ed un presente di sicuro successo, ma all’interno di un gruppo, soprattutto nelle competizioni di breve durata come un Campionato del Mondo, non servono solo prime donne ma anche giocatori e uomini che possano creare il giusto clima e dare all’allenatore la possibilità di scegliere in serenità. Ben inteso Brandt non è partito per la Russia per fare la mascotte: l’attaccante/centrocampista del Bayer Leverkusen con i suoi nove gol ha contribuito alla qualificazione delle Aspirine alla prossima Europa League ed è un giocatore di assoluto livello e dalle prospettive più che promettenti. Da sottolineare come  di questi nove gol ben sei sono arrivati quando Brandt è entrato dalla panchina. Un dato che da ancora più forza alla scelta di Löw che sta infatti utilizzando l’attaccante del Bayer come dodicesimo uomo in caso di necessità. E non è un caso che nei minuti in cui è entrato in questi Mondiali, il biondo tedesco abbia dato brio e qualità ad una Germania che sembra ancora un po’ spaesata. In tutte e due le partite ha sfiorato il goal e probabilmente si è guadagnato la prossima maglia da titolare nella decisiva sfida contro la Corea del Sud.

Come dicevamo prima non ci sono solo gli aspetti tecnici nella scelta di un Ct quando è chiamato a diramare la tanto attesa lista dei 23 del Mondiale. Nei fattori che incidono notevolmente c’è anche quello comportamentale. L’anno scorso Sanè non prese parte alla Confederation Cup, nonostante Löw lo avesse regolarmente convocato, perché doveva sottoporsi ad un intervento al naso. Per quanto Sané abbia più volte sostenuto che si trattasse di un inconveniente che gli provocava grossi problemi respiratori nel corso delle partite, in Germania si era diffusa la voce che l’esterno del City si fosse in realtà sottoposto ad un semplice intervento di chirurgia estetica. Una questione, insomma, che Löw non ha digerito e ha voluto mandare un segnale forte  e chiaro a tutto il gruppo: non esistono prime donne, esistono giocatori forti al servizio della squadra e del gruppo. Insomma tutti importanti ma nessuno indispensabile, neanche se ti chiami Leroy Sanè. Un esclusione che più che una semplice scelta sembra un manifesto di quello che è diventato adesso il calcio tedesco.

Redazione
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