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Johan Cruijff, la dittatura argentina e il rifiuto ai Mondiali del ’78

Johan Cruijff, la dittatura argentina e il rifiuto ai Mondiali del ’78

Il 24 marzo 2016 Johan Cruijff, il Profeta del Goal, massimo interprete del calcio totale olandese. Nella sua infinita carriera, ci fu un episodio che ancora oggi è avvolto nel mistero: il suo rifiuto a partecipare ai Mondiali del 1978 in Argentina. C’è chi parlò di boicottaggio, ma la verità sembra essere un’altra.

Il 24 marzo di 45 anni fa si insediava in Argentina uno dei regimi più sanguinari della storia del Sud America. Un colpo di stato guidato dal tenente generale Jorge Rafael Videla spodestò Isabel Peròn e instaurò una dittatura militare che produsse qualcosa come 30mila desaparecidos, una triste pagina sulla quale, ancora oggi, non è stata fatta piena luce.

La dittatura di Videla (conosciuto anche come “Hitler della Pampa”) durò dal 1976 al 1981, cinque anni sanguinari che videro però anche un momento di gloria. Fu il 1978 quando l’Argentina si trovò ad ospitare i mondiali di calcio e a vincerli in una storica finale contro l’Olanda. Gli Orange, dati da tutti per favoriti, erano a caccia della definitiva consacrazione perché, nonostante il bel gioco, non avevano ancora alzato alcun trofeo. Non l’alzarono nemmeno quella notte perché l’Argentina s’impose ai tempi supplementari per 3 reti ad uno. Per molti, tra commentatori e tifosi, la responsabilità di quella sconfitta e della mancata consacrazione di una generazione di calciatori, che non arriverà nemmeno successivamente, fu di Johan Cruijff che decise di non partecipare ai campionati mondiali.

Molte furono le ipotesi in merito a questo “gran rifiuto”. C’era chi parlava di questioni economiche e contrasti tra sponsor, chi delle pressioni della moglie Danny Coster e  chi, ricordando il suo “no” nel 1973 al Real Madrid, allora ritenuta la squadra del dittatore Francisco Franco, e il suo approdo sull’indipendentista sponda blaugrana a questioni di natura politica.

A dirimere la faccenda ci ha pensato lo stesso Cruijff, 30 anni dopo. In un’intervista a Radio Catalunya nel 2008 il campione orange rivelò che a farlo desistere fu un tentativo di rapimento, non andato a buon fine, a danno della sua famiglia. “Non andai in Olanda perché qualche mese prima subii un tentativo di rapimento che cambiò per sempre la visione della mia vita, e con essa quella del calcio.” – racconta Cruijff  – “Qualcuno entrò nella nostra casa e puntò un fucile in testa a me e mia moglie, davanti ai nostri figli nel nostro appartamento a Barcellona“. Dal racconto di Cruijff il rapimento si concluse in un nulla di fatto perché lui riuscì a liberarsi e i ladri – rapitori si diedero alla fuga. Se l’epilogo del crimine è fumoso, con molta chiarezza il campione orange ha raccontato che in seguito la sua vita cambiò in maniera radicale, i suoi figli furono sempre scortati dalla polizia e lui stesso si faceva accompagnare sempre da guardie del corpo anche agli allenamenti. Qualche anno dopo Cruijff lasciò l’Europa e concluse la carriera da calciatore negli Usa.

Inevitabilmente dopo le sue rivelazioni si fecero molte ipotesi sulle identità dei banditi. Senza lasciare la traccia politica si pensò a balordi mandati da Videla in persona o a franchisti dell’ultima ora. La faccenda non fu mai chiarita.

Cruijff, con tutte le sue complessità e contraddizioni, ha scritto per sempre il suo nome accanto a quelli di una generazione splendida, per certi versi perdente, ma forse per questo eroica.

 

 

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Commenti

6 Comments

  1. Avatar

    monica

    Marzo 25, 2016 at 12:04 pm

    Stesso anno di nascita di David Bowie.
    Ed è per questo che trovo l’ultima frase dell’articolo profondamente vera oltre che bella e anche un po’ poetica.

  2. Avatar

    vietnamerica

    Marzo 25, 2016 at 5:58 pm

    Nel 1974 l’Olanda entro’ di prepotenza nella fantasia di tutti ed a ragione ma la verita’ e’ che la BRD era + forte . Mi spiego: l’Olanda era fortissima (e bellissima) ma la BRD are ancora + forte (e meno bella). Il vero marziano era Gerd Muller e non Johan Cruijff. Infatti negli europei del 1976 BRD ando’ in finale nonostante l’assenza di G.Muller (e pure di Beckenbauer). L’Olanda pur schierando Cruijff le prese di brutto contro la Polonia (4-1). Non e’ affatto detto che Johan Cruijff avrebbe consegnato il mondiale all’olanda nel 1978.Io non credo

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    Gianluca

    Marzo 25, 2016 at 11:26 pm

    Cruijff era il calcio….nessuno, ripeto, nessuno ha interpretato il calcio come lui. Rendeva il calcio facile ai suoi compagni di squadra e ha vinto in tempi difficili…..forse anche Maradona se ne rende conto!

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    rena

    Marzo 26, 2016 at 12:42 am

    Si è vero.grande gioco ma purtroppo qualche punto debole.il portiere giocava con scarpe da rugby.e qualche picchiatore di troppo in difesa a parteKROl

  5. Avatar

    Atacama

    Marzo 26, 2016 at 6:01 pm

    Isabel Peron non era assolutamente amata, ne dalla destra, né dalla sinistra.

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    Giovanni

    Marzo 1, 2017 at 11:16 pm

    Ma quali campioni? Lui era forte, sicuramente, ma gli Olandesi hanno inventato il calcio totale, perché hanno prima inventato il doping totale, rovinando il calcio e lo sport. E oggi vediamo ragazzi che sembrano cavalli (dopati) da corsa … fine dello sport, ma se siete contenti così …

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