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Javier Zanetti racconta Giappone e Corea del Sud 2002

Javier Zanetti racconta Giappone e Corea del Sud 2002

In occasione dei 47 anni compiuti da Javier Zanetti, recordman di presenze con l’Argentina (145, superato di due lunghezze da Mascherano in Russia) vi riproponiamo l’intervista che ci rilasciò per raccontarci i Mondiali di Giappone e Corea 2002.

Javier, nel 2002 arrivaste al mondiale con una formazione piena di talenti e ottimi giocatori: oltre a te c’erano Batistuta, Crespo, Veron, Simeone, Samuel… eppure veniste eliminati al primo turno. Cosa non funzionò in quella spedizione nippo-coreana?

E’ difficile spiegare cosa sia successo, mi ricordo solo che nell’ultima gara contro la Svezia avevano bisogno di una vittoria per qualificarci e abbiamo fatto una grande partita, creando tantissimo. Purtroppo però fini 1-1 e fummo eliminati. Questo è il calcio.

Anche l’Italia fallì quell’appuntamento pur avendo una rosa con molti giocatori di qualità. Ti facesti un’idea dei motivi che portarono gli azzurri fuori dal mondiale?

E’ difficile farsi un’idea precisa del perché, non essendo all’interno del gruppo. Sono situazioni che possono capitare. Basta una partita nella quale le cose non vanno come si vorrebbe. Sono momenti, dettagli, anche piccoli, ma che alla fine possono fare la differenza.

Come già successe nel 1998, voi incontraste l’Inghilterra. Come vive emotivamente un giocatore della Seleccion una partita del mondiale contro gli inglesi?

Con l’Inghilterra sarà sempre una gara molto sentita, c’è grande rivalità dopo quello che è successo tra i nostri Paesi. Chiunque vuole scendere in campo in quella partita, sempre.

Giocando nell’Inter in qualche modo vivesti lo scandalo dell’arbitraggio di Moreno nella partita che gli azzurri disputarono con la Corea. Cosa ti dissero i tuoi compagni nerazzurri di quell’esperienza?

Mi ricordo solo che l’Italia meritava di passare il turno, purtroppo gli errori incredibili dell’arbitro condizionarono il risultato e l’Italia fu ingiustamente eliminata.

Com’era vissuto il mondiale in estremo oriente? Com’era l’attenzione del pubblico rispetto alle grandi platee europee e sudamericane?

E’ stato un Mondiale particolare, diverso, però è sempre un Mondiale con tutto quello che implica: tutto il mondo aspetta impazientemente per quattro anni e poi lo segue con stupore e ammirazione.

Turchia e Corea del Sud furono le sorprese di quel campionato. Cosa le portò ad arrivare al terzo e quarto posto?

Credo che se arrivi ad un livello simile è perché ci hai creduto con tutte le tue forze, lo hai voluto molto intensamente. E poi credo abbia avuto una certa importanza anche la componente fortuna.

Javier, sei il giocatore argentino con più presenze nella Seleccion (145, di recente superato da Mascherano a Russia 2018 con 147) nella quale hai giocato dal 1994 al 2011. Eppure hai disputato “solo” due mondiali, saltando quelli del 2006 e del 2010. Ci puoi raccontare perché mancasti in quelle occasioni?

Ho disputato tutte le partite di qualificazione per entrambi i Mondiali poi, a due mesi dal torneo, sono rimasto fuori. Dispiace molto ma ho la coscienza a posto. So di avere dato tutto, di essermi impegnato al massimo per far arrivare la mia Nazionale al Mondiale e per poterlo giocare. La decisione finale però non spettava a me e quindi lo devo accettare. Davvero non posso rimproverarmi nulla, sono cose che fanno parte del calcio e quindi possono capitare.

A cura di

Giornalista e scrittore, coltiva da sempre due grandi passioni: la letteratura e lo sport, che pratica a livello amatoriale applicandosi a diverse discipline. Collabora con case editrici e redazioni giornalistiche ed è opinionista sportivo nell’ambito dell’emittenza televisiva romana. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo "Ci vorrebbe un mondiale" – Ultra edizioni. Nel 2021, sempre con Ultra, ha pubblicato "Da Parigi a Londra. Storia e storie degli Europei di calcio".

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