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Jake Livermore, che non ha mai cercato scuse

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Jake Livermore, che non ha mai cercato scuse

Testo: Ettore Zanca

Illustrazione: Enrico Natoli

Tutto è possibile se impariamo a vedere la notte non come il buio che spaventa ma come una lavagna su cui scrivere. Lo sa bene Jake, che la notte l’ha attraversata e ha trovato chi lo ha condotto fuori. Jake Livermore adesso è un calciatore del West Bromwich, in Inghilterra. Quando lo vediamo perdersi, invece, sta giocando per l’Hull City. Siamo nel 2015, dopo una partita di campionato, Jake viene trovato positivo alla cocaina. La squadra lo sospende immediatamente e le norme, in caso di condanna del giudice sportivo, autorizzano il club a fare del contratto carta straccia.

Jake è disperato, ma nella sua disperazione si innesca una sorta di lucidità. Se proprio deve andare a fondo, lo farà dicendo tutta la verità. I giudici sportivi, prima di decidere la squalifica di un giocatore, ascoltano quello che ha da dire a sua discolpa. Spesso sentono delle scuse surreali e illogiche, il colpevole si arrampica sugli specchi come di fronte a qualsiasi tribunale. Per cui quando Livermore si presenta, sono pronti all’ennesima dichiarazione farsesca. Invece il giocatore ammette tutto. Dichiara che ha fatto uso di cocaina e che è colpevole. Quindi se deve essere punito, che scatti la sanzione prevista, ovvero due anni lontano dai campi. Ma c’è un ma.

Livermore dice di essere colpevole, ma vuole anche spiegare i motivi che lo hanno portato al gesto. Sua moglie aspettava un bimbo, il loro sogno si stava realizzando. Durante il parto qualcosa è andato storto e il bambino è morto. Per Jake è stato un trauma forte. E per difendersi dal dolore accecante, ha trovato rifugio nella droga. Si dichiara colpevole e non chiede nulla più che sapere il suo destino. Il giudice sportivo a quel punto fa una cosa inimmaginabile. Lo assolve. Livermore può tornare a giocare per “straordinari motivi personali”, con l’ammonizione di non ripetere mai più l’errore, anche perchè deve comunque comportarsi da padre che dovrebbe dare l’esempio, nonostante il dolore.

Da quel momento la vita sembra aver sorriso a Livermore, che è tornato sui campi e ha avuto un’altra possibilità. Infatti successivamente è nato Jayce e Livermore non scorda che deve essere un esempio. Non ci è più ricascato.

Si è anche guadagnato qualche convocazione in nazionale. Del resto Livermore significa letteralmente “più fegato”. Evidentemente Jake ne ha avuto tanto, per andare incontro alla tempesta e portare se stesso verso un porto più tranquillo. Dove il buio è diventato una lavagna su cui scrivere la sua storia.

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Ettore Zanca
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