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ItalRugby: più che un Sei Nazioni un 5+1. Ma per i soldi questo e altro

Ha ancora senso chiamarlo Sei Nazioni? O dal 2000, anno d’ingresso dell’Italia, è un “5+1”? Considerando i risultati, è più attendibile la seconda ipotesi. Del resto, un trionfo azzurro ha le stesse probabilità di una vittoria al superenalotto.

Una Cenerentola a caccia del “13”

Inutile girarci intorno l’Italia è intrusa nel salotto buono della palla ovale. Una Cenerentola che al posto delle scarpe, perde spesso la faccia. Raramente un match del “Sei Nazioni” è a lieto fine: dodici vittorie, 1 pareggio e 79 sconfitte in 92 partite giocate. 1323 punti segnati contro i 2986 subiti. Una percentuale di vittorie pari al 13%. E sedici sconfitte consecutive, striscia ancora in corso. Quanto basta per essere considerati l’anello debole? I francesi, non l’hanno mandato a dire. Quest’anno, erano così scarsi da aver pensato di perdere persino contro l’Italia. Ci hanno anche provato ma l’italrugby non ha tradito le attese. Viaggia spedito verso l’ennesimo cucchiaio di legno. Ne hanno più in Federazione che nella credenza di un ristorante. Per l’esattezza, dodici. E tutto lascia credere che, Scozia permettendo, dal superenalotto si passi al totocalcio. Se perde anche con gli scozzesi, la nazionale farà tredici. Non male, su diciotto partecipazioni…

Perché ci sopportano?

La domanda è: cosa ci azzecca una nazionale così debole al Six Nations? Beh, vi sono tanti motivi. In primis, gli azzurri sono graditi perché la presenza garantisce alle altre cinque ottime possibilità di non arrivare ultimi. Molto più seriamente, la questione è legata al business: la FIR ha un accordo sino al 2024. Al netto del risultato, conta il ricavo: il Six Nations genera un volume d’affari di oltre 500 milioni di Euro. Di cui cinquanta a ogni nazione ospitante. E anche se l’Italia non vincerà mai, poco importa: ci si sazia anche accontentandosi delle briciole. L’ultima classificata incassa comunque un milione di euro.

Le vittorie azzurre sono tutte extra sportive

In qualcosa però si primeggia. Anche se fuori dal campo. L’Italia è una meta molto ambita dagli anglosassoni durante i mesi di febbraio e marzo. L’Olimpico raramente scende sotto le sessantamila unità. Roba che solo apparentemente  non ha una spiegazione, considerando che le partite della serie A, composta da dieci squadre professionistiche concentrate nel nord-est faticano a raggiungere i 5000 spettatori. Evidentemente, gli appassionati gremiscono le tribune sia per vedere la nazionale sia, soprattutto, per assistere a un evento. Ammirare gli altri campioni.  Per un appassionato di rugby è pressoché impossibile vedere dal vivo i top player in Italia se non una due volte l’anno. Ecco perché il “Sei Nazioni”, in Italia, è un evento amatissimo. E redditizio: produce circa 20 milioni di euro. Basti considerare i prezzi dei biglietti, quasi raddoppiati rispetto ai primi anni quando per un tagliando per i settori più popolari erano sufficienti 10 euro. Adesso, per quella cifra, si compra un gadget. Un “tesserato” paga da un minimo di 24 euro a un massimo di settantasette. Altrimenti i prezzi lievitano sino ai novanta.

Georgia e Romania protestano.

Si guadagna bene, insomma. Resta, però, l’onta sportiva. L’Italia continua a perdere e collezionare cucchiai di legno. Il che irrita altre federazioni. Da diversi anni Romania e Georgia bussano alla porta del Six Nations senza risposta. Anche in questo caso, questione di soldi: per quanto Georgia e Romania possano impensierire e probabilmente anche superare il XV azzurro, la risposta dell’organizzazione è un cortesissimo (il rugby è uno sport di gentiluomini) no. Niente da fare, le poltrone sono occupate.  Del resto il volume d’affari generato da Roma non è lontanamente paragonabile da realtà come Tbilisi o Bucarest. Ecco perché le richieste di Georgia e Romania sono destinate al cestino. E per lungo tempo. Almeno sino alla scadenza del contratto. Premesso ciò, si può, ogni tanto, anche per sbaglio, vincerla una partita nei prossimi sei anni?

 

Luigi Pellicone
A cura di

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0 Comments

  1. Avatar

    Senzanome

    Aprile 23, 2018 at 12:25 pm

    Pellicone,«Un bel tacer mai scritto fu». Magari la prossima volta scrivi di qualcosa che capisci,o informati sullo sport di cui stai scrivendo

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