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Italia, paese immobile: quando la sedentarietà è diseguaglianza sociale

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Qualche tempo fa ho letto un articolo che riportava una percentuale di sedentari in Italia intorno al 42%. In un paese – immobile – come l’Italia non può stupire che lo siamo davvero e che l’attivitá motoria è carente con tutto quello che ne consegue e che campagne meritorie che si succedono nel tempo tipo “Diamoci una mossa” dell’Uisp hanno sempre lo stesso risultato e cioè un bel buco nell’acqua.

Siamo il paese dell’immobilismo assurto a sistema e quindi ma perchè mai dovremmo essere attivi e in buona salute?

Un dato che emerge è sconcertante: la sedentarietá è dilagante negli strati sociali meno abbienti, mentre tra i manager e gli imprenditori diminuisce in maniera consistente fino quasi a scomparire e a diventare un elemento qualificante.

Se sei un manager devi essere in forma, se sei un operaio sarai sedentario e con la pancia. Se sei una massaia avrai la cellulite e se hai perso il lavoro che ti muovi a fare?

Altro dato disarmante, ma che purtroppo qualifica sempre il nostro paese, è quello che si è nettamente più sedentari al sud e quindi, ironia della sorte, anche qui c’è la questione meridionale.

Sedentarietá come indice di disuguaglianza, proprio così.

Basterebbe tanto poco e colmare le disuguaglianze sulla possibilitá di muoversi, di fare moto, porterebbe a benefici incommensurabili per la societá. Viviamo, purtroppo, nel paese “immobile” e quindi perchè dare spazio a politiche adeguate per colmare questo deficit di movimento?

La sedentarietá, una vera e propria malattia sociale, si combatte con la cultura del movimento e non con la vendita del movimento.

Oggi in Italia il movimento si compra. Corsi di ogni disciplina venduti da multinazionali del movimento, ma anche dalla più piccola e meritoria associazione sportiva dilettantistica.

Il movimento deve essere un’opportunitá per tutti, al di lá della possibilitá economica e del posto dove si vive.

È mai possibile che il sud Italia debba avere così tante persone immobili con le enormi risorse che il territorio del nostro meridione ha?

Il mare è una piscina, bisogna saper nuotare e l’uomo ha imparato a nuotare in mare e non in piscina.

I boschi e i prati non sono dei tapisroulant naturali? E allora camminiamo e corriamo come quando eravamo bambini!!!

Che voglio dire? Serve una cultura del movimento, serve far comprendere, fin da piccoli, che muoversi, in qualsiasi maniera, ci fa rimanere in buona salute e che ogni forma di movimento, specialmente quelle più naturali e all’aria aperta, ci fanno sentire meglio, in forma, eternamente giovani.

Il movimento non è e mai deve essere legato alla possibilità economica o almeno così dovrebbe essere in un paese che, speriamo, prima o poi, si sveglierà dalla propria immobile immobilitá!

Per cercare di risolvere questo problema da qualche anno esiste un Protocollo d’Intesa tra il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e delle Ricerche) e il Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che prevede che nelle scuole primarie diventi obbligatoria l’educazione alla pratica sportiva per 2 ore alla settimana. Per quest’anno l’iniziativa coinvolgerà, inizialmente 7.000 istituti (1.200.000 circa alunni) e si affiancherà a un altro progetto già esistente e cioè “Sport di classe” che prevede uno stanziamento di 60.000.000€ specialmente nelle scuole del sud Italia.

Riuscirà lo sport scolastico a colmare l’enorme deficit di movimento di questo paese “immobile”?

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