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Inter mai stata in B? Sì, ma c’è un però

Negli ultimi giorni ha preso piede la polemica relativa al messaggio comparso sui profili ufficiali dell’Inter in occasione della festa dei 109 anni della squadra meneghina. A buttare benzina, secondo alcuni, sulla faida secolare tra Juventus e il club neroazzuro uno stralcio in particolare che si riferiva al Triplete e al riconoscimento dell’Inter come unica squadra di serie A a non aver mai fatto tappa nel campionato cadetto. Tra i tifosi delle due squadre è scattata la “guerra” sui social anche in risposta a quanto detto da Buffon recentemente, parlando degli strascichi della partita più contestata di questo campionato. Parole certamente non apprezzate dai tifosi di Icardi&co come dimostrato dallo striscione nella partita di ieri a San Siro.

Questo il messaggio intero:

La nostra è una storia diversa dalle altre. È la storia di un club con valori profondi stabiliti più di cento anni fa e che continuano a guidarci ancora oggi. Ogni giorno.Siamo nati dalla visione di intellettuali, studenti, stranieri e artisti riuniti al ristorante l’Orologio di Milano. Condividevano un’idea moderna e innovativa per quel tempo: che Milano meritasse un palcoscenico internazionale, e una squadra internazionale.E così il 9 marzo 1908 nacque l’F.C. Internazionale Milano. Una squadra che abbraccia la diversità, in cui tutti i giocatori si riconoscono sotto un’unica bandiera: quella del talento. In 109 anni di storia l’Inter è l’unica squadra italiana ad aver conquistato il Triplete e a non essere mai retrocessa. Da oltre un secolo i nostri valori – Unità, Integrità, e Passione – guidano ogni nostra azione e ci fanno riconoscere agli occhi del mondo. Giochiamo con unità – dalla nostra nascita abbiamo schierato giocatori di più di 47 nazionalità diverse e abbiamo tifosi appassionati in tutto il mondo. Siamo senza dubbio una famiglia del mondo che vince unita. Agiamo con integrità – onestà e correttezza ci guidano. Non conta solo vincere, ma soprattutto come si vince. Giochiamo con passione – con un sentimento profondo che alimenta la nostra anima indomita. I nostri valori nascono da un forte credo che ci ispira e scorre nelle nostre vene. Noi siamo davvero fratelli del mondo. Lottiamo con coraggio per ciò in cui crediamo a testa alta, e il nostro cuore batte forte. Noi siamo i nerazzurri”

Ma davvero l’Inter non è mai stata in B? Quasi. Più precisamente, non ci è andata. L’Inter e i suoi tifosi si fregiano della “immunità” alla serie cadetta. In realtà i neroazzurrri si “guadagnano” una potenziale retrocessione nel 1922. Poi, però, per una serie di imprevisti e probabilità, conservano la massima serie (ri)passando dal via…

Stagione 1921-22. Situazione complicata. Il precedente campionato si era giocato con 88 squadre. Troppe. Ai nastri di partenza della massima serie si presentano in 105. Troppe. Si consuma lo “scisma”. A Milano nasce la Confederazione Calcistica Italiana. Si giocano due tornei: quello della FIGC (47 squadre) e quello della CCI  (58 squadre). Vinceranno Pro Vercelli (CCI) e Novese (FIGC).

Tutto secondo pronostico, tranne la disastrosa stagione dell’Inter: 11 punti in 22 partite, 29 gol fatti e 66 subiti. Ultimo posto e condanna alla Serie B? Secondo il regolamento FIGC sì. L’Inter però gioca nella CCI. E allora?

Nel mare magnum della confusione arriva un’insperata scialuppa di salvataggio. FIGC e CCI accettano un confronto. Entra in scena Emilio Colombo: il direttore della Gazzetta dello Sport, chiamato a dirimere la questione, presenta il “Compromesso” che prevede lo sciolgimento della CCI e il ritorno dei “secessionisti” in FIGC. Il nuovo torneo prevede 36 squadre. 12 CCI, altrettante FIGC, sei per meriti sportivi. Restano sei posti da giocarsi, previo spareggi incrociati, fra dodici squadre: 6  CCI e 6 FIGC. É lecito chiedersi in base a quali criteri si possano ridurre i ranghi penalizzando società e squadre che meriterebbero sul campo, la massima serie. Beh, chi potrebbe spiegarcelo è definitivamente irraggiungibile. L’unica certezza è che siamo in Italia anche nel 1922: contano meriti sportivi, bacino d’utenza, titoli, trofei, amicizie e simpatie.

Diverse squadre che avrebbero diritto alla Prima Divisione sono estromesse. L’Inter  ha comunque diritto di provare a salvarsi: e torna in corsa. Il percorso prevede due spareggi. Il primo dei due match è contro lo “Sport Italia Milano”. Vittoria facile, a tavolino: la società è fallita. Resta l’ultimo ostacolo per l’agognata permanenza. I nerazzurri affrontano la Libertas Firenze. Anzi, quello che ne resta dopo la fine del campionato (a marzo) e l’imminente fusione con la Fiorentina. I toscani sono costretti a scendere in campo. Sfide andata e ritorno. L’andata si gioca a Milano, il 16 luglio 1922, a tre mesi dalla fine del campionato. La Libertas stenta a trovare undici uomini da mettere in campo. L’Inter ce li ha e se la cava: 3-0. Il ritorno è una formalità: 1-1 a Firenze. Tanta paura, ma tutto ok. Grazie al “compromesso”  l’Inter gioca e vince gli spareggi, mantiene serie A e “immunità”. Mai stata in B. Al massimo, per due mesi e senza giocarvi.

 

 

Redazione
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GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

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0 Comments

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    Riccardo

    Ottobre 11, 2018 at 5:44 pm

    Il Regolamento Campionati C.C.I. 1921-1922, Lega del Nord, prevedeva sin dall’origine che l’ultima classificata della Prima Divisione effettuasse uno spareggio con la prima classificata della Seconda Divisione: la vincitrice avrebbe giocato l’anno successivo in Prima Divisione. L’Inter, quindi, non era affatto retrocessa, ma avrebbe dovuto disputare questo spareggio, appunto con la prima classificata della Seconda Divisione.
    Il cosiddetto compromesso Colombo, costringendo l’Inter ai due spareggi, in sostanza ne aggiunse uno in più rispetto a quello già previsto dal Regolamento del Campionato.
    Prima di scrivere di cose storiche, forse sarebbe opportuno documentarsi: Gazzetta dello Sport di quell’anno, Il Paese Sportivo, testo integrale del Lodo Colombo.

  2. Avatar

    Davide

    Novembre 12, 2018 at 3:51 pm

    Bravo riccardo, hai però dimenticato di scrivere che nel seguente campionato si fusero le due leghe (figc e cci) e dovendo estromettere quasi la metà delle squadre per ovvie problematiche di sovrannumero, decisero di agevolare i cosiddetti club d’elite e permisero lo spareggio anche ai milanesi, nonostante l’ultimissimo posto in classifica.
    lo sport italia era perdipù già fallito.
    L’inte è sempre stata una squadra elitaria coinvolta in molteplici controversie, dal suo primo scudetto vinto contro ragazzi di 13 anni, ai caffè di herrera, agli arbitri europei corrotti nel triennio 64/65/66, ai passaporti falsi, alle fidejussioni gonfiate, alle intercettazioni di facchetti fino a quelle dei giocatori, alle prescrizioni con annesso scudetto richiesto e ricevuto (due anni prima e poi non tolto). e chi più ne ha più ne metta…
    lo so Riccardo la tua è stata una dimenticanza, tutti quelli che tifano le “grandi squadre” ne hanno sempre qualcuna…

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