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Insulto alla sacralità e genocidio: I Cleveland Indians ed il problema del logo razzista

Cleveland Indians, squadra di MLB, la Lega Americana di Baseball, sono tornati sotto i riflettori negli ultimi giorni dopo le fortissime polemiche di qualche tempo fa per via del loro logo, Chief Wahoo, una caricatura, definita da molti razzista, di un indiano d’America. Proprio in queste ore è stato annunciato che a partire dalla stagione 2019, la franchigia dell’Ohio abbandonerà per sempre la storica mascotte. Ricostruiamo i fatti.

PERCHE’ INDIANS:

Il termine “Indians” venne scelto nel 1914 dall’allora proprietario del club Charles Somers, per rimpiazzare il precedente nome “Naps” dopo la partenza della stella della squadra Nap Lojoie al termine della stagione 1914. Venne scelto il termine Indians perché così venivano chiamati i giocatori dei Cleveland Spiders, la vecchia squadra di baseball a Cleveland, per via della presenza nel loro roster di Louis Sockalexis, giocatore fortissimo Indiano Nativo d’America.


IL PROBLEMA DELLA PIUMA:

Un problema particolare con il logo è che include una piuma. La piuma, come raccontato da Bob Roche, direttore dell’ “American Indian Education Center”, ha un significato particolare. “La piuma rossa indossata da Chief Wahoo, è una piuma d’aquila, facente parte di un cerimoniale, donata ai guerrieri delle tribù dei nativi americani che hanno versato il loro sangue in battaglia. E’ una cosa molto spirituale, un messaggio al creatore. Il logo prende in giro la nostra religione e spiritualità. Siamo una cultura vivente e questa caricatura è il simbolo di un genocidio”.

LA PROTESTA:

In occasione della prima gara delle World Series 2016 contro Chicago, sfruttando la grande cassa mediatica di un evento di tale portata, centinaia di nativi americani hanno protestato sia all’esterno che all’interno dello stadio dove sono stati bruciate alcune bandiere ritraenti Chief Wahoo.

I TENTATIVI LEGALI:

Negli anni si sono susseguiti tantissimi tentativi legali per far rimuovere Chief Wahoo dal merchandising di Cleveland, tutti miseramente falliti. Il più eclatante, una proposta legislativa del 1993, che metteva come condizione per l’ottenimento dei fondi pubblici per il nuovo stadio la rimozione di Chief Wahoo come logo dei Cleveland Indians. La proposta non passò per sei voti.

DIRITTI CIVILI:  

La commissione Americana dei diritti civili, senza entrare nello specifico sul caso Chief Wahoo, ha rilasciato un’opinione, non vincolante, dove si oppone all’uso di mascotte native americane da parte di squadre non native americane. In più ha sconsigliato del tutto l’utilizzo dei simboli nativi americani nelle squadre sportive.

IL DE-CHIEFING:

Una parte di tifosi degli Indians, pur continuando a sostenere la squadra, ha cominciato ad abbandonare l’utilizzo di Chief Wahoo e tutto il merchandising ad esso collegato. Tant’è che il logo comincia ad essere notevolmente meno presente all’interno dello stadio. Anche i giornali, dopo la richiesta dell’Associazione Giornalisti Nativo Americani, hanno acconsentito a non mostrare più il logo di Chief Wahoo.

LA POSIZIONE DELLA FRANCHIGIA:

In passato, la proprietà ha più volte dichiarato di non voler abbandonare Il logo Chief Wahoo non considerandola affatto razzista. Ma negli ultimi giorni sembra aver cambiato completamente rotta, decidendo l’accantonamento a partire dalla stagione 2019.

Sarà interessante vedere come si muoveranno le altre squadre presenti anche in altri sport che hanno come simbolo nativi americani come ad esempio la franchigia NFL dei Washington Redskins o i Chicago Blackhawks di Hockey.

Emanuele Sabatino

Nato a Roma nel 1990, anno delle notti magiche. Ex giocatore di basket, nonostante gli studi in legge, dopo una lunga parentesi personale negli States, decide di seguire la sua passione per lo sport e per il giornalismo. Giornalista iscritto all'albo, da quattro anni vice caporedattore di GiocoPulito.it, speaker radiofonico a Tele Radio Stereo e co-conduttore a TeleRoma 56.

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0 Comments

  1. Avatar

    Rabinki

    Febbraio 2, 2018 at 11:10 pm

    Spett. Emanuele quello non è un logo ma un marchio… poi il resto.

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