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Indonesia, Grecia, Algeria e Tunisia, ma quando alleno a casa mia?

Indonesia, Grecia, Algeria e Tunisia, ma quando alleno a casa mia?

A cena si parlava di Natale, nei suoi aspetti poco religiosi: quanti saremo il 24? Quali regali? Quanti torroni? Quanti panettoni … Pandori,  insomma quei discorsi che nelle famiglie (quelle poche che resistono sotto questo cielo) si sono sempre fatti e si faranno sempre (spero).

Squilla il  mio telefono e leggo “MONGI Tunisia Procuratore”.

Tutte le volte che mi aveva chiamato questo signore mi aveva sempre proposto cose più o meno impossibili, questa volta mi sembrava una cosa veramente lontana, al punto che inizialmente non gli ho dato la giusta importanza, condizionato sicuramente dal fatto che ormai ero entrato nella logica “natalizia” quella della serie:  “mangio tutto e poi mi metto a dieta dal 2 gennaio, anzi no dal 7, dopo la Befana”.

Questa volta però mi ha chiamato con insistenza, rispetto alle altre, e allora gli ho prestato attenzione. “Coach, lo Stade Gabesien, squadra che milita nel massimo campionato tunisino, ha esonerato il tecnico e il presidente Ayachi Aijriudi Mohamed, un ricchissimo uomo d’affari  e potente uomo politico, fondatore di un partito politico (ho pensato immediatamente al Cavaliere), vuole te per allenare la sua squadra“.

E’ vero che conosco tanta  gente ma che, un uomo così importante come Ayachi Aijriudi Mohamed  chieda espressamente di Enrico Fabbro mi ha fatto inizialmente un po’ sorridere.

Ho chiesto: “… ma perché vuole me che non ho mai lavorato in Tunisia?”

Risposta: “Gli è piaciuto il tuo CV, ti vuole conoscere”.

Dopo il procuratore tunisino, mi chiama Ayachi Aijriudi Mohamed, per scambiare qualche impressione per telefono. Dice che mi vuole conoscere, mi invierà un biglietto aereo A/R, destinazione Tunisi. Ho sempre pensato di parlare un pessimo francese, evidente ho una pessima considerazione delle mie capacità linguistiche del paese del giovane Macron.

Arriva il biglietto, parto per Tunisi, mi vengono a prendere e mi portano in uno splendido albergo a 5 stelle (Di Maio non c’entra nulla, infatti ne avrei preferite 4, per evitare soprattutto accostamenti con un personaggio che non mi simpatico), e in quel luogo stellato aspetto l’arrivo del magnate.

Il giorno successivo mi vengono a prendere per andare a pranzo e finalmente conosco dal vivo The President che, mi porta a pranzo insieme al Bruno Vespa tunisino, che parla splendidamente l’italiano per aver studiato presso l’Università di Perugia.

Poche domande di calcio, tanta politica e tanti racconti/aneddoti  u illustri personaggi italiani della Prima Repubblica che hanno soggiornato, esuli,  nel paese di Cartagine.

Poi direttamente a casa del Presidente per parlare di Calcio. Trattativa facile, The President fa una proposta e io l’accetto. D’altra parte le mie capacità di negoziazione finanziaria rasentano lo zero assoluto. Torno in Italia mi attivo per sospendere tutto gli impegni professionali che avevo in essere (Università e Federazione Italiana Giuoco Calcio), convinco Patrizia (almeno spero di averla convinta, che sarà un sacrificio di qualche mese) e dopo qualche giorno torno in Tunisia per iniziare a lavorare con la squadra e fare il mio esordio casalingo contro il Monastir:  0 – 0 il risultato finale ma con la Var (che odio) avremmo vinto, ma per coerenza non mi sono lamentato con l’arbitro (avrebbe sicuramente detto: questo neanche è arrivato già si lamenta?”).

Il campionato viene sospeso per Capodanno riprenderà il 23 gennaio.

Dall’Italia leggo e mi aggiorno  e su una pagina di un social leggo che The President ha nominato un nuovo allenatore di campo (traduzione google translate).

Preoccupato, anche se con il contratto firmato è depositato, chiamo The President che candidamente mi spiega, che oltre alla responsabilità della Prima squadra avrò la Direzione Tecnica di tutto il Club.

Nella sostanza dovrò interessami anche della ristrutturazione societaria sotto il profilo tecnico, logistico, organizzativo e seguire il mercato. Tornato in Tunisia ho iniziato questa nuova avventura.

E’ una grande sfida in un Paese e in un football che conosco poco ma che mi affascina proprio per questo motivo.  Anche questa volta ho trovato una buona opportunità solo con la mia storia, il mio CV.  Italia mia, “…ad maiora semper”.

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Enrico Fabbro
A cura di

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