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In difesa di Lapo Elkann, il più pop della famiglia Agnelli

Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto

La seconda parte la conosciamo tutti: il giovane torna a casa, chiede perdono al padre e chiede di essere riammesso in famiglia, il padre lo accoglie e per lui ammazza il vitello grasso suscitando le ire, poi sopite, del fratello. Questa storia in casa Agnelli sembra non riuscire mai a concludersi con il lieto fine della parabola biblica. Lapo Elkann, figlio di Margherita Agnelli (pittrice auto esiliatasi in Russia dopo il secondo matrimonio) e Alain Elkann, ieri notte ha nuovamente messo in difficoltà gli addetti alla cura della reputazione del brand “Agnelli”.  Dopo due giorni di bagordi in compagnia di spacciatori ed escort transessuali ha inscenato un finto rapimento chiedendo alla famiglia 10mila euro cash. L’epilogo non poteva che essere la sua incriminazione per la farsa messa in scena. Questa storia ricorda da vicino un vecchio film del 1987, “Da grande”, in cui un bambino diventato adulto improvvisamente a causa di una magia, e interpretato da Renato Pozzetto, finge di essere rapito e chiede un riscatto. “Fermi non sparate, c’è di mezzo un bambino“, sono queste le parole che pronuncia ai suoi uomini il commissario intervenuto per bloccare il rapitore nascosto dietro la maschera di Paperino. Può essere questa la chiave di lettura per capire meglio questo ennesimo pasticcio nel quale si è infilato un uomo baciato dalla fortuna per essere nato nella famiglia giusta? La più giusta in Italia? Lapo non riesce a tenere a freno i suoi demoni e come nella migliore delle tradizioni dei figli cadetti, costringe i “grandi” a rincorrerlo nelle sue marachelle. Lapo ha avuto un rapporto burrascoso con l’azienda di famiglia, è stato responsabile, con successo, della promozione del brand del gruppo Fiat sopratutto tra i più giovani attraverso il merchandising che ha recuperato il vecchio logo della Fiat. Dopo l’arrivo in plancia di comando di Sergio Marchionne i rapporti si sono raffreddati. Della Juventus, invece, è solo un grande tifoso essendo saldamente nelle mani del cugino Andrea Agnelli.

Eppure le sue indubbie doti relazionali hanno fatto breccia nel cuore dei tifosi bianconeri che non stentano a prenderne le difese. Forse perché è più facile immedesimarsi in un guascone combinaguai che in un uomo che non sbaglia un colpo, dal matrimonio perfetto alla carriera top. Oppure perché è più facile autoassolversi, dai propri errori e fallimenti, pensando che la fortuna bacia chi non se lo merita. Fatto sta che Lapo, nonostante tutto, è riuscito a creare un rapporto empatico con chi lo osserva da lontano simile solo a quello del nonno. Perché? Perché quando ci spogliamo degli sciocchi moralismi con i quali ci costruiamo finti altarini da censori pensiamo che, in fondo, al suo posto ci vorremmo essere e forse, al suo posto, avremmo lo stesso. O meglio, avremmo fatto peggio.

Redazione
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