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In campo con il passaporto: quando si segna in Bosnia e si esulta in Croazia

Ai confini di calcio, realtà, politica e…geografia. Protagonisti: Tre popolazioni, due nazioni, una squadra di calcio. Qui Kostajnica, Bosnia. Anzi Croazia. Anzi tre quarti di Croazia, un quarto di Bosnia e un doppio caffè, per capirci qualcosa. Il Partizan di Kostajnica è una squadra di calcio fuori dal comune, Stato e Unione Europea. Tutta “colpa” di una città che si sviluppa lungo il fiume Una, al confine fra Croazia e Bosnia e ha due anime e tre popolazioni: la Hrvatska Kostajnica, 2746 abitanti, giace sulla riva sinistra. La Bosanka Kostajnica a nordovest del fiume conta 6308 abitanti. Ah, per la cronaca, lo stadio è per tre quarti sulla porzione bosniaca che a sua volta appartiene alla regione della Repubblica Srpska: demograficamente, dove la più alta percentuale di abitanti è Serba.

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In mezzo a questo caos, c’è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano equivoci tattico-politici: il campo da calcio è tagliato per un terzo dalla linea di confine dei due stati. Uno Comunitario (Serbia) e uno Extracomunitario (Bosnia). Quanto basta ai calciatori per ritrovarsi a ridosso della frontiera. Porte e panchine, per capirsi, giacciono in due stati diversi. Dunque chi scende in campo, portieri esclusi, transita avanti e indietro fra i due stati per centinaia di volte:  Si segna in Bosnia, e si esulta in Croazia, e viceversa.

E le sostituzioni? Nessun problema: spogliatoi e panchine sono in Croazia quindi, prima di entrare in campo, o di subentrare, niente passaporto. Tuttavia l’impianto non ha delle tribune molto alte, quindi può capitare che il pallone possa oltrepassare il recinto e terminare la sua traiettoria oltre confine: in Serbia o in Croazia? Ottima domanda. Nel dubbio i raccattapalle portano con sé il visto qualora incappassero in guardie di frontiera poco sportive o particolarmente zelanti. Va anche peggio agli spettatori. Dipende da che parte della città provengono. Immaginatevi la scena: siparietto fra tifosi e forze dell’ordine. Scusi, dove va lei? Vorrei vedere la partita. Bene, favorisca biglietto e passaporto, grazie. Altro che tessera del tifoso

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