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Il viaggio di Javi Poves: la storia di un calciatore anti-sistema

Il viaggio di Javi Poves: la storia di un calciatore anti-sistema

Ha compiuto da poco 34 anni Javi Poves, il talento spagnolo che a soli 24 anni ha detto addio al calcio perché disgustato dall’ambiente che lo circondava, preferendo una vita più coerente con il suo modo di intendere le cose. Vi raccontiamo la sua storia.

Ultimamente dal mondo del calcio potremmo aspettarci qualsiasi cosa: molti altri giocatori universalmente considerati mediocri riescono a strappare il contratto della vita e garantirsi una “discreta” pensione in Paesi che hanno necessariamente bisogno di star del calcio che conta per aumentare la visibilità del movimento. Tutto ciò ormai è normalità, ma c’è chi ha avuto il coraggio di rinunciare alla vita di calciatore professionista, non sentendosi rappresentato da un mondo ormai governato dalle logiche del denaro.

Le dichiarazioni di Javi Poves

E’ l’agosto del 2011 quando il calcio spagnolo viene scosso da un’incredibile notizia, Javi Poves, calciatore dello Sporting Gijòn, a soli ventiquattro anni annuncia il suo addio al calcio dichiarando «Il calcio professionistico è solo denaro e corruzione, è capitalismo, e il capitalismo è morte. A cosa mi serve guadagnare 1000 euro invece di 800, se so che derivano dalla sofferenza di tanta gente?». Una vera e propria bomba, che colpisce non solo il calcio spagnolo, e neanche quello europeo, ma tutta la società capitalistica occidentale. Rinnegando l’appartenenza al sistema calcio, Poves, mette in discussione il sogno di milioni di bambini, e svelando i lati più oscuri del mondo del pallone, la sua storia tiene incollati alla televisione e ai giornali migliaia di persone, i più grandi appassionati e i critici più feroci, politici e tifosi.

Chi è Javi Poves?

Ma facciamo un passo indietro. Javier “Javi” Poves Gòmez nasce a Madrid nel 1986 e all’età di 8 anni entra a far parte delle giovanili dell’Atlético Madrid, dopo aver compiuto tutta la trafila, a 19 anni viene ceduto alla terza squadra di Madrid, il Rayo Vallecano, che lo gira per due anni in prestito al Las Rozas e al Navalcarnero, militanti nell’equivalente della nostra serie D; quindi nel 2008 arriva la chiamata dello Sporting Gijòn B, e dopo due stagioni come riserva, arriva finalmente il tanto atteso esordio nella Liga, nel maggio del 2011, contro l’Hércules. Il coronamento di un sogno, penserebbero in molti, ma non è così, perché è in questo periodo che Javi inizia a vedere il calcio con un occhio diverso, e manifesta i suoi primi malumori. In quanto membro della prima squadra dello Sporting, gli viene regalata dalla società un’automobile, ma lui, sostenendo di sentirsi male al solo pensiero di possedere due auto, la restituisce immediatamente. Chiede inoltre alla società di non essere pagato tramite bonifico bancario perché non vuole che si speculi con il suo denaro, in merito dichiara a La Naciòn «non voglio far parte di un sistema basato su guadagni milionari resi possibili dalla morte di altra gente in America del Sud, Africa o Asia. La fortuna di questa parte del mondo è la disgrazia del resto. Mi definiscono anti-sistema, ma non so neanche io cosa sono».

Le dichiarazioni di Poves creano una tempesta mediatica inimmaginabile, e così, per chiarire le proprie esternazioni, nell’estate del 2011 si concede a numerose interviste, escluse quelle televisive però, nelle quali spiega meglio i propri piani per il futuro. Javi dichiara  «Voglio conoscere veramente il mondo, sapere com’è. Andare in Africa. Non serve molto denaro. Sono stato in Turchia in hotel che costavano 3 euro. Non voglio prostituirmi per vivere, come il 99% della gente. Se non posso vivere una vita pulita in Spagna, lo farò in Birmania. O dovunque sia».

I viaggi di Javi Poves

Vola in Senegal, dove vive per alcuni mesi con una famiglia del posto, senza però aderire a qualsiasi organizzazione non governativa, in quanto in disaccordo con le loro politiche solidali. Qui contrae la malaria, perché per protesta contro le case farmaceutiche non vuole vaccinarsi, ma guarisce poco dopo (ammirabile la coerenza) grazie a dei rimedi naturali. Quindi torna a Madrid, soggiorna per un po’ a Roma, e dopo la fine della relazione con la sua storica fidanzata decide di dare una significativa svolta alla sua vita. Dormendo in alloggi a buon mercato o, come spesso accade, per strada, e spostandosi in autostop e autobus, parte per il Messico. Quindi è la volta di Cuba, Paese dal quale viene deluso per la grande povertà e per la totale mancanza di libertà. Dopo un mese arriva in Venezuela, il governo di Hugo Chàvez lo impressiona per la grande attenzione nei confronti dei poveri e dei disagiati. Da qui in poi però si perdono le sue tracce, del resto è difficile localizzare un uomo che viaggia senza cellulare e che utilizza internet ogni tre o quattro giorni per poter parlare con la famiglia.

Il pensiero politico di Javi Poves

Nel 2013, però, Quique Peinado vuole intervistare Javi per raccontare la sua storia nel libro Calciatori di Sinistra. Accetta, ma a modo suo, perché non rilascerà una vera e propria intervista, ma risponderà ad un questionario scritto, in cui, come dichiara l’autore del libro «racconta aneddoti sconnessi riguardanti i suoi viaggi, messaggi al mondo intero, scritti con un linguaggio messianico e difficile da capire». Nel questionario Poves espone tutte le idee maturate nel corso degli ultimi anni, è un fiume in piena. Scrive di non considerarsi nè di destra nè di sinistra, esterna i suoi dubbi sui veri autori degli attentati alle Torri Gemelle, sulla spontaneità della Primavera araba. Soprattutto, però, dichiara di essere contro il Sionismo e contro gli Ebrei, causa, a suo dire, di tutto ciò che di brutto accade nel mondo. Un brutto colpo scoprire che colui che era stato idealizzato come il supereroe che combatte il capitalismo, in realtà non è altro che un complottista, antisemita, o forse, più semplicemente, un ragazzo molto confuso.

La nuova vita di Javi Poves

Ultimamente però Javi è ricomparso sui nostri radar. Infatti è tornato in Spagna nel 2014, e ha aperto a Madrid un Bio-Bar, in una recente intervista ha anche dichiarato (e ci mancherebbe altro) di ammirare Putin, e di considerarlo il miglior politico in circolazione.

Dopo la fallimentare avventura come imprenditore, decide di vendere il bar, e con il ricavato fondare una società di calcio, il Mòstoles Balompié, una società in cui fare calcio in maniera differente, in cui i ragazzi non vengono trattati come “mercanzia”. Nel giugno 2019 la squadra ha cambiato nome adottando quello di “Flat Earth fc”, Terra piatta, in linea con la particolarità del presidente e fondatore.

Un personaggio controverso, a tratti potremmo definirlo confuso, ha idealizzato un nemico dal quale liberarsi a tutti i costi, a quanto pare è tornato sui suoi passi, tornando nel mondo dal quale era fuggito, che però ha avuto il coraggio di andare controcorrente in un mondo in cui la parola d’ordine è omologazione.

Andrea Loiacono
A cura di

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0 Comments

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    ENRICO GIRALDO

    Gennaio 16, 2017 at 9:12 am

    Buongiorno, mi scusi dott. Andrea Loiacono. Ho letto con piacere l’articolo su Javi Poves del quale conoscevo la storia, ma ne avevo perso le tracce. Mi dispiace molto leggere, oltre alla cronologia di date che contraddistinguono la particolare scelta di vita di questo ex giocatore professionista, anche le sue valutazioni personali che non le competono e che non corrispondono alla verità. Come può definire ‘ragazzo confuso o complottista antisemita, una persona di un livello di umanità e di uno spessore intellettuale unico che lei chiaramente non sarà in grado di raggiungere neanche se potesse disporre di cento vite. L’assioma essere contro il sionismo, uguale antisemita, poi, è frutto di una sua congettura, che dimostra i suoi valori e le sue reali competenze. So che non risponderà e questo sarà la conferma della sua pochezza…. + Poves – Loiacono

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      Andrea Loiacono

      Gennaio 16, 2017 at 11:51 am

      Ciao Enrico, se conosci la storia di Poves penso che tu abbia letto il libro di Quique Peinado “Calciatori di sinistra” nel quale si parla della storia che ho raccontato. L’assioma essere contro il sionismo=antisemita è sbagliato, senza dubbio, ma accusare l’intera comunità ebraica di essere la causa a tutti i mali del mondo penso sia chiaramente antisemitismo. In secondo luogo il livello di umanità e lo spessore intellettuale sono valutazioni soggettive, perché a mio modo di vedere una persona che incolpa una specifica comunità come la causa di ogni male nel mondo, non ha un “livello” di umanità così alto. Terzo, e mi scuso, non volevo scrivere “complottista antisemita” ma “complottista, antisemita” differenziando le due cose, in quanto considero tale una persona che aderisce a numerose teorie complottiste. Spero di esserti stato d’aiuto, un saluto!

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    ENRICO GIRALDO

    Gennaio 27, 2017 at 9:57 am

    Buongiorno Dott. Loiacono, le sue speranze sono vane. Apprezzo la sua risposta, lei comunque, non mi è stato d’aiuto. Primo, non ci conosciamo per cui al “Buongiorno”, non si risponde “Ciao”, ho una figlia che ha quasi la sua stessa età.
    Non ho letto quel libro, anche perché ho scritto che avevo perso le tracce di Poves, sapevo solo la notizia del suo abbandono del calcio professionistico. Per quanto mi riguarda considero importante e unica la sua scelta di vita e questo “personalmente” (ma non ha nessuna importanza perchè è una mia considerazione) vale di più di qualsiasi dichiarazione. Le valutazioni che si fanno sulle dichiarazioni delle persone sono aria fritta, quello che a mio avviso era più giusto sottolineare era il suo comportamento unico e fuori dall’ordinario, senza doverlo screditare con giudizi. Anche perché Poves continua ad avere una vita coerente con la sua scelta. I giudizi sono figli di una visione “ufficiale” della realtà e io mi
    auguro che lei abbia ragione, non per me, ma per lei. Definire “complottista” chi pensa con la propria testa e non riesce a farsi prendere per il culo da ricostruzioni di comodo, a mio avviso, dimostra solo di avere una mente lucida, non confusa (è questa la cosa che trovo più insolente nell’articolo, definire “confuso” qualcuno perchè non ha le sue stesse idee). E’ per questo motivo che mi sono permesso di fare una valutazione personale e definire Poves, persona di spessore. Ripeto, la sua scelta è unica, probabilmente era più giusto sottolineare questa, anzichè porre l’accento sulle sue dichiarazioni personali, che come le sue e le mie lasciano il tempo che trovano.
    Per finire, apprezzo molto chi scrive notizie riguardanti aspetti particolari di uno sport che ho amato tantissimo, ma che difficilmente si fa apprezzare, perchè completamente corrotto (dicono che sia lo specchio della nostra società, ma io non ci credo…).
    In realtà ci sono anche in Italia, esempi positivi… Damiano Tommasi per citarne uno recente… continui a scrivere parlando di questi aspetti del mondo del calcio e sarò lieto di leggere i suoi articoli…
    – Buffon – Bonucci – Cassano
    + Poves + Petrini + Damiani
    Buona giornata e Forza Bari

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    Diego

    Agosto 9, 2017 at 1:17 pm

    Sono stupefatto e sbalordito dalla scelta di questo ragazzo. Conoscevo la storia ma credevo la sua fosse soltanto una mattana che sarebbe presto rientrata. Scopro, da questo articolo di cui ringrazio l’autore, che non è stato così. Che dire ? Sarà anche un ragazzo confuso ma in un mondo standardizzato questo ragazzo ha mostrato coraggio al limite dell’incoscienza, e soprattutto che la libertà può lambire l’emarginazione quando te ne prendi talmente tanta da ritrovarti solo con te stesso perché gli altri non arrivano a quel tuo livello di disobbedienza. Può anche capitare che vengano esternate opinioni non proprio condivisibili, ma credo facciano parte del processo di maturazione del personaggio. Grazie comunque per l’articolo.

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    Amos

    Settembre 19, 2017 at 3:17 am

    Ciao Andrea, non ci conosciamo e non so come stasera sono arrivato fin qui ma ho letto l’articolo e ci tenevo a farti i complimenti.
    Ignoravo questa storia e complice la fluidità narrativa sono arrivato alla tua stessa analisi che è ben diversa dall’esprimere un giudizio.
    Ancora complimenti

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    Luca

    Settembre 19, 2017 at 5:16 am

    A 24 anni é ammissibile vivere in un mondo parallelo e fa parte del processo di maturazione condivisibile o meno peró la connessione calcio=morti in africa e asia proprio non la comprendo e gia questo mi sembra sufficiente per definire questo ragazzo un idealista confuso.
    Poi lasciamo perdere il discorso ebrei perché quando si tocca questo tasto scattano automatiche le difese d ufficio (in questo caso da parte dell autore) e il classico “antisemita” che ci sta sempre bene ovunque.

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    CARLO

    Settembre 19, 2017 at 10:34 am

    PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON POVES GOMEZ.E’ POCO DIGNITOSO PROSTITUIRSI IN MONDO DOVE VIGE LA REGOLA DELLA OMOLOGAZIONE PER VIVERE TUTTO IN FUNZIONE DEL DANARO,MA E’ ANCHE VERO NON E’ DA TUTTI AVERE LA FORZA AD USCIRE DAL SISTEMA PER QUESTI ULTIMI SAREBBE AUSPICABILE RIDURRE PERLOMENO I DANNI…………………….

  7. Avatar

    Alessandro

    Settembre 26, 2017 at 2:25 pm

    Questa è la prima volta che sento parlare di questa persona, non è strano visto che dei calciattori sappiamo anche il numero di scarpe e di fidanzate?

  8. Avatar

    Aldo

    Settembre 27, 2017 at 8:31 am

    Volevo solo chiarire una cosa: i complottisti, sono quelli che i complotti li mettono in atto, non quelli che li denunciano.

  9. Avatar

    ndr60

    Settembre 28, 2017 at 12:55 pm

    Tanto di cappello alle scelte di questo ragazzo che sarà tutto tranne che confuso. Purtroppo il calcio odierno è parte fondamentale dello show business che ha il preciso compito dei circenses romani: tenere buono il popolo e non farlo pensare ad altro. Il calcio è un business globale del fatturato di miliardi (10 miliardi di euro/anno, per quello europeo) e i calciatori sono gli attori/vittime principali: osannati o triturati, secondo le convenienze degli investitori e/o azionisti.
    Auguro a Poves di trovare la sua strada, lontano dai riflettori ma vicino a persone che gli vogliano bene come essere umano, e non come un pezzo di carne da sfruttare e poi buttare via.

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