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Il Twente penalizzato: la guerra ai fondi del calcio a una svolta?

L’Europa del calcio prova ad alzare un muro contro i fondi di investimento. Se la vera rivoluzione del pallone del Vecchio Continente era iniziata venti anni fa in Belgio con la sentenza Bosman, è significativo il fatto che proprio dalle parti di Bruxelles sia cominciata la ‘stretta’ nei confronti dei club che fanno affari con le TPO (Third Part Ownership, ovvero dei soggetti proprietari di una percentuale del cartellino di un calciatore): lo scorso settembre, infatti, il Seraing, club di seconda divisione belga, è stato sanzionato con un blocco dei trasferimenti fino al 2018 per il legami con la Doyen Sports Investments (DSI), forse il fondo d’investimento più potente del mondo del pallone.

Sono passati solo pochi mesi, ed è arrivato un nuovo provvedimento nei confronti di un club d’elite da tempo connesso con la stessa Doyen: il 15 dicembre, la Federcalcio olandese ha punito con tre anni di esclusione dalle competizioni della Uefa e una multa di 42.500 euro il Twente, giudicato colpevole per un accordo firmato nel 2014 con il fondo, per il quale il club di Enschede ha concesso il diritto a percentuali fra il 10 e il 50 per cento sulle future vendite di sette suoi giocatori in cambio di un finanziamento da 5 milioni di euro. In questo caso non si tratta quindi propriamente di TPO, ma di TPI (Third Part Investments), un istituto inizialmente non regolamentato dalle norme Fifa.

Colmata questa lacuna con la circolare 1464 del 22 dicembre 2014, la Federazione calcistica mondiale ha dunque inasprito la sua lotta ai fondi di investimento, che dal Portogallo alla Russia stanno prendendo sempre più piede. Ma buona parte del merito va attribuita al lavoro di Football Leaks, un collettivo di autori portoghesi che attraverso le sue rivelazioni sul mondo del calcio ha contribuito a fare chiarezza su quanto stesse avvenendo in Olanda, provocando anche le dimissioni del presidente del Twente, Aldo van der Laand, lo scorso novembre. Il mancato ricorso della dirigenza dei ‘Tukkers’, del resto, equivale a una sorta di dichiarazione di colpevolezza.

Anche se a livello pratico la sanzione nei confronti del Twente, club ormai da anni in crisi economica e vista anche l’attuale posizione di classifica difficilmente avrebbe potuto sperare in un ritorno in Europa a stretto giro di posta, potrebbe essere considerata secondaria, il segnale che ne consegue non lo è. La DSI e i suoi simili negli ultimi anni stanno cercando di espandersi, e la guerra che la Fifa gli sta dichiarando sa tanto di campanello di allarme per quei club (anche italiani, tra tutti il Milan) che negli ultimi tempi sembravano sempre più nella sua orbita.

Aver puntato per difendersi in tribunale su Jean-Louis Dupont, l’avvocato che con la battaglia al fianco di Bosman negli anni ’90 cambiò per sempre le dinamiche del calciomercato e del mondo pallonaro in generale, non ha per il momento portato i frutti sperati dalla Doyen. Per il numero uno della società con sede a Malta, Nelio Lucas, uno stop forse inatteso nella corsa che sembrava lo stesse portando ad un ruolo sempre più influente in una realtà in cui anche i semplici tifosi si ritrovano sempre più spesso a parlare di commissioni e percentuali sulla futura rivendita. Un mondo in cui la passione e i valori dello sport sembrano avere ben poca voce in capitolo.

FOTO: www.zimbio.com

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