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Il Paliano, Imanol e i treni che passano

Il Paliano, Imanol e i treni che passano

Questa è la storia di una squadra e di treni che passano una volta sola. Il campo è in erba sintetica. Dà su una vallata meravigliosa che gioca con i colori ogni giorno dell’anno. Ad accoglierti se vai a trovarli da tifoso, un buon caffè e una custode che fa il suo lavoro con amore e ironia.

Paliano è una piccola cittadina in provincia di Frosinone. Uno di quei paesi della “terra di mezzo” nel confine tra la Ciociaria e Roma. Ogni domenica questo piccolo borgo sta vivendo un’avventura nuova. La squadra è originata da una fusione ed è allenata da Francesco Russo, milita in promozione. Le maglie sembrano quelle del Parma. E come il Parma, la squadra sta arrampicandosi in zone della classifica alte e senza porsi traguardi precisi fa vittime eccellenti.

Se arrivi da fuori però, rimani affascinato dall’amicizia e dal clima che si respira. Sulle indubbie capacità di squadra e allenatore non ci piove. Ma quando li vedi in campo, hai l’impressione del lavoro artigianale e preciso che ha assemblato questo meccanismo.

E poi ti rendi conto che questa squadra è figlia dei treni. Quelli che passano una volta sola. E che magari si portano via un futuro diverso.

C’è Marco, ad esempio. Marco Lanni. Una vita nelle giovanili della Lazio, incroci nobili nelle sue partite, Verratti ad esempio, contro cui giocò quando era ancora un ragazzino e che adesso governa il centrocampo del PSG e della nazionale. Marco ha giocato nella Salernitana di Lotito. La sua vita era il pallone, ma ad un certo punto ha deciso che forse era meglio pensare ad una tranquillità lavorativa. Ha studiato e si è laureato. Però quando lo vedi giocare, non ruba l’occhio a poco attenti. Ma se guardi bene, il pallone dai piedi non se lo fa togliere facilmente e ne sradica parecchi facendo legna a favore dei compagni.

Marco Lanni

C’è Simone Ceccobelli, che ha giocato a Perugia, convocato anche in serie A, Catania, Fermana. Agli amici racconta che se gli fosse capitata la stessa opportunità ma con qualche anno in più di esperienza, sarebbe andata diversamente. Era tra i grandi del calcio ad appena vent’anni. Matteo Salvi, campione d’Italia berretti con Stellone, ora mister del Palermo. Amico di Gori, che gioca stabilmente nel Frosinone in serie A. Matteo è un altro che ha valutato che era meglio fare del calcio solo una passione, lavora, allena i bimbi e ha una laurea in scienze motorie. Insieme a Lanni fanno la linea Maginot del centrocampo.

Leonardo Martinoli è un altro che ha valutato che era meglio restare nei paraggi, durante la settimana produce vino e la domenica corre lucidamente e con le idee chiare. Simone Matozzo, in 4 anni 4 categorie a salire. Chissà dove sarà l’anno prossimo, magari insieme al Paliano. Yuri Fazi, granatiere dell’attacco, con un passato nell’atletica leggera. Che gli dà velocità e sostanza.

Pizzuti e Romagnoli, che come tutte le coppie centrali rodate, sono in duo anche nel citarli. Hanno giocato anche in categorie superiori. Il fedelissimo e senatore dello squadra, Roberto Ponza. O Neccia, che ha giocato con Zappacosta che ora milita nel Chelsea.

Ma per andare a guardare uno dei treni passati più rilevanti dobbiamo guardare tra lo staff tecnico. Dove c’è Imanol, preparatore atletico.

Belaunzaran Imanol Schiavella, questo il suo nome completo. E si racconta lui stesso:

“Imanol è il mio nome (si vede chi comanda a casa), Schiavella è il cognome di mio padre e Belaunzaran è il cognome di mia madre. Mia mamma Arantxa è basca, di Andoain, un paese vicino San Sebastian, ed è venuta in Italia dopo aver conosciuto mio padre e si è stabilita a Genazzano, dove è ancora oggi. Quindi sono metà italiano e metà  basco, grazie a mia madre. A Tor di Quinto giocavo in porta nella Juniores. Ero appena stato aggregato alla juniores di Paolo Testa, due anni sotto età e stavamo facendo le finali per lo scudetto, che poi avremmo perso in finale con il Pianura ai tempi supplementari. Proprio in quei giorni, venne l’ Athletic Bilbao a fare un torneo a Fiumicino con la squadra dei 91. Parlando con il responsabile del settore giovanile Koldo Asua che si era informato della mia situazione, mi propose di fare una settimana di prova a Lezama”.

“Andai a provare e successe il caos totale con i giornalisti, perchè  io sono nato a Palestrina, e la filosofia dell’ Athletic prevede che possano giocare lì solo i calciatori nei Paesi Baschi o cresciuti lì. Così da un giorno all’ altro mi ritrovai su tutti i giornali e su qualche telegiornale, e dopo una settimana di prova e una di “riflessione” da parte loro, mi comunicarono che avrei fatto parte del Juvenil dell’Athletic l’anno dopo. Per una serie di problemi fisici dopo due anni mi comunicarono che non avrei fatto parte più dell’ Athletic. Sinceramente mi sono un po’ preparato prima, perchè bene o male avevo intuito la situazione, mi sono lasciato in buoni rapporti con tutti e sono ancora in credito con loro e probabilmente lo sarò per sempre, per tutto quello che mi hanno dato. Sarei potuto rimanere in Euskadi, con società all’epoca erano in serie C spagnola, ma poi negli anni sarebbero arrivate in serie A, ma volevo tornare vicino a casa, e quindi ho accettato l’offerta della Casertana, che mi permetteva di tornare più o meno vicino a casa e allo stesso tempo mi  dava qualche possibilità a livello calcistico anche. Scelta che non rifarei, quella di tornare in Italia.”.

Imanol ha incrociato parecchi giocatori che poi tra Liga e Premier hanno fatto un bel percorso, Kepa, portiere del Chelsea su tutti.

“Professionalmente credo per me non ci possa essere soddisfazione più grande, anche se so che è molto difficile, perchè nell’ Athletic c’è un livello di competenze per quanto riguarda i tecnici e i preparatori molto ma molto alto…io intanto posso dire che sono stato molto fortunato ad essere stato giocatore dell’ Athletic per due anni e ne vado molto fiero.”

Questa squadra è fatta da giocatori che forse non hanno preso quel treno che passa una volta sola, ma sono saliti tutti insieme su un altro treno, diverso, divertente, appassionante. E soprattutto fatto di ottimi compagni di viaggio, che è la cosa che più conta per le sfide da vincere.

Ettore Zanca
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