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“Il nostro campionato è il più bello del mondo” Parola di Mister Marzella del Real Statte, la Juventus del calcio a 5 Femminile

Fondare una squadra di calcio ed esserne anche l’allenatore. Impossibile? No, se parliamo di calcio femminile. Calcio a 5 femminile e, nel dettaglio, della Real Statte squadra militante in Serie A Elite.

Sembra una favola quella della squadra tarantina, nata nel 1995 da Tony Marzella (allenatore da allora delle ragazze di Taranto) che prima gioca i tornei di promozione e poi si iscrivere ai campionati della Figc.

Sembra una favola ma non lo è visto che nel giro di vent’anni diventa la squadra più titolata d’Italia con ben 11 trofei nazionali così divisi: 3 scudetti, 4 Coppa Italia e 4 Supercoppa Italiana.

Un club che non pensa solo ai successi e ai tronfi in campo ma si dedica molto al sociale soprattutto attraverso il coinvolgimento attivo delle scuole. Con molti istituti infatti, la Real Statte prevede insegnamenti di calcio sia nelle ore curriculari sia esterni agli orari di scuola; molte sono le iniziative anche nel periodo natalizio e con le parrocchie del territorio: lo scorso anno la società è stata la testimonial di un’associazione contro ogni forma di discriminazione, quest’anno la loro lotta sarà contro la violenza sulle donne.

Tornando al campo, il 2016/2017 si apre con una “rivoluzione” tra le calciatrici dato che la campagna acquisti ha portato 10 nuove ragazze in squadra. Ma di questo e di altro parliamo proprio con il mister e fondatore del club Tony Marzella.

Mister, come nasce la Real Statte?

“Per gioco. Ero con la mia comitiva su un campo di calcio a 5 quando le ragazze del gruppo hanno iniziato a giocare a pallone. Da lì l’idea ed è partito tutto prima dai tornei di promozione poi nei campionati Figc. Dirò di più: siamo stati tra i fondatori di tali competizioni e siamo riusciti a spostare 6 squadra dalle Promozioni ai tornei Figc”.

La vittoria più bella e la sconfitta più bruciante?

“Ogni vittoria ha un sapore diverso. Sicuramente il primo scudetto e la prima Coppa Italia sono ricordi indelebili. La sconfitta più dura da digerire sicuramente lo scudetto perso in casa contro la Reggina; bruciante perché a casa loro avevamo vinto”.

Com’è cambiato il calcio a 5 femminile da quando ha fondato la Real Statte?

“Tantissimo soprattutto a livello qualitativo. Oggi il campionato è il più bello a livello mondiale. Nel ’95 partimmo con calciatrici locali, delle nostre parti, per arrivare a oggi e ad avere in rosa calciatrici di altri continenti senza però dimenticare le radici pugliesi. È cambiato qualcosa anche a livello economico: ora non si fa solo per passione ma giocare al calcio a 5, permette anche di guadagnare. Io penso però che sia necessario fare un piccolo passo indietro e tornare alla genuinità di qualche tempo fa”.

Una squadra, quella della Real Statte, profondamente cambiata in questa stagione. Quali i motivi?

“Già da qualche anno pensavamo di cambiare le cose. Oltre ad abbassare l’età media, abbiamo deciso di allungare la rosa sempre con l’intento di creare un progetto vincente a breve-medio tempo”.

Quali obiettivi vi ponete?

“Dato che abbiamo ragazze di grande qualità ed esperienza, puntiamo a restare al vertice poi vedremo camin facendo cosa accadrà. Sicuramente vogliamo arrivare in fondo a tutte le competizioni”.

Quali le squadre più “pericolose” per la vittoria finale?

“L’Olimpus Roma (qui l’intervista al team manager Umberto Ferrini, ndr) è, sulla carta, la squadra da battere. Diciamo che 6/7 sono i club che lotteranno con noi fino alla fine”.

La tifoseria e la Real Statte: che rapporto c’è?

“Ci hanno sempre seguiti, sono la carica in più per noi in campo. Abbiamo tifosi di tutte le età, ed è bello vedere che ci seguono perché vedono nella squadra qualcosa di sano e vero per trascorrere qualche ora di divertimento”.

Essere allenatore della squadra che si è fondata: emozione diversa dall’allenare una squadra qualunque?

“La sento come una mia creatura, questo sì. Sinceramente però non c’è nulla di particolarmente diverso. Forse una sola cosa: non ti puoi autoesonerare e, a volte, me lo sarei meritato”.

Redazione
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