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Il Napoli di Carletto

L’ottimo avvio di stagione del Napoli di Carlo Ancelotti non era così scontato come dice la classifica attuale: vice campione 2017-18 e saldamente al secondo posto in questo scorcio iniziale di campionato, unica squadra a dare l’impressione di poter rimanere in scia a una Juventus che sembra giocare le partite di Serie A col solo scopo di arrivare rodata e in forma per gli appuntamenti della Champions League.

Un risultato che, appunto, non può considerarsi scontato in ragione dell’avvicendamento in panchina che ha inopinatamente portato il “vecchio”, solido Carletto alla guida degli azzurri di De Laurentiis. La transizione della squadra, rimasta sostanzialmente immutata nei suoi elementi cardine, dal gioco scintillante ed estremo di Sarri verso quello più pragmatico del tecnico di Reggiolo costituiva probabilmente il maggiore ostacolo alla fiducia dei pronostici. Ostacolo abbattuto con prestazioni e risultati convincenti che, al netto della caduta con la Sampdoria, probabilmente catalogabile come mero incidente di percorso, collocano il Napoli in testa alla fila dei possibili inseguitori della Juventus, ancora poco credibili nelle loro fisionomie a corrente alternata spesso sul polo negativo.

A questi primi buoni riscontri del campo Ancelotti ci è arrivato coi suoi metodi flessibili, riorientando il modulo di base della squadra dall’originario 4-3-3 di matrice sarriana all’ultimo 4-4-2 applicato nella partita giocata al San Paolo col Parma. Scelta definitiva? Ce lo diranno le prossime gare, a cominciare da quella contro la Juventus, dove il fattore campo potrebbe nuovamente spingere gli azzurri a scegliere il sistema di gioco appreso da Ancelotti alla corte del suo primo mentore Sacchi, anche se rivisto e corretto. E, invero, c’è da chiedersi se il ritorno al 4-4-2, già modulo principe dell’Atletico Madrid di Simeone, non possa alla fine tornare prepotentemente di moda nel calcio italiano dopo quasi due decenni di ostracismo. Vent’anni nei quali gli allenatori hanno via via preferito il 3-4-3, il 4-2-3-1 e il 4-3-3 che oggi va per la maggiore.

Il 4-4-2 è un sistema molto equilibrato: abbinato a una buona preparazione fisica consente alla squadra di rimanere compressa in pochi metri e chiudere bene gli spazi di gioco in mezzo al campo, garantendo quindi una buona copertura ai difensori, ai quali è richiesta una particolare attenzione nella gestione del fuorigioco. Forse non è la sistemazione migliore per assalire l’inizio della proposta di gioco avversaria, anche se col sacrificio degli esterni alti il modulo può, nella prima fase di non possesso palla, trasformarsi in un 4-3-3 che lascia qualche metro in più nella distanza tra i reparti. Molto dipende dal livello di aggressività che preferisce applicare l’allenatore sui primi portatori di palla avversari.

Nel Napoli di Sarri il credo tattico era unico e assoluto e comportava un notevole dispendio di energie, visto anche il poco turn-over che applicava il tecnico volato a Stamford Bridge. Ancelotti, oggi, concede molto più spazio a tutti i componenti della rosa, garantendo quindi una minore concentrazione della fatica sulle risorse, incrementando di conseguenza la loro motivazione a partecipare più attivamente agli allenamenti infrasettimanali. Vedremo, dunque, se le scelte del tecnico azzurro, dogmatico solo nei primissimi anni della sua carriera, verranno modulate in funzione delle situazioni di gioco determinate dalle caratteristiche degli avversari oppure riconvertiranno definitivamente verso il 4-4-2 una squadra che sembrava potersi esprimere al meglio (Insigne docet) solo col 4-3-3.

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