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Quando Pavel Nedved poteva “tradire” la Juve per andare all’Inter

Quando Pavel Nedved poteva “tradire” la Juve per andare all’Inter

Il 22 dicembre 2003 veniva assegnato il Pallone d’oro a Pavel Nedved, fenomeno ceco e attuale vicepresidente della Juventus, dopo aver giurato amore a bianconeri malgrado la retrocessione in b per calciopoli. Ma ci fu un momento in cui  fu a un passo dagli acerrimi nemici di sempre, l’Inter. Ecco come andò.

Estate 2009. In questo caso, la storia di un trasferimento clamoroso non andato a buon fine non riguarda un giovane divenuto poi campione o un talento già esploso destinato a cambiare casacca al culmine delle propria carriera; stavolta, il racconto interessa un calciatore ormai ritirato dall’attività agonistica che decise di non ‘tradire’ quella che ormai riteneva la propria squadra del cuore passando ai nemici di una vita. Si tratta di Pavel Nedved e del suo rifiuto all’Inter di José Mourinho.

Il ceco, a trentasette anni, decide che è arrivato il momento di dire basta col calcio giocato ed alla fine della stagione 2008/2009 annuncia di voler appendere gli scarpini al chiodo. Il popolo juventino accoglie la notizia con un misto di tristezza ed emozione. Nedved, giunto a Torino nel lontano 2001, era infatti stato uno dei pochi a scegliere di rimanere anche in Serie B con i colori bianconeri addosso dopo il cataclisma provocato da Calciopoli.

Nonostante l’età non più verde, l’esterno di Cheb ha dimostrato di essere ancora fisicamente integro, nonché decisivo sul campo, nel corso dell’ultimo campionato: 7 gol messi a segno e tante giocate di alta classe (come al solito).

La Juventus prova a convincere quindi Nedved a continuare ma non si giunge ad un accordo soddisfacente per entrambe le parti in causa. Mino Raiola, storico agente del ceco, per la vicenda-rinnovo litiga pure furiosamente con l’Ad bianconero Blanc. Le porte di Torino sono ormai inesorabilmente chiuse.

A questo punto, però, interviene qualcun altro per tentare di far tornare il Pallone d’Oro del 2003 sui proprio passi: José Mourinho. Durante una cena a casa di Massimo Moratti, il tecnico portoghese dice a Nedved:Vieni da noi e vinciamo la Champions”. Ecco il tasto su cui battere: la coppa dalle grandi orecchie. Il cruccio più grande nella comunque eccezionale carriera di Nedved, costretto a saltare la Finale tra Juventus e Milan nel 2003 per una sciocca ammonizione ricevuta nella Semifinale di ritorno contro il Real Madrid.

Nedved diventa ora titubante e decide così di parlare della situazione con alcuni membri della famiglia Agnelli; l’idea di tradire la Juventus è troppo difficile da mandare giù per il talento ceco. Qualcuno a Torino gli dice “vai pure”, altri “se vai mi spezzi il cuore”.

Alla fine, Pavel Nedved decide di restare fedele ai colori bianconeri e ritirarsi, nonostante il fisico gli permetterebbe ancora di andare avanti come minimo per un’altra stagione.

Come è andata a finire, poi, lo sappiamo tutti. Un anno dopo l’Inter di Mourinho alza al cielo di Madrid la Champions League dopo una straordinaria Finale targata Milito. Una grande beffa, a posteriori, per Nedved.

Una scelta che ancora oggi Mino Raiola gli rinfaccia tra il serio ed il faceto.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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