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Il calcio, la speranza, il caos: in Sierra Leone chiude l’Accademia che si oppose all’ebola

Sembrano non voler accennare a placarsi le polemiche circa l’accademia di calcio fondata in Sierra Leone dall’ex talento gallese Craig Bellamy; attualmente, infatti, come è stato confermato dal numero uno della Charity Commission (l’organo inglese che controlla le associazioni benefiche), sono in corso degli esami approfonditi riguardanti la storia di questa scuola calcio, fondata nel 2008 ed improvvisamente chiusa lo scorso settembre.

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L’elemento che insospettisce gli investigatori è principalmente uno: il fatto che da marzo del 2015, di colpo, Craig Bellamy non abbia più presentato i documenti necessari alla Charity Commission per verificare l’andamento della propria accademia.

Bellamy ha prontamente nominato un team legale per esaminare eventuali irregolarità finanziarie e il suo avvocato ha affermato che il proprio assistito è letteralmente “devastato”.

L’avvocato Robert Price ha poi proseguito: “Le indagini sono in corso e quindi non posso commentare ulteriormente, in questa fase, su ogni accusa specifica. Siamo, comunque, pronti ad aiutare in ogni modo le agenzie governative per far emergere la verità.

La Charity Commission, da parte sua, ha detto che sta valutando la situazione ma non ha ancora aperto un’indagine formale.

“Come parte del nostro impegno, stiamo ricordando ai vari amministratori, e quindi anche al Sig. Bellamy, del loro dovere di presentare i loro conti finanziari in essere”, ha aggiunto un portavoce della commissione.

Gli Amministratori devono tenere conto al pubblico in generale e, soprattutto, ai donatori del loro reddito e delle loro spese; l’incapacità di fare ciò può dare luogo a preoccupazioni e sospetti riguardo alla gestione e all’amministrazione di un ente di beneficenza.”

Craig-Bellamy

Bellamy decise di dar vita a tale accademia dopo aver visitato la Sierra Leone circa dieci anni fa, mentre era ancora un giocatore del Liverpool.

L’accademia ha offerto borse di studio quinquennali a bambini di età compresa tra gli 11 e i 13 anni nel paese dell’Africa occidentale e ha creato un campionato di calcio giovanile, che, con il tempo, ha portato circa 2.400 giovani, sia ragazzi che ragazze, a mettere in piedi intorno ai 70 club.

Nonostante le preoccupazioni espresse dallo stesso Bellamy, la scuola è rimasta aperta anche quando il paese è stato colpito dall’epidemia di Ebola nel 2014.

Attualmente, in Inghilterra (dove ha giocato per molti anni, tra il già citato Liverpool, Manchester City, Newcastle e West Ham, solo per fare dei nomi) ed in Galles (patria del calciatore, che al momento, peraltro, allena nel settore giovanile del Cardiff City, club del suo cuore e della sua città) infuriano le polemiche sulla causa (giusta?) da sposare.

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Da una parte, ci sono coloro che pongono l’accento sul carattere non certo mansueto mostrato nel corso della propria carriera da Craig Bellamy e che ritengono assai probabile che una ‘testa calda’ come la sua possa aver anche partorito progetti poco chiari.

Dall’altra, invece, si alzano voci a sostegno di Bellamy, che, si afferma su vari articoli e blog made in UK, potrà, magari, essere stato ingenuo o fin troppo ambizioso, ma almeno ha avuto il coraggio di provare ad aiutare ragazzi in grossa difficoltà.

In questo ambito, si sollevano pure polemiche su cosa la FIFA e, soprattutto, il nuovo presidente Infantino (che si è apertamente schierato contro Bellamy ed il suo comportamento in tale vicenda) abbiano invece effettuato per aiutare i meno abbienti e sostenere il loro desiderio di giocare a calcio.

Chi avrà ragione? L’augurio, indubbiamente, è che tutto si risolva in un grosso equivoco e che Craig Bellamy possa dimostrare a tutti di aver agito realmente con il cuore per aiutare una causa veramente importante.

Redazione
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