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Frederic Kanouté, la carriera non cambia i valori

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Frederic Kanouté, la carriera non cambia i valori

Parlando di calciatori che pur facendone parte non hanno mai piegato i propri principi al mondo del calcio, oltre a Benoit Assou-Ekotto , viene in mente un altro personaggio del quale si potrebbe discutere a lungo. Quante persone dopo le due vittorie consecutive del Siviglia in Coppa UEFA, tra 2005 e 2007, iniziò ad affezionarsi alla squadra andalusa? Quanta gente cominciò ad utilizzare alla Playstation la formazione tipo, con Palop a difesa della porta, Dragutinovic detto “Drago” terzino, Enzo Maresca in cabina di regia e la mitica coppia Luis Fabiano-Kanouté in attacco? Io ne conosco uno, che tra l’altro dovrebbe ancora avere la maglia numero 12 nel cassetto.

Frederic Kanouté nasce nei sobborghi di Lione, a Sainte Foy-Lès-Lyon, nel 1977, da un padre maliano e una madre francese. A scoprire il suo talento è proprio il Lione, che lo inserisce volentieri nelle proprie giovanili. Kanouté viene notato anche dai selezionatori della federazione francese, che lo chiamano sia con l’Under 20 che con l’Under 21. Nel 1999 però il giocatore completa il processo di studio dell’Islam, decide di convertirsi e prende di conseguenza due scelte fondamentali per la sua carriera: trasferirsi in Inghilterra (prima West Ham e poi Tottenham) e abbandonare la nazionale francese per diventare una bandiera del Mali.

A Londra segna gol a ripetizione con gli Hammers, arrivato a White Hart Lane gli viene consegnata la maglia numero 9, che lui omaggia con reti da vero fuoriclasse (contro l’Everton quella più clamorosa). Si parla di un centravanti atipico, nessuno ha mai sostenuto che il maliano fosse un fenomeno, ma sicuramente si trattava di un attaccante sui generis per i primi anni 2000: la freddezza sotto porta non era sempre di casa, ma facevano parte del repertorio dribbling, visione di gioco e tanta tanta intelligenza tattica. Nell’estate del 2005 sboccia l’amore con il Siviglia, che all’epoca era alla ricerca di un sostituto di Julio Baptista, acquistato dal Real Madrid dopo due stagioni pazzesche.

La formazione andalusa compra Freddie Kanouté e gli affida il compito di affiancare il Conejo Saviola in attacco per tutto il campionato. Il maliano rimane a Siviglia per sette stagioni e, con la sua maglietta numero 12, diventa uno dei beniamini del Sànchez Pizjuàn (stadio della squadra). Segna in entrambe le finali di Coppa UEFA vinte (contro Middlesbrough e Espanyol) e contro Barcellona e Real Madrid in due edizioni diverse della Supercoppa di Spagna. Nell’estate 2006 il club firma un accordo pesante con lo sponsor 888.com, uno dei siti di scommesse più redditizi. Al suo approdo in Spagna Kanouté viveva già la fede in pieno, la sua conversione era stata l’esito di un lungo processo di studio ed apprendimento, ne era scaturita una relazione con l’Islam profonda e sincera. Il maliano, pur essendo timido e pur trovandosi nella cattolicissima Andalusia, non aveva problemi di nessun tipo a confermare il suo credo, pregare davanti a chi capitasse, astenersi dal mangiare e bere nelle ore di luce del Ramadan. Per questo motivo, Frederic cordialmente si rifiuta di vestire l’abbigliamento sponsorizzato da un sito di scommesse: “Questo è proibito dal Corano, quella maglia non la indosso”. Il gioco d’azzardo è contrario ai principi dell’Islam e all’attaccante viene inizialmente permesso di indossare materiale senza sponsor. Successivamente viene trovato un accordo in base al quale il calciatore è escluso dalle campagne pubblicitarie, ma veste l’abbigliamento con il logo dell’azienda (nel pieno rispetto dei suoi obblighi contrattuali).

Nel 2007 lo chiama direttamente uno dei vertici della comunità musulmana spagnola, per chiedergli di salvare una moschea di Siviglia arrivata a scadenza di contratto e sul punto di essere messa in vendita. Kanouté la compra, facendo uscire dalle proprie tasche più di 500.000 Euro. Nel 2009, il 7 gennaio, segna contro il Deportivo La Coruña in Copa del Rey, esulta mostrando una maglietta con scritto “Palestina” e indossando la maglietta come fosse un turbante arabo. La manifestazione di solidarietà nasceva per sollevare l’attenzione su quanto accadeva in quelle ore nella Striscia di Gaza, assediata dai bombardamenti israeliani nell’operazione Piombo Fuso.

Adesso Kanouté non gioca più, ma resta comunque uno degli idoli indiscussi del Siviglia (ancora oggi i tifosi ne parlano con gli occhi illuminati). La fede non è mai stata un ostacolo alla sua carriera, lui anzi temeva che la carriera potesse essere un limite alla sua fede. Invece ha giocato a calcio seguendo le sue regole, rispettando i propri valori e mettendoli sempre davanti a tutto il resto. Risultato: lo stimano tutti, dalla comunità islamica al tifo spagnolo, passando dal popolo africano e dagli appassionati di calcio europeo.

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