Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Il “Best friulano”: Ezio Vendrame, la mezzala che sarebbe diventata un poeta

Il “Best friulano”: Ezio Vendrame, la mezzala che sarebbe diventata un poeta

 Ieri si è ricordata la scomparsa avvenuta il 4 aprile dello scorso anno di un giocatore unico nel suo genere, dentro e fuori dal campo, Ezio Vendrame. Un viveur del calcio italiano, non a caso paragonato all’icona George Best.  Vi raccontiamo la sua storia.

 – …e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo –  Fabrizio De André

Quando finisci in un orfanotrofio pur avendo tutti e due i genitori in vita, perché quando si erano separati nessuno dei due aveva la possibilità di mantenerti, se vuoi sopravvivere devi cominciare a dribblare ogni cosa, con la speranza di restare in piedi. Dev’essere per questo che Ezio Vendrame ha sempre detto di aver amato i dribbling e gli assist più dei gol: perché il gol per lui era la fine di tutto; un po’ come dire che quando fai l’amore devi goderti tutto fino al momento dell’orgasmo, perché subito dopo non resta più niente di quello che ti  stavi godendo. 

A godere e a far godere lui non ha saputo mai rinunciare, anche con gli scarpini ai piedi. Come in un lontano Padova – Cremonese di tanto tempo fa: capitani lui e Mondonico, i biancoscudati tranquilli in classifica, i grigiorossi alla disperata ricerca di un punto per la salvezza; l’accordo ci poteva stare. Se non che a un certo punto Vendrame si accorge che il suo pubblico, i tifosi del Padova, si stanno quasi addormentando. Allora pensa di puntare verso la propria porta, dopo aver ricevuto palla, fingendo di voler arrivare a calciare in area, contro il suo portiere. Il pubblico ha un sussulto, quasi di gratitudine per quei secondi di vitalità. Tranne un tifoso, cardiopatico, che muore d’infarto. Dopo averlo saputo, Vendrame per onorarne la memoria dice che se sapeva di essere sofferente di cuore e che se ha scelto di assistere a una sua partita, è evidente che voleva morire, ma che è morto felice. 

Quel tunnel a Rivera, sotto gli occhi di San Siro, altri lo avrebbero celebrato per tutta la vita; lui ancora oggi ne parla con quasi dispiacere, ricordando però che quando l’ex Golden boy gli si fece sotto aveva le gambe un po’ troppo aperte e quando qualcuno si avvicina con le gambe troppo aperte si aspetta sempre qualcosa: ha detto proprio così, Ezio Vendrame e non era soltanto la metafora di una mezzala che sarebbe diventata un poeta. Perché se è vero che ha bevuto meno, molto meno di George Best, è altrettanto vero che ha avuto più donne del grande nordirlandese; però lui le ha amate tutte, una alla volta, perché ha sostenuto che con ognuna ha fatto l’amore, mai soltanto sesso.

Di quello che ha avuto nei piedi da madre natura il calcio italiano si sarà goduto sì e no il dieci per cento, perché per quanta fantasia lo potesse ispirare ogni volta che si faceva dare palla sulla trequarti, molta di più è stata quella con cui ha concepito il modo di esistere, fino a oggi, felice di dormire in una stanza con il letto a scomparsa, in affitto, perché non potrebbe mai sopportare lo stress di una casa di proprietà. Felice di allenare i ragazzini, anche se sogna una squadra di orfanelli, senza l’intromissione dei genitori, sempre più insopportabili. 

Non bisogna chiedersi come e perché sia diventato – anche – uno scrittore e un poeta; bisognerebbe domandarsi come sarebbe stato possibile che non lo diventasse. Non perché sia nato a Casarsa della Delizia, come Pasolini, ma perché un giorno tra le sue frequentazioni era entrato anche Piero Ciampi, prima poeta e poi cantautore, ingoiato dall’alcol molto prima di Best. Una domenica, accortosi del fatto che Ciampi era seduto in tribuna, Vendrame chiese all’arbitro di fermare il gioco, per salutare l’artista. 

Quando Luis Vinicio lo volle al Napoli, dopo le stagioni fulgide al Lanerossi Vicenza, adornate da certe domeniche in cui nessuno, nemmeno Giacinto Facchetti, riusciva a prenderlo, sembrava pronto per il grande salto. L’estro di cui Vinicio si era innamorato lasciò subito campo all’anarchia: assaggiò tre volte l’erba del San Paolo; molto più abituale furono la vita notturna della città e i letti di alcune signore compiacenti del Vomero, o di Via Caracciolo. Poteva andare diversamente? Non esistono “sliding doors” nel calcio, oggi come ieri; è molto più autentica la storia di quei treni che raramente passano una seconda volta. Peraltro uno come Ezio Vendrame non si sarebbe nemmeno ripresentato alla stazione, soprattutto se ci fosse stato bisogno di alzarsi presto, la mattina.

Dei lussi che ha saputo concedersi, tolti quelli effimeri a cui con leggerezza ha saputo e voluto rinunciare, si è tenuto soltanto la sua personalissima graduatoria dei più grandi giocatori che lui abbia visto: – Maradona, Gianfranco Zigoni, Gigi Meroni: in quest’ordine, non alfabetico -. Col privilegio di fare a meno di Best, forse provocatoriamente, lui che era stato definito il Best friulano.

Un po’ come aveva fatto a meno di quel cappotto di cammello appena comprato in una boutique, quando un giovane zingaro infreddolito e vestito di stracci gli si era avvicinato chiedendogli l’elemosina e, non trovando spiccioli nelle tasche nuove, lui gli aveva consegnato subito il cappotto, come ha ricordato spesso con le consuete motivazioni inoppugnabili di chi vive la vita sempre alla stessa maniera: – Aveva molto più freddo di me  -.

Paolo Marcacci
A cura di

Romano, 47 anni, voce di Radio Radio; editorialista; opinionista televisivo; scrittore, è autore di libri sulle leggende dello sport: tra gli altri, “Villeneuve - Il cuore e l’asfalto”, “Senna - Prost: il duello”, “Muhammad Ali - Il pugno di Dio”. Al mattino, insegna lettere.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Luis Vinicio, ‘O Lione Un sudamericano napoletano d’adozione. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Bruno Pesaola, stavolta è il turno di Luis Vinicio,...

Calcio

Nando Martellini, una voce sul tetto del Mondo Il nostro tributo al leggendario Nando Martellini nel giorno in cui ricordiamo la sua scomparsa avvenuta...

Calcio

Valentino Mazzola, la leggenda di Tulèn Tra le vittime della Strage di Superga avvenuta il 4 maggio di 72 anni fa c’era anche Valentino...

Calcio

Erno Erbstein, storia di un uomo che sapeva allenare Sarà poi vero che abbiamo tutti una vita? La domanda appare scontata, se non addirittura...

Calcio

Franco Scoglio, Professore di calcio e di vita Avrebbe compiuto ieri 80 anni Franco Scoglio, storico e iconico allenatore del Genoa. Il nostro tributo...

Calcio

Quando Ezequiel Lavezzi era del Genoa ma finì al Napoli Compie oggi 36 anni Ezequiel Lavezzi, il Pocho che ha fatto innamorare Napoli ma...

Calcio

Justin Fashanu, il fratello “sbagliato” Il  2 maggio 1998 moriva Justin Fashanu, il primo calciatore professionista a fare coming out e dichiarare la sua...

Calcio

Il Benfica e la Maledizione del “ballerino” Bela Guttmann Le maledizioni e le imprecazioni rappresentano una vera e propria caratteristica nel mondo calcistico attuale....

Calcio

Calcio e totalitarismo: Quali squadre tifavano i dittatori? Il 30 Aprile 1945 nel suo bunker di Berlino, Adolf Hitler si suicidava a 56 anni...

Calcio

Che squadra tifava Sergio Leone? Il 30 aprile 1989 ci lasciava uno dei più grandi e conosciuti registi italiani di tutti i tempi: Sergio Leone....

Calcio

“Da Parigi a Londra, storia e storie degli europei di calcio” è il nuovo libro del giornalista Paolo Valenti, edito da Ultra Edizioni e...

Calcio

Piazzale Loreto e Michele Moretti, il terzino partigiano: quando il calcio si incrocia con la Storia Il 29 aprile 1945 i corpi di Benito...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro