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Il Belgio esulta e guarda tutti dall’alto

Il Belgio esulta. É primo nel ranking FIFA. L’ufficializzazione è arrivata il 5 novembre. La nazionale mitteleuropea sopravanza Germania e Argentina e diviene l’ottava selezione della storia a piazzare la propria bandiera in cima al mondo. Un onore, sinora, toccato alle superpotenze calcistiche: Brasile, Argentina, Italia, Germania, Francia, Spagna e Olanda. Il Belgio è l’unico dei re senza corona. Il solo ad issarsi sul gradino più alto del podio senza vincere Mondiale od Europeo.

A prescindere dalle innumerevoli discussioni sui coefficienti che generano il ranking, il Belgio non è un caso. Nè un miracolo. Piuttosto è figlio di una rivoluzione culturale. Di un lavoro certosino iniziato dopo la fallimentare esperienza degli Europei organizzati in casa.

Era il 2000. Sono passati 15 anni. Il tempo è sempre galantuomo con chi ha buone idee e le persegue con passione. E ripaga. Il Belgio, negli ultimi 24 mesi, si è ripresentato ai Mondiali, ha raggiunto i quarti di finale (eliminata dall’Argentina finalista) e si è qualificato passeggiando agli Europei.

Una solida realtà, costruita su due basi: 4-3-3 e giovani. Una scelta precisa, dettata da studi approfonditi. Il “demiurgo” ha un nome e cognome: Michel Sablon, responsabile della Federazione Belga. “Dopo gli Europei e del 2000 e la precoce eliminazione in Corea e Giappone, abbiamo lavorato sulle scuole calcio analizzandone pregi e difetti”. I risultati sono stati sorprendenti. “I bambini, sin dagli otto anni, giocano undici contro undici. Troppo piccoli per un campo troppo grande”. Ed allora, ecco la riforma. “In Belgio si gioca, fino ai 7 anni, 5 contro 5. Poi, dagli otto ai dieci anni, 8 contro 8. Dagli undici anni in poi, 11 contro 11. Il marchio di fabbrica, imposto a tutte le scuole calcio, è il 4-3-3. Un modulo che occupa perfettamente gli spazi in campo e permettere ai ragazzi di esprimere il massimo delle loro potenzialità. Il 4-3-3 è un sistema di gioco altamente qualificante. Plasma difensori centrali, esterni bassi, ali offensive, centravanti, registi e mediani”.

Teoria supportata dai risultati: il Belgio ha uno dei migliori portieri del mondo (Courtois), il più forte esterno in circolazione in relazione all’età (Hazard) centravanti dalle potenzialità ancora inesplorate (Lukaku, Benteke) e una serie di ottimi giocatori come Kompany, Vermaelen, Fellaini, De Bruyne, Naingollan e Vertonghen.

Adesso, ai diavoli rossi, Non resta che vincere. Questo re, del resto, merita una corona.

Redazione
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