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Ideale Bari: il modello di calcio popolare nella squadra più antica della città

A cura di Marco Piccinelli

L’Ideale Bari approda in Seconda Categoria avendo vinto anzitempo il girone di Terza Categoria barese, dopo due anni di partecipazione al campionato in questione e dopo un primo anno anno di rodaggio in una competizione amatoriale organizzata dalla UISP.

«L’Ideale fu la prima squadra di Bari – racconta Gianluca De Cesare, componente dell’associazione – nacque nel 1908 mentre l’anno successivo vide la luce la Liberty Bari e, intorno agli anni ’20, si verificò l’unione tra le due realtà. Abbiamo voluto chiamare la squadra Ideale Bari perché rimanda una tradizione calcistica primordiale, per così dire. Il nostro richiamo è puramente simbolico: siamo una nuova società che è nata nel 2012 e ci rifacciamo solo simbolicamente a quello che fu».

Anche i colori sociali dell’attuale Ideale, infatti, sono il nero ed il verde anche se «abbiamo vari completi: tra i nostri colori sociali c’è anche il biancorosso, perché richiamano i colori della città e del nostro stemma, tuttavia quest’anno abbiamo indossato quasi sempre il neroverde anche e soprattutto perché nel 1908 la prima squadra di Bari vestiva quei colori».

La squadra barese si inserisce, dunque, nel panorama del calcio popolare che in Italia negli ultimi anni sta avendo una crescita esponenziale, in termini di squadre e di partecipazione. La pratica dell’azionariato popolare fu adottata prima di tutti dall’FC United of Manchester nel 2005, cioè da quella costola di tifosi del Manchester United che mal sopportavano l’acquisizione della società da parte del facoltoso statunitense Malcom Glazer e i successivi aumenti di costo di biglietti ed abbonamenti. Quella porzione di sostenitori, dunque, distaccatasi dal club, riuscì a fondare una squadra che si doveva porre frontalmente contro gli interessi del cosiddetto calcio moderno, riuscendo a costruirne l’idea giorno dopo giorno: la squadra venne ammessa a partecipare al campionato di seconda divisione della North West Counties Football League, ovvero il Campionato di Calcio delle contee del Nord-ovest, il decimo livello del calcio inglese, quello più basso. L’FC United, tuttavia, da quest’anno calcistico è parte integrante della Conference (National League North) e possiede un proprio stadio il ‘Broadhurst Park’.

L’Ideale Bari, insomma, va a sommarsi ai casi di altre squadre che praticano l’azionariato popolare in Italia: nel Lazio ci sono i casi dell’Ardita (Terza Categoria – Roma), dell’Atletico San Lorenzo (Seconda Categoria), della Spartak Lidense (Terza Categoria – Roma), delle neonate Dinamo Ostia (Campionato AICS – Amatoriale) e Partizan Cassino (Campionato Amatoriale); a Firenze il Centro Storico Lebowski, militante in Prima Categoria e che l’altr’anno ha perso all’ultimo lo scontro per il passaggio in Promozione; a Quarto di Napoli il Quartograd (Promozione); la Brutium Cosenza in Calabria e ancora la Frazione calcistica Dal Pozzo (Lombardia), Afro Napoli United (Campania), Castel di Sangro CEP 1953 e Gagarin Teramo (Abruzzo) e via dicendo fino alla Spartak Lecce (Puglia).

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La promozione da un campionato di Terza Categoria, quindi a carattere provinciale, ad uno regionale di Seconda Categoria è, per De Cesare «un’emozione indescrivibile: siamo nati non dico come un gioco ma quando sei all’inizio hai una sorta di frivolezza che ti spinge a creare un’associazione, una squadra, a trovare giocatori con il passaparola, è tutto ‘pane e salame’. Anche se noi ci eravamo prefissati la promozione, è stato un campionato arduo, durato parecchi mesi e ci sono state delle difficoltà, essendo un campionato federale».

La Terza Categoria, infatti, pur essendo l’ultimo gradino del calcio italiano, ha dei costi non indifferenti per una piccola squadra o per un club che si autofinanzia con l’azionariato popolare: «bisogna considerare almeno diecimila euro e, ci tengo a precisarlo, siamo un’associazione senza scopo di lucro e non paghiamo nessuno, dai giocatori all’allenatore, fino ai collaboratori dell’area tecnica».

Sport popolare e azionariato popolare, infatti, sono due concetti che procedono a passo eguale: «al momento nessuno prende soldi, però poi lo sport popolare deve fare comunque i conti col mercato, quindi se si dovesse arrivare due/tre categorie superiori alla Terza Categoria, si deve cominciare a prevedere dei piccoli rimborsi spesa». «Da un lato c’è la voglia di fare sport popolare – commenta de Cesare – dall’altra c’è la concorrenza: se vuoi essere competitivo, qualcosa va dato».

Nonostante la promozione anzitempo dalla Terza Categoria, De Cesare delinea subito l’obiettivo per la prossima stagione, ovvero, non fare un campionato di rimessa, «cercare di vincere le partite». In ogni caso, quindi, tentando di primeggiare anche in Seconda Categoria.

«L’obiettivo del calcio popolare – afferma De Cesare – è, secondo me, dimostrare che un modello di gestione come il nostro può vincere tanto quanto una squadra gestita in modo canonico, anzi, riesce a farlo anche meglio perché è senza interessi e senza scopo di lucro».

Anche perché nell’Ideale, così come nelle altre realtà di calcio popolare in Italia, non esiste la differenza tifoso/dirigente «i dirigenti sono anche tifosi: il tifoso finanzia materialmente la squadra, prende le decisioni e sostiene la squadra la domenica».

Marco Piccinelli

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