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Azzardo

I verde oro al verde

Correva l’estate 2004 e in Grecia il popolo era ancora per le strade a fare festa. Nella vecchia Ellade, si erano appena disputate le Olimpiadi ma soprattutto la nazionale di calcio greca aveva vinto, con merito ma con altrettanta sorpresa di tutti i commentatori sportivi, i campionati Europei di calcio.

Gli amanti del football in giro per l’Europa si chiedevano che cosa fosse successo.  Nessuno si chiedeva ancora che cosa potesse accadere. Il Paese economicamente cresceva ad un tasso (il 4%) che in Italia, i governanti di allora, potevano solo che guardare con invidia. Il clima che si respirava nelle città greche era  estivo ed estatico allo stesso tempo, dove l’allegria che accompagna l’arrivo dell’estate si moltiplicava fino al raggiungere un grado di estasi totale,  che contagiava tutti dai cittadini ai governanti.

L’allora premier Costas Karamanlis, di Nuova Democrazia parlava di “nuova era per la Grecia” e guardava al futuro del suo Paese con l’ottimismo di chi ha appena vinto le elezioni e vuole lasciare un solco importante nella storia del suo popolo. Per rendere la storia un po’ più attuale si potrebbe dire che la frase “faremo la fine della Grecia” non era ancora una paura ma un’aspirazione di coloro che non essendo greci, speravano di diventarlo presto, per potere anche costoro proprio come i greci, scendere in piazza a festeggiare. Undici anni dopo, la storia è drammaticamente cambiata. Dimenticata la sbornia di Europei e Olimpiadi, la Grecia, dopo quell’estate di bagordi si è ritrovata a fare i conti con i creditori internazionali che facevano la parte dell’oste che era arrabbiato con il cliente perchè aveva bevuto troppo e non voleva pagare il conto.

E’ finita male la storia tra la Grecia e i suoi creditori e più che i bicchieri sono volati gli stracci. E quando i creditori hanno chiesto di pagare il conto i governi greci, incapaci di farlo e indebitati fino al collo, sono stati costretti a prendere per il collo i cittadini che a quel punto, sono di nuovo scesiin piazza ma questa volta a protestare. E’ stata veramente una tragedia greca, nel vero senso della parola.  E oggi c’è allora qualcuno come Il Sole 24Ore che sostiene che i problemi della Grecia, siano arrivati proprio da li: da quelle Olimpiadi scellerate di cui la Grecia poteva fare a meno.

Numeri alla mano secondo il quotidiano di Confindustria il budget di 15 miliardi di euro per finanziare le Olimpiadi greche furono l’inizio della fine, un buco contabile da cui la Grecia non si risollevò più”.  Vennero avviati imponenti programmi di ristrutturazione e costruite opere nelle principali città del Paese.  Ad Atene, la capitale, venne costruito il mastodontico centro congressi nei pressi dell’aeroporto intercontinentale EleftheriosVenizelos. Cosa resta dell’opera? Si chiedono oggi quelli deIl Sole che spieganoinoltre, comeil villaggio olimpico che era il progetto più importante (per 240 milioni di euro di investimento) resta abbandonato a se stesso come triste monumento allo sperpero di denaro pubblico”. Il proverbio che prima esisteva oggi non è più attuale: ad Atene come a Sparta piangono tutti e non ride più nessuno.

Fare la fine della Grecia”  è diventata quindi la paura di tutti quei Paesi che per un motivo o per un altro possono ritrovarsi  a fare i conti con l’oste che batte cassa. E, tra quelli che sperano di non fare la fine della Grecia, ci sono certamente i brasiliani. I quali, con anticipo rispetto ai loro “colleghi” di cittadinanza greca, erano scesi in piazza prima che i Mondiali  in Brasile venissero disputati, dato che a parer loro, i campionati del mondo, sarebbero stati uno sperpero inutile di risorse pubbliche. Chiedevano i brasiliani, che quei soldi fossero destinati ad altro: ad ospedali, scuole, sussidi per meno abbienti, insomma ad aumentare la spesa sociale dei governi  per rendere migliore la vita dei cittadini. Avevano paura  i brasiliani, che tutto questo non potesse avvenire. Oggi a distanza di un anno, i numeri ci dicono che i brasiliani avevano ragione. Quanto meno a sostenere, anche urlando nelle piazze, che i Mondiali di calcio avrebbero portato solo debiti. Certamente così è stato per alcune importanti storiche società di calcio. Qualcuno come Stefano Fonsato di Eurosport.com è arrivato allora a definire il Mondiale come “ un blando anestetico, un oppiaceo distraente” per governo e società di calcio a tal punto da arrivare al paragone tra i Mondiali di calcio in Brasile e le allora Olimpiadi greche.

La spia che si accesa riguarda lo stato delle finanze del calcio verde-oro che a quanto pare sarebbe “al verde”.  Un livello di indebitamento, quello di società come il San Paolo, che avrebbe raggiunto livelli insostenibili a tal punto da rendere necessario un intervento del governo. Il quale, avrebbe così deciso per il varo di una legge che consenta alle società indebitate di  “spalmare” il proprio debito in 20 anni. Un po’ come è successo in Italia con la Lazio, ai tempi del “lodo Lotito”, quando il presidente della Lazio riuscì, non si sa come, a trovare un accordo con l’Agenzia delle Entrate, che spalmasse i debiti fiscali della società biancoazzurra in addirittura 23 anni.

Anche in Brasile adesso, il governo sarebbe sceso in campo per aiutare le società di calcio a sistemare i propri bilanci. Ma il debito pubblico verde-oro che attualmente si aggirerebbe intorno al 66% del Pil (il rapporto più elevato tra i Paesi Brics) rischia di aumentare ancora. E se il trend fosse quello degli ultimi 5 anni, con il debito che è cresciuto di circa 150 miliardi di dollari,(alla media di 30 miliardi l’anno), i governi in futuro potrebbero essere costretti, senza una drastica opera di riduzione, a dover spendere sempre di più per pagare gli interessi.  E il prossimo anno, ci saranno anche le Olimpiadi. Si proprio loro, i giochi sportivi, che si disputavano nella Grecia antica e che per qualcuno, sono stati il male della Grecia moderna.  Tra i brasiliani allora, ci potrebbe essere anche qualcuno che conoscendo la storia, potrebbe domandarsi: faremo la fine della Grecia?

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GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

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