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I TIFOSI DELLE NAZIONALI DI CALCIO: UN BALUARDO DI SOVRANITA’ NEL CALCIO GLOBALIZZATO

Che cosa c’è rimasto di sovrano in questa Europa? Guardando alle cronache della politica la risposta sarebbe quasi scontata. Poco, ecco quello che c’è rimasto. C’è rimasto il debito pubblico, quello si che è ancora sovrano. Per il resto, politicamente parlando, non si sente che ripetere il bisogno di “maggiore integrazione” oppure che “gli Stati devono cedere sovranità”. Insomma almeno da questo punto di vista è ormai scontato scrivere che gli Stati europei (quelli che fanno parte dell’Unione) di sovrano hanno veramente ben poco. Sono rimaste le nazionali di calcio, quelle si. Molte delle quali, tra queste anche l’Italia, piene zeppe di “oriundi”. Calciatori dal doppio passaporto. Che sono nati in un altro Paese ma che hanno scelto di vestire la maglia di quella nazionale. La storia del calcio italiano ci racconta che gli “oriundi” ci sono sempre stati. Josè Altafini e Omar Sivori sono soltanto alcuni dei casi più eclatanti di calciatori che, dopo essere stati naturalizzati, hanno vestito la maglia della nostra nazionale dopo aver indossato anche quella del Paese di appartenenza. Oggi, nella nazionale di Conte, ci sono Eder  e Thiago Motta.  Ma oltre all’Italia ci sono anche la Francia (forse la nazionale che presenta il più alto numero di calciatori nati in altri Paesi), e poi anche la Germania (piena zeppa di turchi e polacchi), la Spagna e l’Inghilterra. Questo per dire che insomma, il calcio, da questo punto di vista, è stato un buon viatico di integrazione.  E poi? Poi ci sono loro, i tifosi. Quelli che nell’Europa degli organismi sovranazionali, degli “Stati che devono cedere sovranità” vanno ancora in giro a sventolare la bandiera del loro Paese. Indossando la maglietta della propria nazionale e cantando l’inno, per ricordare che almeno nel calcio parlare di sovranità e di “nazionale” ha ancora un senso. Con il rischio (manifestatosi di nuovo in questi ultimi Europei) che purtroppo lo spirito di appartenenza in alcuni casi, arrivi a spingersi fino all’estremo e sfoci in episodi di violenza. I quali, oltre a riempire le pagine dei giornali, servono ancora a ricordare che purtroppo o per fortuna (a seconda dei punti di vista), non è così semplice annullare le differenze tra i popoli. E le differenze tra un popolo (europeo) e l’altro, piaccia o meno, ma ci sono ancora. E non serve un referendum (che speriamo comunque non abbia conseguenze traumatiche) per ricordarcelo. Ce lo ricordano loro: i tifosi delle nazionali di calcio. Sono loro, ad oggi, l’ultimo baluardo di sovranità.

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