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I rimpalli tra Comune e Regione sullo Stadio della Roma

Alla fine, fuori tempo massimo ma solo di un giorno, il Comune di Roma ha trasmesso la documentazione relativa al nuovo stadio della Roma alla Regione Lazio. Alla quale adesso, come prevede la legge, spetta il compito di aprire i lavori della Conferenza dei Servizi per concedere l’autorizzazione definitiva all’inizio dei lavori. Non è detto tuttavia, che la Conferenza dei Servizi si apra in tempi brevi. Infatti, come riportato da diversi organi di stampa, soltanto poche ore più tardi l’invio della documentazione da parte degli uffici di Palazzo Senatorio, da via Cristoforo Colombo hanno fatto sapere che la documentazione è incompleta.  Mancherebbe il parere di conformità alla delibera del Consiglio Comunale che nel dicembre del 2014 riconobbe la pubblica utilità del progetto. Un documento che dalla Regione considerano vincolante per l’apertura dei lavori della Conferenza dei Servizi. Nonostante dal Campidoglio abbiano invece risposto che di per sé l’invio della documentazione dovrebbe rendere implicito il parere di conformità. Aggiungendo che un eventuale blocco dei lavori da parte della Regione sarebbe qualcosa di “grave”. Tuttavia però le resistenze del Comune al progetto effettivamente rimangono e riguardano alcuni aspetti come la metro B, i parcheggi, la stima del flusso di traffico durante le partite, e l’ampliamento delle cubature concesse ai proponenti. In più ci sarebbe anche come scrivono quelli di Radio Colonna la questione degli impianti fognari e le possibili ricadute sul verde della modifica alle opere di viabilità. Ma la questione  potrebbe essere ancora più complessa e implicare anche altri aspetti. Tra i quali, non ultimo, uno di opportunità politica. Il Movimento 5 Stelle infatti – oltre le valutazioni politiche che sono già state affrontate da una precedente amministrazione e superate dall’approvazione della delibera dell’aula Giulio Cesare e al di la del fatto che la costruzione dello stadio farebbe contenti tanti tifosi romanisti che sono la maggioranza nella Capitale – non si è mai mostrato così entusiasta dell’iniziativa a tal punto di essere stato l’unico partito a votare contro la delibera del dicembre 2014. Per questo che la Raggi (che nel dicembre 2014 votò contro la pubblica utilità dell’opera) non vuole associare il suo nome e quello della sua amministrazione ad un progetto che, nonostante sia interamente finanziato con soldi privati, continua ad essere malvisto sia all’interno della cosiddetta base che tra gli assessori di Virginia Raggi. Tra tutti l’assessore capitolino all’Urbanistica Paolo Berdini (che proprio in queste ore si è detto favorevole alle Olimpiadi) il quale, su questa questione dello stadio, sembra aver fatto un pò come Ponzio Pilato: ossia se è voluto lavare le mani, trasmettendo la documentazione (incompleta) in Regione e lasciando che siano quelli di via della Pisana a prendersi l’onore o l’onere (a seconda dei punti di vista) di concedere il semaforo verde al progetto. Ma è proprio su questo aspetto che si sarebbe aperto lo scontro. Infatti la Regione vuole evitare che il Comune deleghi ad essa una funzione (ossia la conformità alla delibera di pubblica utilità) che invece proprio secondo la Pisana è e deve restare in capo al Campidoglio. Il punto è che senza il documento di conformità (che come scrive Fernando Magliaro de Il Tempo, redigerlo sarebbe veramente una questione di un quarto d’ora) la Conferenza dei Servizi non può essere aperta. E quindi, che cosa può succedere adesso? Può succedere che la Regione, come prevede la legge, richieda entro 5 giorni al Comune la documentazione necessaria (conformità alla delibera e osservazioni critiche) e il Comune alla fine, considerando che le valutazioni non sono più politiche ma solo di natura tecnica, risponda in senso affermativo. Se la giunta Raggi, che ha già confermato di voler costruire lo stadio ma “nel rispetto della legge”, invierà questi documenti, allora si potrà finalmente aprire la Conferenza dei Servizi. Dopo di che ci vorranno 180 giorni per l’approvazione definitiva del progetto. Poi però, e qui la vicenda ritorna interessante, toccherà di nuovo all’aula Giulio Cesare pronunciarsi, per l’ultimo passaggio, che riguarda l’approvazione di una variante (un milione di metri cubi) al Piano Regolatore. E ad approvarlo dovrà essere un’Aula a maggioranza penta stellata. Difficile pensare che alla Raggi (come a quelli del Direttorio) questa situazione possa far piacere.

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    Romano Stanco

    Settembre 2, 2016 at 10:43 am

    Stufo….stufo di tutto ciò….è stato permesso negli ultimi 40 anni di far costruire in questa città cani e porci. Arriva un’imprenditore estero, con soldi privati… e qui che si fa?
    Fate pietà…ci meritiamo di affogare nella m****.

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