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I Giochi del Commonwealth raccontati dall’inviato del Sunday Times Mark Palmer

Vi avevamo presentato qualche settimana fa la XXI Edizione dei Giochi del Commonwealth, in programma in Australia a Gold Coast. Ora che la manifestazione è terminata abbiamo fatto qualche domanda a Mark Palmer, giornalista del Sunday Times che di solito si occupa di rugby scozzese, e che era tra i corrispondenti del suo giornale a Gold Coast per seguire la manifestazione.

Come nasce l’idea dei Giochi del Commonwealth e come si sono sviluppati negli anni?

 I Giochi del Commonwealth iniziarono nel 1930, come Giochi dell’Impero Britannico. I paesi che vi competono sono per lo più ex territori dell’Impero fattore che da ai Giochi un sapore unico, e spesso politicamente complesso. Nella recente edizione australiana a Gold Coast ci sono state numerose proteste da parte di gruppi aborigeni che hanno fatto riferimento alla colonizzazione delle loro terre da parte della gran Bretagna nel Settecento. In altri aspetti i Giochi del Commonwealth sono dei precursori, l’ultima edizione ad esempio è stato il primo evento internazionale multi-sport ad avere un ugual numero di medaglie disponibili per uomini e donne. Vi competono circa 70 nazioni, da Anguilla allo Zambia.

Che interesse c’è ai giorni nostri per gli stati e le federazioni a partecipare? E il seguito da parte degli appassionati è numeroso?

Per alcuni sport come ad esempio il netball che non fanno parte del programma olimpico i Giochi del Commonwealth costituiscono la più importante occasione di visibilità, mentre è vero che negli sport maggiori come atletica e nuoto l’assenza di nazioni come gli Stati Uniti fa si che siano ancora lontani per importanza dalle Olimpiadi.

Tra gli spettatori sono comunque molto popolari, in occasione dell’Edizione 2014 a Glasgow fu venduto il 95% dei biglietti e anche a Gold Coast sono state richiamate grandi folle. Grande entusiasmo suscitano in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, visto che i Giochi del Commonwealth rappresentano l’unica opportunità per questi paesi di competere a livello mondiale con proprie rappresentative, mentre solitamente i loro atelti fanno parte della rappresentativa unita della gran Bretagna.

 

 

In questa ultima edizione si è messa in luce qualche nuova stella?

Da una prospettiva scozzese ( la mia specialità) è da notare la prestazione del ventenne nuotatore Duncan Scott che è diventato il primo atleta scozzese a vincere più di quattro medaglie in una sola edizione, aggiudicandosene sei. Il ginnasta inglese Nile Wilson ha vinto tre medaglie d’oro e due argenti. Al primo posto del medagliere i padroni di casa dell’Australia con 198 medaglie di cui 80 d’oro.

Che atmosfera si respira durante i Giochi?

L’edizione della Gold Coast è stata un successo, i luoghi erano molto belli e il clima caldo e piacevole, il pubblico entusiasta. I Giochi del Commonwealth sono noti come “Giochi dell’amicizia” perché l’atmosfera dentro e fuori dai campi di gara è meno tesa che alle Olimpiadi.

 

Quanto è impegnativo per un giornalista seguire una manifestazione del genere?

 Coprire un evento come i Giochi del Commonwealth è un onore ma anche un pesante impegno lavorativo. Per 14 giorni consecutivi abbiamo lavorato fino alle 2 della mattina, e a causa dell’orario serale di molte gare e perché i nostri colleghi negli uffici dei giornali in Inghilterra inizavano il lavoro proprio mentre noi stavamo terminando la giornata. E’ stato necessario molto caffè! Le sedi di gara a Goald Coast erano piuttosto sparpagliate per il territorio, e questo ha voluto dire viaggi tra i venti minuti e le due ore per raggiungerle. Una buona occasione per recuperare il sonno perduto o scrivere con il Pc appoggiato alle ginocchia!

Francesco Beltrami

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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