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Helmut Haller: il giocoliere teutonico

Helmut Haller: il giocoliere teutonico

Il biondone di Augusta. Helmut Haller: un teutonico consacrato in Italia. Lo stivale è diventato presto casa sua. Lui, sorridente e spensierato al cospetto dell’esistenza, non ci ha mai dimenticato.

In quell’angolo della Baviera Helmut nasce, cresce e corre sul prato verde. Nel vivaio dal ’48 al ’57 e, successivamente, tra i grandi dal ’57 al ’62. Le sue geometrie, utilizzando indifferentemente il destro e il sinistro, esaltano il pubblico locale e drizzano le antenne ai top club di mezza Europa.

Dalle nostre parti si muove prima di tutti il Bologna, con il patron Renato Dall’Ara pronto a fare carte false per portare il talento all’ombra delle Due Torri.

Il tedesco dona regali da scartare a cecchini d’area del calibro di Nielsen e Pascutti. Il gioco è fatto: Fulvio Bernardini porta la truppa al trionfo dello scudetto il 7 giugno 1964 nello spareggio all’Olimpico contro l’Inter del mago Herrera. Bulgarelli a comandare le trame rossoblu e Tumburus a misurare la tenuta in trincea.

Il Sessantotto scuote i pensieri della collettività. Haller prende parte alla sua personale rivoluzione salutando l’Emilia. Torino, sponda bianconera, è il nuovo approdo. La Juventus deve e vuole ritrovarsi dopo una quantità insolita di stagioni anonime. L’epoca gloriosa di Sivori e Charles è ormai un miraggio. Si affaccia una generazione di fenomeni in rampa di lancio che comprende Benedetti e Pietro Anastasi.

Il fantasista teutonico è l’elemento in grado di fare la differenza. Saranno necessarie però ben quattro annate prima di vedere lo scudetto tornare al Comunale. Carmignani, Morini, Spinosi, Capello, Causio, Cuccureddu, Furino, Anastasi e Bettega con l’unico straniero in sella: Helmut Haller.

Vycpalek, zio di Zeman, è un mister rude ma al tempo stesso affettuoso.

Helmut, nel periodo in Piemonte, non disdegna piacevoli distrazioni tra donne e qualche alcolico messo lì ad impreziosire il contesto. Heriberto Herrera, trainer bianconero dal 1964 al 1971, non sopporta tali perdizioni. Il tira e molla non durerà molto, con l’allenatore paraguaiano costretto a passare la mano per disperazione. Il suo ‘movimiento’ fa letteralmente a cazzotti con i ritmi blandi del biondo sulla trequarti.

La luna di miele di Haller alla Juventus si prolunga fino all’estate del 1973. Giusto il tempo di replicare lo scudetto. Boniperti lo lascia partire con una carezza per chi ha dato tanto alla causa della Vecchia Signora. Peccato solo per le battute d’arresto nelle due finali di Coppa delle Fiere e di Coppa dei Campioni contro Leeds e Ajax.

Nel mezzo tanta Nazionale. Nel Mondiale inglese del ’66 sigla il goal d’apertura nell’epica finale, vinta poi dai padroni di casa. Quattro anni dopo, in Messico, osserva dalla panchina il 4-3 senza freni tra Germania e Italia in semifinale. Sempre un pezzettino per completare il puzzle.

Il ritorno in patria è un’operazione nostalgia in piena regola. Poker di annate con la casacca dell’Augusta, ed una parentesi alla corte dello Schwenningen. Al tramonto degli anni settanta il congedo dal rettangolo verde.

L’11 ottobre del 2012 il cuore gli volta le spalle a 73 anni. Helmut Haller: il giocoliere teutonico.

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