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Hagi e il Brescia: storia romantica di una retrocessione

Hagi e il Brescia: storia romantica di una retrocessione

Hagi e la B. Binomio triste e paradossale, ciononostante vero. Il calderone del calcio italiano degli anni novanta ha regalato anche questa storia tanto piccola quanto affascinante. Nella stagione 1992-1993 mister Mircea Lucescu “tormenta” senza soluzione di continuità il Presidente Corioni a tramutare in realtà quella che, all’apparenza, sembra una pura follia del mercato. L’obiettivo designato è un top player: Gheorghe Hagi.

All’ombra dello stadio Rigamonti si insedia una vera e propria colonia proveniente dalla Romania. L’allenatore chiama, oltre al campionissimo proveniente dal Real Madrid, anche altre due pedine connazionali. Ecco allora gli arrivi dei centrocampisti Ioan Sabau e Dorin Mateut. Dai Balcani promette reti a raffica invece l’attaccante centrale Florin Raducioiu. Sarà lui, con 13 marcature messe a referto, ad essere il miglior realizzatore bianco blu in quella nefasta annata.

Lasciare il Real Madrid, il club più titolato e idolatrato al mondo, per approdare in una tranquilla cittadini del nord Italia è ancora oggi un mistero irrisolto. Per Hagi, come da lui spesso ribadito, l’esperienza con la casacca delle rondinelle si è rivelata significativa e densa di utili insegnamenti.

Le intenzioni bianco blu sono più che serie, ma l’epilogo si trasformerà in una debacle. I due pareggi inaugurali contro Napoli e Torino (sul neutro di Cesena) stimolano sorrisi. Tutto liscio, come l’olio e forse anche oltre, dopo le prime due vittorie casalinghe con Pescara (1-0) e Foggia. Pirotecnico il 4-1 rifilato al parco divertimenti ‘Zemanlandia’ il 4 ottobre. Sugli scudi Raducioiu, Saurini ed appunto Hagi che fa il fenomeno con un razzo mancino dal vertice opposto. Piove sul bagnato per i pugliesi con l’autogol del portiere Mancini.

Sostanzialmente le rondinelle marciano spedite fino al nono turno. Il pari a reti bianche a domicilio con la Juventus ed il blitz in terra capitolina sui giallorossi romanisti (2-3 con l’autorete di Benedetti e la doppietta di Saurini), vengono interrotti solo dallo 0-2 patito per mano del Cagliari. Lì qualcosa si inceppa. Ad inizio novembre l’Ancona offende per cinque volte con Agostini (doppietta), Detari e Lupo. Nelle susseguenti sei giornate i ragazzi di Lucescu incassano il bottino pieno solo contro l’Udinese (2-1 reti di Hagi e Raducioiu). Lazio, Milan e Sampdoria aprono negativamente il sipario del 1993.

Il Brescia gioca bene, con coraggio e sfacciataggine, ma a mancare spesso è la concretezza e soprattutto i risultati consistenti. Nell’intero girone di ritorno i successi saranno cinque in totale. Altisonanti, e non poco, quelli conseguiti su Juventus e Lazio. Affermazioni limpide e meritate che ingigantiscono ulteriormente il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Cosa non è stato? Tutto il resto. Specchio riflettente lo scivolone in trasferta contro il modesto Pescara. Senza chiudere in un cassetto nemmeno il 3-1 subito ad opera del Cagliari a metà marzo. Tre miseri punticini strappati anche al cospetto delle dirette avversarie per l’agognata salvezza (Ancona, Fiorentina e Udinese). La regular season concede l’ultimo atto il 6 giugno al Rigamonti con la Sampdoria. Negro, Domini e Raducioiu (su rigore) timbrano il cartellino lasciando buone impressioni al contesto lombardo.

Propositi che naufragano in una torrida giornata bolognese. Sabato 12 giugno 1993 il Dall’Ara ospita il sanguinario spareggio tra il Brescia appunto e l’Udinese di mister Bigon. Le due squadre si sfidano perché appaiate al quartultimo posto in classifica con 30 punti all’attivo. Al quarto d’ora la sblocca Abel Balbo. Domini rialza la testa con l’acuto del momentaneo pareggio al minuto 27. Disattenzione e sfortuna concorrono nel raddoppio friulano a firma di Orlando, direttamente sugli sviluppi di un corner con il guardiano Cusin forse distratto. Due gocce si trasformano in temporale quando De Paola abbatte il numero 7 Kozminski. Dell’Anno sbaglia l’esecuzione dal dischetto ma insacca sulla respinta del portiere.

Finisce qui. Il Brescia cade in Serie B. Una piazza delusa e affranta si chiude in un intimo dolore sportivo. Gheorghe Hagi, il ‘Maradona dei Carpazi’, scende in cadetteria anche lui con un bagno encomiabile di umiltà. L’asso rumeno, insieme al mentore Lucescu, prende a braccetto le rondinelle portandole nuovamente in A grazie al terzo posto finale nel campionato 1993-1994.

Ciliegina sulla torta il trionfo nella Coppa Anglo-Italiana, una competizione dal sapore perdutamente nostalgico, nel teatro magnifico di Wembley con il Notts County. Questa la coda di una storia piccola, romantica, balcanica, simbolo di quel calcio ormai smarrito.

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