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Hacker Russi: si allunga la lista dei “dopati autorizzati”. Tra i nomi anche Nadal e Farah

I Fancy Bears, il gruppo di hacker russi che hanno portato alla luce il database dell’agenzia antidoping Wada, continuano a pubblicare i nomi degli atleti che hanno assunto sostanze dopanti. E’ da sottolineare, però, che coloro che compaiono nella lista avevano avuto l’ok da parte della propria federazione e della Wada stessa ad assumere farmaci per fini terapeutici sotto prescrizione o certificato medico.

Alla luce di questo, gli atleti in questione non rischiano nessuna sanzione o squalifica sulla base della norma vigente. Con questa terza rivelazione, sale a 66 il numero di sportivi coinvolti in questo Vaso di Pandora che lascerà inevitabilmente strascichi e polemiche. Tra i nomi più in vista, dopo le sorelle Williams e i ciclisti britannici Wiggins e Froome, compare anche il nome del tennista spagnolo Rafael Nadal e del campione britannico dei 5000 e 10000 Mo Farah. Per i due, un ritorno al passato, con quest’ultimo già nel mirino, avendo come allenatore Salazar, sotto inchiesta, e con il maiorchino accostato al doping nell’“operazione Puerto” collegata all’operato del medico Fuentes. Come già detto, i due non rischiano nulla in quanto provvisti di certificazione medica. Tra gli altri nomi anche quello del campione ungherese di nuoto Laszlo Cseh e del golfista britannico Justin Rose.

Attendiamo nuovi sviluppi per capire gli effetti che rivelazioni del genere comporteranno nella vita e nella carriera degli atleti coinvolti, per una lista che, giorno dopo giorno, si arricchisce di nomi illustri.

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0 Comments

  1. enzo

    Settembre 22, 2016 at 3:12 pm

    Forse si muoverà qualcosa, intanto mi pare che gli hacker russi abbiano fatto un grosso lavoro (aggratis) per lo sport internazionale, e dopo averli stigmatizzati sarebbe ora di ringraziarli, almeno…. e che la WADA faccia un bel mea culpa, nei loro confronti… altrimenti è come se la polizia condannasse chi la avverte che qualcuno stà rubando…
    “…La Wada, agenzia mondiale antidoping, si è “fatta fregare” due volte: prima non riuscendo a individuare gli atleti dopati e poi concedendo direttamente TUEs, ossia autorizzazioni per l’utilizzo di farmaci vietati, a destra e a manca. Per questi motivi la sua attività è da considerare un fallimento e occorre pensare a un “ente successore”. Questa, in poche parole, è la posizione del Presidente del Coni argentino Gerardo Werthein, che ha già fatto il giro del mondo e sta trovando molti consensi.
    ….Non abbiamo alcuna spiegazione sul perché non abbia agito prima sulla situazione in Russia, quando erano stati pienamente avvertiti dal 2010. Non disponiamo nemmeno di alcuna seria analisi su come la Wada abbia fatto spendere al movimento sportivo e ai governi enormi somme di denaro per 300.000 test all’anno e sia riuscita a scovare solo un pugno di quelli che sembrano aver barato. In realtà gran parte dei casi di doping sono stati rivelati dalle federazioni internazionali, da indagini di polizia, gole profonde e media.
    …Nel 2015 la Gran Bretagna ha concesso esenzioni a 88 atleti e nel 2016 il numero è salito a 100, più della metà dei quali impegnati alle Olimpiadi di Rio. In Spagna le richieste l’anno scorso sono state addirittura 409, ma solo 179 sono state approvate, mentre gli Stati Uniti ne hanno concesse 136 nel 2015, ma a Rio solo 15 atleti su 558 partecipanti godevano di esenzioni.”
    Agenzia antidoping da portare in un tribunale internazionale… possibilmente fuori dagli usa…

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