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Guerra in Yemen: tra morte, distruzione e silenzio il Calcio prova a sopravvivere

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Guerra in Yemen: tra morte, distruzione e silenzio il Calcio prova a sopravvivere

Il prossimo 19 marzo cadrà il quarto anniversario dello scoppio della guerra civile in Yemen. Era infatti quello stesso giorno di fine inverno del 2015 quando, nel piccolo paese della punta meridionale della Penisola araba, cominciava un conflitto, che vedeva contrapposti i ribelli Huthi e le forze leali al governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi.

Ad oggi, tale conflitto, è costato la vita a migliaia di persone, tra cui moltissimi civili, ed ha prodotto più di tre milioni di sfollati. Inoltre ha distrutto buona parte del paese, sotto numerosi punti di vista, ed è stata la causa di una crisi umanitaria che, attualmente, non sembra vedere nessuna luce in fondo al tunnel.

Una nazione ricca di cultura e storia, regno della regina di Saba, lo Yemen è stato un paese che ospitava una delle più grandi civiltà della storia antica. Ora invece, almeno per coloro che guardano il tormento della nazione da fuori, è diventato un paese dove a farla da padrone sono morte e distruzione.

Come accaduto anche in altre zone medio-orientali, ad esempio Siria ed Iraq, la vita di tutti i giorni degli yemeniti non è stata totalmente sconvolta da questa situazione. Ci sono infatti alcuni lati quotidiani che, apparentemente, hanno potuto continuare il loro “cammino” in maniera abbastanza agevole.

Tra queste quotidiane normalità non poteva mancare, manco a dirlo, il mondo del calcio: l o sport più popolare della nazione. La squadra nazionale yemenita, infatti, in qualche modo, continua a battersi sul campo nelle campagne di qualificazione e partecipa a eventi calcistici di caratura internazionale.

Tale sport, inoltre, rappresenta un vero e proprio collante dal punto di vista sociale. Quando si parla del mondo del pallone, ed in particolare modo della nazionale, tutti si mettono d’accordo nel sostenerla mettendo da parte le altre, e numerose, divisioni che hanno portato al conflitto civile. Tutto questo è stato anche molto aiutato dai risultati raggiunti sul campo. Nel marzo 2018, ad esempio, la nazionale calcistica dello Yemen è riuscita a qualificarsi, per la prima volta nella sua storia, alla fase finale della Coppa d’Asia 2019.

Un risultato storico per una federazione calcistica che si è unita solo nel 1962 e che attualmente occupa il 143esimo posto nel ranking mondiale della Fifa su 211 posizioni in totale.

Cio è avvenuto nonostante la federazione calcistica interna locale (la Yemen Football Association, il cui acronimo è YFA) abbia bloccato, nel 2015, il campionato nazionale a seguito dei bombardamenti. Altro problema che ha portato a questo stop sono state le turbolenze economiche in cui si sono trovati, per lo scoppio del conflitto, i vari club della YFA.

Alcuni dei giocatori della nazionale sono riusciti a portare avanti la loro carriera in alcuni campionati esteri: in primis la Qatar Stars League. Altri, invece, hanno dovuto dire addio in maniera definitiva e, ad oggi, sono costretti a lavorare in ambiti del tutto differenti da quello calcistico per poter trovare le risorse economiche per vivere.

“Le condizioni del paese hanno influenzato negativamente i progressi del nostro sport nella massima misura, specialmente con il campionato sospeso nelle ultime tre stagioni e questo ha colpito tutti i giocatori in generale”. Queste sono le parole di Husai Gazi: giocatore yemenita che, negli ultimi anni, ha dovuto girare vari paesi, dall’Iraq all’Egitto dove risiede attualmente, per poter portare avanti il suo mestiere sul rettangolo da gioco.

Altro esempio che si può fare è quello di Khairi Yousef che, al giorno d’oggi, ha trovato una collocazione nel campionato nazionale della Malesia. “La guerra ha influenzato la mia carriera in tutti gli aspetti – tecnicamente, moralmente, monetariamente. La maggior parte dei calciatori si concentra interamente sullo sport perché immagina il loro futuro in questo ambito e trascura ogni altro aspetto. Una guerra semplicemente non ha mai attraversato la nostra mente”: sono queste le affermazioni del giocatore riguardo la situazione calcistica del suo paese di origine.

Le storie di Gazi e Yousef, però, come detto sopra, non rappresentano, purtroppo, quella che può essere definita “normalità”. Altri calciatori, difatti, si sono dovuti reinventare in altri ambiti lavorativi, anche molti distanti da quello calcistico, per poter continuare a sopravvivere.

Alcuni guidano autobus, taxi e motociclette; altri lavorano nei supermercati e nei negozi di alimentari. Particolare è la vicenda di Suleiman Hazam che cucina e vende patate fritte per le strade della città di Ibb.

Tra questi due estremi vi è anche chi riesce a tirare avanti grazie ad una forma di risarcimento, conosciuta come “indennità di trasporto”. Essa, come spiegato da un diretto interessato, il giocatore Fouad Al Omeisi , “è una forma simbolica di pagamento, ed è meglio di niente”.

Tuttavia, questo contributo non riesce a coprire i costi base necessari come quello per andare in trasferta.

Altro problema, dal punto di vista calcistico, che lo Yemen deve affrontare è quello legato alla distruzione degli stadi e degli impianti calcistici in generale come, ad esempio, i campi di allenamento.

Uno degli esempi che si possono fare, in questo campo, è quello riguardante l’impianto “22 maggio” della città di Aden in cui, nel 2010, si svolsero alcune delle partite della “Coppa delle Nazioni del Golfo”. Tale struttura ha subito gravi danni a causa dei bombardamenti della coalizione guidata dai paese occidentali e dall’Arabia Saudita, che appoggia il presidente destituito Hadi.

Secondo una affermazione di Azzam Khalifa, Direttore dell’Ufficio Gioventù e Sport di Aden: “il 70% dello stadio è stato completamente distrutto, con solo poche tribune e blocchi di cemento rimasti in piedi”.

Nonostante tutte queste problematiche, però, possiamo concludere che il calcio è ancora una delle poche speranze a cui si può aggrappare il popolo yemenita in questo periodo così tragico e buio. Ancora una volta, insomma, il mondo del pallone si può etichettare come “l’oppio dei popoli dell’epoca attuale”.

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