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Gran Premio di Baku: soldi in pole position davanti a sicurezza e diritti umani

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Gran Premio di Baku: soldi in pole position davanti a sicurezza e diritti umani

Sicurezza e diritti umani. Il lungo weekend di Baku, Azerbaijan, sede del Gran Premio d’Europa nel 2016, è destinato a far discutere.

Capitolo sicurezza: il circuito, per certi versi, è unico nel suo genere. La carreggiata è larghissima nei rettilinei, ma si restringe sino a trasformarsi in un budello nella parte guidata. Le monoposto si insinuano fra finestre, balconi e  torri del castello. Suggestivo, ma non esattamente un bel vedere per chi deve sfiorare, su una monoposto, mura e terrazzini. Servirebbe, forse, un maggiore compromesso fra le velocità di punta elevate (fino ai 350 km/H) e i settori che impongono un’andatura da ora di punta nel traffico di una qualsiasi tangenziale. Attenzione anche alle assenze di via di fuga. James Button (non a torto) nel 2016 individuò nelle curve 3, 7 e 14 che è di fronte a un muro (!) , possibili tagliole. Herman Tilke, “architetto del circus” si difese richiamando Baku agli ovali americani: traiettorie regolari e muretti morbidi. Bisognerebbe chiedere a Perez quanto sia morbida la torre di un castello

Altrettanto scottante, la situazione politica interna del paese ospitante: in Azerbaijan, business e diritti umani viaggiano su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Bernie Ecclestone a suo tempo, nel 2014, ha portato il circus in un paese dove oggettivamente la democrazia è poco più di un optional. Situazione più o meno paragonabile alla F1. Non a caso l’ormai ex “grande capo” definì l’Azerbaijan un luogo assolutamente vivibile. La gente gli sembrava felice. Come lo stabilì, visto che è quasi impossibile intervistare qualcuno, è un mistero. Cosi come è perlomeno curioso che un paese democratico, dal 1993, sia ininterrottamente nelle mani della famiglia Aliyev. Nel nome del padre Heydar e del figlio Hylam. Accomunati, secondo l’organizzazione “Human right Watch”, da una forte repressione della libertà di pensiero e cronaca. Nel mirino, la comunità giornalistica indipendente: blogger, attivisti e freelance. Un centinaio di prigionieri politici. Questioni che non sembrano interessare la F1, troppo presa da se stessa. Si corre, indifferenti al pericolo, ai diritti umani e alla sicurezza. Lunedì qui non ci sarà più nessuno e tutto tornerà come prima.

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Commenti

8 Comments

  1. Antonio Talarico

    Giugno 18, 2016 at 1:45 pm

    Ah si certo, dovrebbero prendere esempio da democrazie riconosciute tipo katar arabia e similari. Allora si.

  2. SAMET

    Giugno 18, 2016 at 2:25 pm

    Non capisco gli giornalisti quanto chiedono della famiglia Alyev in Azerbaijan ! L’Eclestone chi e per voi, La Dorna dell MotoGP ??? Questi sono i primi da toglier via dal mondo dello sport. MI DISPIACE, QUESTA NON E DEMOCRAZIA.

  3. tinapica

    Giugno 18, 2016 at 7:42 pm

    A parte le questioni molto gravi di cui tratta l’articolo c’è anche una domanda, probabilmente meno importante, a cui non so rispondere: da quando in qua l’Azerbaigian è in Europa?

  4. Giorgio Drudi

    Giugno 19, 2016 at 8:51 am

    Gran Premio d’Europa di F1 nel cuore del Caucaso, la Turchia ai Campionati Europei di calcio…Giochi senza frontiere o mi sono distratto un attimo?

  5. Hernando45

    Giugno 19, 2016 at 6:48 pm

    I confini dell’Europa ad EST sono gli Urali al nord ed il Volga a SUD e dato che il Volga sfocia nel mar Caspio, l’Azerbaijian che si trova sulla sponda occidentale del mar Caspio è da considerarsi Europa geograficamente parlando.
    Saludos dal Nicaragua.

  6. Caterina DINCA

    Giugno 20, 2016 at 1:01 am

    Ma a chi interessa la democrazia? Per caso quì in Italia siamo democratici? Ma quando? Di cosa parliamo? Stò pensando di trasferirmi proprio a BAKU..

    • Morris

      Giugno 24, 2017 at 8:58 am

      Forse lì capirai che avevo ben poco da crucciarti!

      • Morris

        Giugno 24, 2017 at 8:59 am

        *Avevi

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