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Gozzano: storie di Paese, Storie di Sport

Gozzano: storie di Paese, Storie di Sport

Una mattina qualunque di gennaio per le strade di Gozzano. Ho appena portato mia figlia a scuola. Il cielo è sereno, ma fa molto freddo. Qui i ritmi sono molto intensi, come in tutti gli operosi paesi industriali del nord Italia. L’industria tessile prima, con la celebre Bemberg ormai chiusa da diversi anni, la rete delle numerose rubinetterie e fabbriche di valvolame poi, dettano i ritmi.

Da queste parti c’è sempre stata anche molta attenzione per lo sport. Sempre sostenuto da mecenati. La Bemberg per prima. Attiva dalla fine degli anni Venti, fin da subito attraverso il suo Dopolavoro ha organizzato eventi sportivi. A Gozzano negli anni Trenta si giocava una Coppa Bemberg calcistica nel pre campionato, veniva disputata una Coppa Bemberg di ciclismo e una nella corsa podistica su strada. Anche c’è notizia di incontri di boxe organizzati nei locali del Dopolavoro.

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Nel 1940 la squadra ciclistica del Dopolavoro Bemberg partecipò con lusinghieri risultati al Giro d’Italia: fu terza nella classifica dei gruppi sportivi e il suo capitano, Giovanni Destefanis indossò all’arrivo di Milano la maglia bianca di primo nella classifica dei corridori che non appartenevano a squadre ufficiali dei costruttori di biciclette. Fu anche ottavo assoluto in un Giro vinto da un giovanissimo Fausto Coppi.

L’AC Gozzano, la squadra di calcio, giocò a lungo in un campo su un terreno adiacente allo stabilimento Bemberg, quando per espandere l’attività della fabbrica fu necessario smantellarlo per costruirvi reparti, si trovò una soluzione vicina all’oratorio, e successivamente venne allestito lo stadio attuale, nella zona di Monterosso, di dimensioni regolari per poter disputar e il campionato di Promozione negli anni  Cinquanta. La squadra di calcio arrivò fino alla serie D, nel 1979 grazie all’opera di un altro facoltoso appassionato, il marchese Alfredo D’Albertas cui ora è dedicato l’impianto di Monterosso.

Oggi, l’AC Gozzano, dopo sei stagioni in sette anni in Serie D, è addirittura approdata tra i professionisti, e se la sta cavando bene, undicesima in classifica nel girone A della Serie C, dopo 22 giornate, e con bilanci sani a differenza di quelli di molte società rivali. Merito di un altro mecenate, ovviamente un industriale del rubinetto, Alberto Allesina, che ha fatto crescere la società di pari passo con l’azienda di famiglia, affiancandola nel periodo successivo alla crisi avvenuta dopo il primo approdo in D. Una scalata fatta di piccoli passi, come si addice a un piemontese concreto che certo non ama prendersi rischi troppo grandi e poco calcolati.

Il ritrovo degli appassionati di calcio è nel pieno centro vecchio di Gozzano,  nell’edicola gestita da Luca Tonelli e dalla moglie. Per conoscere le ultime novità bisogna sempre passare da lì, ogni mattina Luca, che delle partite del Gozzano vende anche i biglietti in prevendita, ha sempre la notizia del giorno. Arriva con la moglie Michela  da Omegna dove vive ed è sempre informatissimo anche sulle vicende della Paffoni, la squadra di basket della sua cittadina di residenza. L’argomento più gettonato però resta sempre quello dello stadio gozzanese: il D’Albertas non è a norma per la C e la squadra è costretta all’esilio a Vercelli. I lavori di messa a norma non iniziano, stritolati dalla burocrazia. Qualcuno comincia a lamentarsi, Sabato scorso durante la partita vinta per 4-0 col Cuneo si sono sentiti i primi cori di primi cori di protesta. “ E lo stadio dov’è?” oppure “Co-co come mai a Gozzano non giochiamo mai?” cantavano i Briganti, il gruppo degli ultras rossoblu.

Quasi obbligatorio poi attraversare la strada e fermarsi per un caffè nel bar di fronte. Sarà che per me è un appuntamento fisso da quando sono arrivato a Gozzano ormai oltre undici anni fa, ma lo trovo uno dei pochi caffè da bar meritevoli di apprezzamento che si possano bere nel Nord Italia. Dietro il bancone troverete Valentina. Infilata lì a ventidue anni, nelle stesse settimane in cui a Gozzano sono arrivato io, non se ne è più andata. Genitori siciliani, sono molti ad essere arrivati qui a lavorare alla Bemberg o nelle rubinetterie dagli anni Cinquanta in poi, ha capelli nerissimi, occhi profondi e grinta da vendere. Sempre un sorriso e una parola per tutti, ma vietato sgarrare, chi mina il regolare svolgersi del lavoro del bar viene immediatamente rimesso in riga da uno sguardo che sa incenerire.

Alle nove arriva Marco, l’ottico che ha il negozio di fronte al bar. Sportivo di lungo corso anche lui,sciatore, pallavolista, grande appassionato di motociclette, gareggia nel circuito storico delle SVM. Calvo ma di quelli estremamente affascinanti, sempre gettonatissimo dal pubblico femminile. Io son sempre lì, in cerca di ispirazione, giornalista freelance e perditempo professionista ad inceppare un po’ gli ingranaggi di questo paese operoso. Paese che il prossimo anno, insieme, per l’Italia, a Chiusi , Egna e Montegrotto Terme sarà città europea dello sport, come è stato ufficialmente comunicato al sindaco, l’attivissima Carla Biscuola, lo scorso novembre nella sede del CONI a Roma.

Con la promozione in C è arrivato a Gozzano, scelto come segretario generale della squadra dalla proprietà, anche Filippo Marra Cutrupi, altro personaggio poliedrico e impegnato nel sociale. Originario della Calabria, giornalista e fotografo, ex carabiniere, oltre che dirigente sportivo, ha subito portato a Gozzano una sua creatura, il Premio Mitos, che attribuisce riconoscimenti a personalità che si sono distinte nel tutelare la legalità nel mondo dello sport. E così un paio di settimane fa, nella Basilica di San Giuliano, si è svolta la cerimonia di consegna dei premi.

Sì a Gozzano c’è anche una Basilica oltre alla Serie C. Pur  contando il paese solo 5.600 anime un tempo era sede vescovile con tanto di palazzo. La premiazione è stata preceduta da una Messa grande concelebrata dall’Ordinario Militare per l’Italia, Monsignor Marcianò, dal parroco Don Enzo Sala e da tutti i cappellani militari del Piemonte. Si è visto qualcosa di particolare per Gozzano, di inedito. Una cerimonia in pompa magna, poco piemontese che tanto ricordava invece tradizioni e colori del Sud Italia, qualcosa che ha fuso culture e tradizioni, senza però globalizzare, andare verso un piatto unicum, ma che ha permesso alla vivacità del Sud e alla seria compostezza del Nord di stare insieme.

Io oltre che freelance e perditempo professionista sono pure ateo, anche se sono cresciuto all’oratorio fino ai 14 anni, e dunque ho fatto in modo di arrivare a Messa quasi terminata, ma, non avendo calcolato le lungaggini delle cerimonie grandi ho fatto in tempo ad assistere ai suoi momenti finali. E devo ammettere di aver visto una chiesa piena come non mai, e i visi dei presenti molto più sereni di quando corrono verso il lavoro la mattina.

Adesso è il momento di salutare Valentina, uscire dal bar e andare a casa a scrivere. Tutti si rimettono all’opera: la squadra di calcio ha il suo obiettivo, la salvezza, da raggiungere possibilmente senza troppi patemi e senza montarsi la testa e pensare ad obiettivi più prestigiosi, non sarebbe concretezza piemontese. Il sindaco, oltre a tutto il resto, deve riuscire a fare in modo che i lavori al D’Albertas inizino e continuare a preparare al meglio per il 2020 da città europea dello sport. Valentina deve fare caffè e poi badare a che sia tutto pronto per il pranzo dei molti studenti che arrivano a mangiarsi il panino durante la pausa delle lezioni. Luca ha da vendere giornali, biglietti, pagare bollette, ricaricare telefoni cellulari e quant’altro si fa ormai oggi in un’edicola, oltre che informare chi entra ed esce riguardo le ultime news sportive, Marco esaminare occhi, orientarsi tra le diottrie, preparare occhiali. Gli operai avviare le loro macchine, anzi loro sono già in fabbrica da un bel po’.

Io invece sono un perditempo, osservo e mi servono solo le parole per raccontare di tutti loro comodamente seduto al Pc.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

Commenti

2 Comments

  1. prip

    Gennaio 29, 2019 at 11:37 am

    comunque i lavori per lo stadio iniziano il 4 febbraio p.v.

  2. Francesco Beltrami

    Febbraio 27, 2019 at 2:12 pm

    Sono iniziati circa tre settimane dopo caro prip ma sono iniziati e questo è l’importante.

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