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Gli Europei e le scorie della Guerra Fredda

Gli Europei e le scorie della Guerra Fredda

Nel 1991 ho accompagnato la nazionale di calcio under 21 dell’allora Unione Sovietica in una delle sue ultime partite. Si trattava di una partita valida per campionato europeo di categoria che si sarebbe disputata a Padova il 12 giugno 1991. Ero un giovanotto tesserato con il calcio Padova, e quell’anno la FIGC, non essendo in grado di reperirlo autonomamente, chiese proprio al Padova di reclutare un accompagnatore che parlasse francese, da affiancare alla nazionale sovietica per due giorni e che conoscesse la città. Avevo le due caratteristiche richieste e fui lieto di fare questa esperienza. 

Capii che l’esigenza di un “conoscitore della città” era motivata dal fatto che lo staff sovietico doveva fare degli acquisti. Sul momento fui stupito ma in quel periodo stava crollando tutto il mondo comunista, la crisi economica in quei paesi era notevole. I privilegiati che potevano mettere piede oltre cortina, come gli atleti, non perdevano l’occasione di fare qualche acquisto “di lusso” per i loro standard. In realtà il lusso si riferiva alla possibilità di andare in un discount di calzature e borse che con lo stile made in Italy diventavano per loro e per le loro compagne uno status symbol. Gli atleti avevano la classica inquadratura da regime, testa bassa e nessuna parola, i dirigenti e i tecnici che parlavano solo un po’ di francese, furono affabili e cordiali e cercai di accontentarli in ogni modo come quando mi chiesero un pezzo di ricambio di un mezzo agricolo Renault evidentemente introvabile da loro. Lo trovai!

Mi impressionò la pochezza dell’abbigliamento sportivo, i calzini diversi in allenamento e la richiesta, il pranzo del giorno della partita, di far cucinare per tutti una doppia e abbondante porzione di gnocchi.

La partita finì uno a zero per gli azzurrini dell’allora mister Cesare Maldini e nel novembre successivo la nazionale dell’Unione Sovietica non esisteva più, come la stessa Unione Sovietica che cessò di esistere politicamente il 26 dicembre 1991.

Nei giorni in cui scrivo è appena finito il Campionato Europeo under 21 e sta per iniziare quello delle nazionali maggiori. Vedendo l’elenco delle attuali partecipanti mi sono tornati in mente quei fatti di giusto trent’anni fa e anche quel periodo in cui le vicende della storia trasformarono la storia del calcio.  

Quando la storia bussa alla porta anche lo sport viene travolto: tra fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 la fine della guerra fredda, il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione di molti stati ex comunisti hanno ridisegnato la geografia politica e istituzionale dell’Europa trascinando con sè una serie di conseguenze epocali anche a livello calcisitico.

L’elenco delle nazionali partecipanti alla fase finale degli europei di oggi ci riaggancia a quelli di quel periodo post guerra fredda, le cui qualificazioni e fase finale in Svezia nel giugno ’92 si intrecciarono con gli eventi storici che accaddero.

Oggi troviamo due squadre come la Repubblica Ceca e la Slovacchia, prima riunite nella nazionale della Cecoslovacchia ormai in decadenza dai suoi fasti passati, che non si qualificarono per la fase finale, ma nel ’76 conquistarono il titolo continentale. Quella finale vinta ai rigori contro i soliti tedeschi resterà nella storia perchè il rigore decisivo fu battuto da Panenka col famoso cucchiaio che apparve per la prima volta sulla scena internazionale. 

La Germania che partecipa al campionato ovviamente anche quest’anno, vide all’inizio degli anni ’90 la sua riunificazione politica e anche quella calcistica.

Prima di questa data esistevano la Germania Ovest e la Germania Est o DDR. 

La divisione politica cessò il 3 ottobre 1990 ma la nazionale della DDR come uno zombie partecipò nel settembre del ’90 al sorteggio per  la qualificazione dell’Europeo del ’92 finendo, per uno scherzo dell’urna, proprio nel girone della Germania Ovest.

Il 12 settembre 1990 era in programma la prima gara di qualificazione col Belgio, ma la Germania Est pensò bene di ritirarsi e la FIFA fece disputare un’amichevole.

Il 14 novembre poi era in programma proprio la gara con la Germania Ovest, ma considerando il passaggio politico ormai compiuto, la Federazione calcistica della DDR e la sua nazionale furono sciolte e sparirono dal panorama internazionale. La Germania (senza più riferimenti a Est o Ovest) avrebbe giocato da allora mantenendo maglia e palmares della Germania Ovest.

Spostandoci più a sud nella geografia dei partecipanti dell’Europeo di oggi troviamo Croazia e Macedonia del Nord (questo il nuovo nome dopo i recenti accordi con la Grecia). Nel 1992 politicamente non erano stati indipendenti, ma erano parte della Jugoslavia che con la nazionale di calcio si era qualificata per la fase finale in Svezia. Nella primavera del 1992 però la drammaticità dei conflitti politici ed etnici che portarono alla dissoluzione della Jugoslavia obbligò la UEFA ad escluderla dalla competizione. La nazionale Jugoslava giocò la sua ultima gara il 25 marzo di quell’anno e poi sparì.

Negli annali FIFA e UEFA troveremo ancora una “Jugoslavia” che giocherà con questo nome fino al 2000, ma si tratta di quella nazionale che oggi chiamiamo Serbia e che per un periodo giocò come Repubblica Federale Jugoslava o come Serbia/Montenegro ma che non venne riconosciuta erede della Jugoslavia al contrario di quello che successe all’Unione Sovietica.

Continuando a scorrere la lista dei partecipanti dell’attuale Europeo troviamo infatti la Russia che la UEFA e la FIFA considerano anche ai fini del palmares come legittima erede della nazionale sovietica di calcio. 

Quest’ultima si qualificò per la fase finale degli europei del ’92 proprio eliminando l’Italia ma il 26 dicembre 1991 l’Unione Sovietica cessò politicamente di esistere. Dalla sua implosione nacquero diversi stati indipendenti riuniti nella Confederazione degli Stati Indipendenti che espresse una nazionale di calcio per un brevissimo periodo. 

La nazionale sovietica giocò la sua ultima partita contro Cipro il 13 novembre 1991 e la nazionale della CSI partecipò alla fase finale degli Europei in Svezia l’anno dopo, ma lasciò subito il passo alla costituzione delle singole federazioni calcistiche di ogni stato che faceva parte della Comunità.. 

Quello che ci si dimentica è che la CSI come organizzazione di collaborazione politica fra stati indipendenti esiste tutt’ora, è dominata dalla Russia che esprime così la sua sfera di influenza su molti paesi ex sovietici. Oggi le nazioni che vi aderiscono sono 9, erano di più ma nel tempo molti sono usciti per conflitti anche violenti, come accadde per esempio all’Ucraina.

L’Ucraina nel ’92 non esisteva come nazionale, oggi partecipa alla fase finale del campionato Europeo e ha innescato una piccola crisi diplomatica poichè ha inserito nella maglia da gioco i confini del proprio Stato comprensivi della Crimea e un motto sotto il colletto che inneggia all’eroismo, quel motto però era lo stesso di coloro che si sono opposti all’occupazione russa.

La Uefa è intervenuta vietando le strumentalizzazioni, il problema è che le maglie erano già state fatte così l’Ucraina ha dovuto mettere del nastro adesivo sul colletto per coprire la scritta, che comunque non era visibile, mentre il perimetro dei confini sul davanti essendo praticamente invisibile a occhio nudo è rimasto.

Interessante notare che praticamente tutte le squadre del 2021 delle nazioni al di qua della ex cortina di ferro presentino una lista di giocatori multietnica: molti immigrati e figli di immigrati provenienti da vari continenti, persino la Svizzera ha più di metà dei suoi giocatori con genitori da fuori Europa o con doppia cittadinanza. Invece nelle liste dei paesi dell’ex blocco comunista o jugoslavo non troviamo praticamente nessuno proveniente o con storia famigliare proveniente da fuori Europa.

Sembra che passino gli anni, ma che purtroppo rimangano sempre tanti motivi di conflitto.

Si spera sempre che il calcio se da un lato esprime rivalità fra nazioni possa dall’altro essere un messaggio di gioia, allegria e festa perchè i veri nemici sono altrove e si chiamano povertà, discriminazione, crisi ambientali, virus. 

Il periodo della fine della guerra fredda era di grande trasformazione come oggi dopo una pandemia ancora non sconfitta. 

Questo altro filo lega gli europei di oggi a quelli del ’92 post guerra fredda: alcuni eventi extrasportivi travolgono lo sport in un vortice inatteso, questa volta è stato un virus, l’attuale fase finale doveva essere disputata nel 2020, non è stato possibile, tutto rinviato al 2021, ma la formula itinerante è stata mantenuta.

Speriamo che l’idea di una competizione non più giocata in una o due nazioni predefinite ma diffusa in molti stati d’Europa sia il segno sempre più forte di una condivisione di intenti di cui lo sport possa essere sempre antesignano assieme al ritorno del pubblico sugli spalti ad un sorriso, ad una gioia e anche ad una lacrima.

Qualcuno può pensare che parlare di sport in un certo modo sia utopia o retorica. Io credo che lo sport, quello del gioco pulito, ha sempre la forza di rendere reali le utopie: ai famosi europei del ’92 al posto della Jugoslavia la UEFA richiamò la Danimarca i cui giocatori avevano già programmato le ferie. Ebbene, la Danimarca vinse quegli Europei, e questa non è retorica.

Tommaso Furlan è allenatore di calcio con molte esperienze in settori giovanili professionistici. E’ consulente nel mondo aziendale e sportivo con particolare cura del benessere e dell’armonia interiori. Le storie che racconta in Gioco Pulito partono tutte da esperienze personali.

tomfurlan@hotmail.it   

instagram: totalfootballplayer

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