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Gli anni d’oro del grande Real..gli anni di Castolo ed Espimas..

Settembre volge al termine e per qualunque comune mortale è tempo di bilanci: come affrontare il ritorno sui banchi di scuola, all’università, o sul posto di lavoro; una generale valutazione dell’estate appena trascorsa tra amici ed amori; progetti più o meno seri per mantenere una forma fisica accettabile durante la lunga invernata che si appresta ad iniziare.

Tutti argomenti importanti, certo; il videogiocatore calciofilo seriale, tuttavia, è una specie umana a parte e vede gli ultimi giorni del nono mese dell’anno in un solo modo, che si può facilmente riassumere in un duello: Fifa o Pes? Pes o Fifa?

A partire da alcuni anni e con l’avvento delle console di ultima generazione, il videogioco prodotto dal colosso americano targato EA Sports sembra aver surclassato (nelle vendite e secondo i giudizi di diversi utenti) lo storico prodotto dei giapponesi della Konami.

Spesso, però, anche coloro che sono ‘passati al vecchio nemico’ Fifa parlano di Pes come si fa del primo, indimenticabile, amore della propria vita; con una luce che brilla negli occhi mentre si ricordano i bei momenti vissuti insieme.

I motivi? Il principale riguarda la storica modalità ‘Master League’ in cui era (ed è a tutt’oggi in realtà) possibile partire con un club reale composto, però, da giocatori fittizi; calciatori virtuali, inesistenti, entrati, tuttavia, nell’immaginario collettivo comune e nel cuore di ogni videogiocatore che li abbia utilizzati come se si trattasse di un Totti, un Del Piero, un Maldini o uno Javier Zanetti.

Ecco allora giungere un tuffo al cuore al solo riascoltare l’undici titolare che il gioco proponeva per iniziare l’avventura e provare a tornare nel calcio dei grandi: Ivarov in porta; difesa a tre composta dal solido colosso di colore Valeny, il coriaceo Jaric e l’esperto Stremer; a centrocampo, invece, tanta corsa sulle fasce, garantita da Espimas (rigorosamente a destra) e Ximelez (mancino irremovibile dalla zona sinistra del campo), oltre alla cerniera centrale composta dall’italiano’ Dodo (nelle prime edizioni di Pes denominato Cellini e poi Celnili) e dal ‘cagnaccio’ romeno Iouga; dietro le punte, lui, l’inimitabile, unico, vero, numero dieci del mondo calcistico virtuale, Minanda; infine, la coppia d’attacco composta da Ordaz e dall’idolo di intere generazioni, treccine al vento e fiuto del gol da far impallidire ‘Super Pippo’ Inzaghi, Castolo.

Se siete ancora ben solidi sulla vostra sedia ed avete retto l’emozione per aver riascoltato i nomi di coloro che vi hanno accompagnato dal biberon alla prima fidanzata, possiamo poi riportare alla luce anche quelle ‘riserve’ (almeno secondo Pes) che però definire in tal modo fa veramente male al cuore.

Come è possibile, infatti, parlare di ‘riserva’ nei casi del colosso tedesco Libermann (ex Vorlander) o di Ceciu, entrambi preziosissimi marcatori difensivi, del folletto mancino Ruskin (un tempo Edingson), vero padrone della fascia sinistra di difesa, oppure dei centrocampisti Macco e Burchet (con un inspiegabile 90 soltanto nel campo della velocità)? Vogliamo parlare poi dei presunti panchinari Hamsun (in principio Njorgo), lungagnone norvegese che a molti ricordava il caro Kennet Andersson, ed Huylens, la classica punta esperta pronta a seminare zizzania in area di rigore avversaria nei momenti clou delle partite?

Qualunque scelta farete presso il mercato dei videogiochi calcistici quest’anno, ricordatevi comunque da dove siete (siamo) venuti tutti..perché Totti è Totti ma di Minanda ce n’è uno e neppure lui ci ha mai traditi.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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