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Gli anni 80 e lo scudetto che non ti aspetti: il Verona di Osvaldo Bagnoli

Gli anni 80 e lo scudetto che non ti aspetti: il Verona di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 85 anni Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che con il Verona ha scritto una delle storie più belle della nostra Serie A. Riviviamo la splendida cavalcata degli scaligeri verso lo Scudetto 1984-85.

 C’è poco da fare, le storie degli outsider che riescono a ribaltare il pronostico hanno grande appeal tra gli appassionati dello sport e del calcio in particolare, probabilmente anche in considerazione del peso che i soldi hanno sempre più in questa disciplina. Oltremanica, ad esempio, Brian Clough a cavallo tra gli anni 70 e 80 è entrato nella leggenda guidando il suo piccolo Nottingham Forest a vincere prima il campionato e poi due Coppe dei Campioni consecutive. Nel 1992 la favola della Danimarca, nazionale ritrovatasi all’improvviso e inaspettatamente (a causa dell’esclusione della Jugoslavia dopo l’inizio della guerra) a partecipare agli Europei di Svezia, incollò davanti ai televisori i calciofili di ogni dove fino alla finale vinta contro la Germania.

Ma anche in Italia, non troppo tempo fa, una squadra è riuscita a sovvertire i favori del pronostico e la logica dello show-business, entrando nella leggenda: è la stagione 1984/85 e a inizio campionato i tifosi italiani si chiedono chi la spunterà nell’ormai consueto duello tra Roma e Juventus: i giallorossi di Falcao, passati dalle mani di Liedholm a quelle di Eriksson, sono reduci dalla traumatica sconfitta ai rigori nella finale casalinga di Coppa dei Campioni con il Liverpool. Sarà traumatica per altre ragioni, invece, la cavalcata della Juventus di Platini verso la prima ‘Coppa dalle grandi orecchie’ della storia del club piemontese, alzata il 29 maggio nello scenario di uno stadio Heysel di Bruxelles sconvolto per la morte di 39 spettatori a causa dei disordini del prepartita. Pochi giorni prima di quella tragedia che avrebbe cambiato il modo di vivere il calcio in Europa, sul campo dello Stadio Comunale di Bergamo si conclude in trionfo una delle più belle favole regalate dalla Serie A nella sua storia: al fischio finale di Atalanta-Verona, terminata con un pareggio che laurea i veneti Campioni d’Italia, il giornalista Rai Giampiero Galeazzi intervista sul terreno di gioco l’allenatore Osvaldo Bagnoli, che risponde con una compostezza difficile da credere considerato il momento prima di venire trascinato via in trionfo dai suoi ragazzi. E’ la prima volta (e rimarrà anche l’unica) che una squadra di una città non capoluogo di regione conquista il tricolore del calcio: ed averlo fatto negli anni in cui il nostro campionato era di gran lunga il più bello e difficile del mondo, potendo tra le altre cose vantare la presenza in campo di leggende come Platini, Zico e Maradona, rende l’idea dell’impresa compiuta dall’Hellas.

La storia della squadra di Bagnoli inizia nel 1981/82, quando il neo-tecnico scaligero ottiene al primo tentativo la promozione in Serie A: la stagione successiva il Verona stupisce tutti, concludendo il campionato al quarto posto in classifica. Anno dopo anno arrivano al Bentegodi i protagonisti dell’impresa del maggio 1985: se il portierone Garella (noto anche e soprattutto per le sue parate poco ortodosse con i piedi), il libero e capitano Tricella e il talentuoso Di Gennaro hanno svolto tutta la trafila partendo dalla serie cadetta, presto li raggiungono i vari Fanna, Volpati, Briegel ed Elkjaer, che vanno a formare uno dei collettivi più efficaci di quegli anni. La stagione altalenante delle avversarie per il titolo agevola i gialloblu e al termine del campionato una città può festeggiare in un misto di orgoglio e incredulità.

Di lì a poco, per certi aspetti a pochissimo, il calcio sarebbe cambiato irrevocabilmente, rendendo sempre più difficili storie come quella di Bagnoli e i suoi uomini. E palesando il perché, quando a vincere sono i Verona o i Leicester di turno, a gioire sono tutti quelli che non credevano che con il calcio si potesse ancora sognare.

Andrea Corti
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Commenti

9 Comments

  1. Avatar

    Gab1982

    Aprile 14, 2016 at 1:23 pm

    “E’ la prima volta (e rimarrà anche l’unica) che una squadra di una città non capoluogo di regione conquista il tricolore del calcio”

    Pro Vercelli, Casale e Novese ringraziano per non essersi ricordati di loro.

    • Avatar

      Andrea Corti

      Aprile 14, 2016 at 11:23 pm

      Gentile Gab1982, si intendeva dire nell’era dei campionati a girone unico. In ogni caso la prima squadra a sfoggiare il tricolore, ovvero lo scudetto, dopo la vittoria di un campionato fu il Genoa nel 1924. Tecnicismi a parte quel che si voleva sottolineare con quella frase e’ la grande importanza della vittoria di una squadra ‘provinciale’ nell’epoca del grande calcio italiano degli anni ’80, con tutto il rispetto per i trionfi di Pro Vercelli, Casale e Novese arrivati in tutt’altro contesto.

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    Tommaso

    Aprile 14, 2016 at 3:26 pm

    Quel Verona è la dimostrazione di come si possa essere i migliori anche senza essere i più ricchi, di come la competenza prevalga sulla plusvalenza, l’organizzazione sulla televisione, i valori sui procuratori, l’umanità e la semplicità sulla presunzione e la vanità.
    Quella squadra non era da salvezza, aveva valori tecnici eccellenti, emersi negli anni precedenti e che si sarebbero confermati per tutto il decennio fino alla retrocessione del 1990 dovuta principalmente a una forte crisi societaria.
    In quell’anno l’Hellas puntava all’Europa, come dissero alcuni di quei giocatori a Galeazzi negli spogliatoi, ma andarono oltre le previsioni dimostrando di essere i più bravi e approfittando soprattutto della débacle della Juve (che centrò l’Europa solo grazie alla drammatica vittoria dell’Heysel). Merito della sinergia tra presidente, ds e allenatore che seppero condurre una campagna acquisti oculata e funzionale a ciò che serviva per migliorare la squadra, non il numero degli abbonati.
    Si dice sia irripetibile oggi una vittoria del genere. Ma non è vero. Società di seconda fascia economica, tipo Lazio o Fiorentina, potrebbero ripetere quel trionfo se solo investissero con oculatezza le loro risorse e non si lasciassero prendere dalla frenesia di voler imitare i più ricchi (Juventus, Roma) assemblando organici composti da stranieri e da calciatori di qualità oltremodo discutibile per poi affidarli ad allenatori costretti a ottenere subito risultati. Quando invece, come dimostrò quel Verona, per vincere si può aspettare anche tre anni. Anche perché poi vieni ricordato per sempre.

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    Filippo

    Aprile 14, 2016 at 4:17 pm

    Altra unicità di quel campionato, fu il sorteggio totale degli arbitri, senza alcuna designazione…

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    Alberto

    Aprile 14, 2016 at 5:48 pm

    Prendere l’ispirazione da un articolo del Guardian http://www.theguardian.com/football/the-gentleman-ultra/2016/apr/11/hellas-verona-serie-a-miracle-season-leicester-city e’ legittimo. Non citarlo un po’ meno…

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      Andrea Corti

      Aprile 14, 2016 at 11:29 pm

      Gentile Alberto, sebbene il Guardian sia senz’altro una fonte autorevole le assicuro che non avevo bisogno dell’ispirazione di un altro articolo per accostare la storia del Leicester di Ranieri a quella del Verona di Bagnoli: il paragone per un appassionato di calcio e’ praticamente automatico! Grazie comunque per l’attenzione,
      Andrea Corti

  5. Avatar

    giovanni novelli

    Aprile 15, 2016 at 7:47 am

    la causa originaria di quella vittoria
    (e Toro 2°)
    fu il sorteggio integrale degli arbitri,
    senza ‘manipolazioni’

    visti i risultati di quel campionato,
    tale procedura fu immediatamente abolita
    e si ritornò alla solita MAFIA

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    fabrizio

    Aprile 15, 2016 at 10:17 am

    E’ stato l ‘unico anno che guarda caso gli arbitri venivano sorteggiati al cento per cento , meditate gente meditate

  7. Avatar

    Domenico

    Aprile 15, 2016 at 11:46 pm

    L’anno in cui il Verona vinse lo scudetto non c’era il sorteggio integrale: Si tratta di una bufala che si alimenta da sola: Su internet si trovano i quotidiani del tempo che spiegano come c’erano le fasce, quasi identiche alle griglie del campionato 2004/2005.
    La verità un pò noiosa è che quando una squadra è più forte delle altre vince a prescindere dagli arbitri.

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