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Giovanni Simeone: Non chiamatemi Cholito

Giovanni Pablo Simeone è un predestinato.

Portarsi nello zaino 2/3 del nome paterno, quel così famoso e tanto temuto Diego, non dove essere stato facile, fatto sta che il giovane classe ’95 ha bussato alle porte della Serie A con la testa alta e le idee piuttosto chiare: i gol contro Pescara e Bologna docent.

Entrato a far parte delle giovanili del River Plate nel 2008 – proprio mentre il padre si sedeva in panchina al Monumentàl, restando tuttavia in carica soltanto per dieci mesi -, il giovane Simeone ha faticato non poco a mettersi in mostra fra i tanti gioielli di cui possono disporre i milionàrios. Ogni leva corrisponde a milioni di plusvalenze e dozzine di talenti: ne è un esempio lampante il giovane Boyé, ora in forza al Torino, mentre per la difesa basti pensare a Mammana del Lione. Ci sono poi i tanti ‘salvatori della patria’, come Lucas Alario, che restano in maglia biancorossa sperando di portare a casa il Superclàsico di Buenos Aires, magari proprio nella tana del nemico, dentro la Bombonera.

Giovanni Pablo però non ha scelto nulla di tutto questo e, dopo un anno in prestito al Banfield da protagonista con 12 reti stagionali, si è visto recapitare un’offerta tanto interessante quanto propizia dal nuovo Genoa di Ivan Juric, che non ha mai nascosto la stima nei suoi confronti fin dal primo pallone toccato con timore al Ferraris.

La parola “cholo” non vuole indicare altro se non un particolare incrocio di razze capace di mettere insieme qualità e quantità, caratteristiche tipiche del padre. È principalmente questo il motivo per cui molti giornalisti hanno etichettato il giovane argentino come ‘Cholito’, nomignolo da cui lui stesso ha cercato di rifuggire.

“Voglio essere soltanto Giovanni Simeone, niente di più” è il manifesto del 22enne argentino, che non vuole venire chiamato così ma sa che capiterà per un bel po’. Perlomeno finché non spiccherà il volo, dimostrando al mondo intero come l’allievo possa superare il maestro, tanto nella vita quanto nel mondo dello sport.

“Al Genoa Milito ha fatto molto bene, sarebbe bello fare come lui” ha rivelato recentemente proprio Simeone Jr., un biglietto da visita non da poco per presentarsi a una nuova città come Genova. Un crogiolo di pareri, emozioni e ‘caruggi’ che rendono la vita di ogni attaccante un vero e proprio saliscendi di emozioni.

I paragoni con il padre, il vincente allenatore dell’Atletico Madrid a cui in parte si ispira proprio il Grifone delle prime giornate, è normale e scontato per un figlio d’arte.

Si tratta solamente di ‘passaggi e passaggi di tempo’ direbbe forse Fabrizio de Andrè, ma cambiando l’ordine degli addendi la sostanza non cambia: Giovanni Pablo Simeone vuole darsi da fare e provarci da solo, sarà eternamente debitore al padre ma vuole essere ricordato per le sue gesta. Niente di più, niente di meno, niente ‘cholito’ e niente ‘figlio di papà’.

Redazione
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